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Interviste scrittori

La pioggia cade sulla solitaria verdura con un crepitio che dura...

Dalla finestra di camera mia si vede la pioggia. Più o meno nella maggior parte degli scrittori contemporanei, pur nelle diverse forme e intensità, si nota una sorta di povertà contestuale del termine pioggia, se non a volte addirittura un semplicistico inserimento senza arte né parte.
Il senso di pioggia non sviluppato nel testo è come un fiore senza il suo profumo.

Nel momento in cui si decide di consegnare un’immagine piovosa, non sarebbe fuori luogo descriverla con trasporto, fornendo dettagli preziosi. Pertanto la descrizione assume un significato centrale, è non soltanto un accessorio da risolvere con celerità (tanto ci interessa dire che piove, non altro, pensano i più), bensì, lasciando stare che sempre è un’accortezza delicata la resa climatica, un passaggio che consegna sensazioni, le quali possono trasportare la mente del lettore da un contesto ad un altro con armonia, senza cesure emotive dissonanti.

Ma biasimo di certo non minore, e talvolta più grave, meritano coloro i quali non si curano affatto del clima in un testo, quasi la vita dei personaggi potesse evolvere senza il sole, il vento, i cirri estivi o la pioggia appunto. Donde consegue la povertà contestuale cui accennavo sopra, e perciò la mancanza di sostanza climatica che prelude spesso a una grossolanità narrativa in altri settori del testo, al pari d’un respiro cortissimo durante una corsa, quando invece altri, allenati con sforzo da tempo, procedono con passo svelto, scevri di grandi difficoltà polmonari.

Lo sviluppo d’una immagine piovosa si cerca e si ritrova soltanto nelle associazioni feconde, nell’accostamento di visioni, nel coinvolgimento dei sensi, anche delle semplici gocce che cadono dal cielo risplendono se poste con profondità in un testo.
Come è la pioggia? Intensa, leggera o malinconicamente noiosa nella sua caduta? E le nuvole che sovrastano sono cupe, dense, fosche, unite in un unico corpo o separate? Sta piovendo, ha piovuto per giorni o qualche minuto, o si teme un acquazzone? E piove sulla verticale o il vento fa emergere percorsi diversi?

È probabile che si sia provato un qualche tipo di smarrimento, se non di stupore, nel considerare per la prima volta la ricchezza di contesti descrittivi insiti nella pioggia. Bene sarebbe annotare immagini, parole, sensazioni, associazioni, per non dimenticare, per non risultare uggiosi e modesti nella creatività climatica.
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