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To cult – Libreria Fontana

Libreria Fontana, Santa maradona, Torino[La Donna Blu, blu per via del trittico occhiali smalto e borsa, arrivata in città alla stazione Porta Nuova, persa nel circolo magico della cultura libraria che trapassa in quella cinematografica, seduta poi tra il pubblico del Premio Calvino, rientra il albergo e accende la tv. Stanno dando questo.]

Bart: «Calma un attimo, mi scusi. Deve sapere che il libro di James Redfield, La profezia di Celestino è un libretto new age del cazzo e noi qui i libretti new age del cazzo non li abbiamo.»

Andrea Straniero: «È vero. Mai avuti.»

Bart: «Ha sentito il collega? Invece La compagnia dei celestini è un best seller e noi qui i best seller non ce li abbiamo. Abbiamo solo libri di qualità, è chiaro?»

dal film Santa Maradona

Invece eccolo, La profezia di Celestino («Corbaccio?» «Corbaccio»), tra libri di psicologia, qualcuno di Macro Edizioni (l’irraggiungibile: La cura di tutte le malattie, di Hulda Regehr Clark) e, poco più in là, alcuni titoli di cucina, nella terza sala della libreria Fontana di Torino.

È la libreria dove venne girata una scena storica del film Santa Maradona di Marco Ponti, il piccolo culto che ha unito cinefili e affezionati. «Il più bel film brutto», è stato definito, dove per film brutti si intendono quelli non propriamente impegnati, poco autoriali. Anche se.

Anche se, a vederlo oggi, Santa Maradona appare come l’ultima narrazione – straordinariamente ironica e paradossale – di un’Italia che rimpiangiamo, in cui la lotta al precariato era limitata all’ambito umanistico e chi non lavorava, almeno in certe zone, sicuramente a Torino, era un semplice fancazzista.

Alla cassa c’è una donna con i capelli chiari. Giovane: forse troppo, forse non abbastanza. La Donna Blu chiede: «Lei c’era quando hanno girato Santa Maradona?».

La libraia risponde: «Sì».

Fossimo a Roma, la domanda sarebbe bastata a farsi raccontare tutto di quel giorno, comprese le vite degli spazzini che si erano fermati incuriositi.

A Napoli, probabilmente un’intera parete sarebbe dedicata a fotografie con attori, frasi, ricordi di lettori e spettatori.

A Torino, invece, la libraia abbassa gli occhi e si mette a fare qualcosa.

La Donna Blu percorre il tavolo a forma di S che «suggerisce al visitatore un percorso ideale attraverso le principali novità editoriali». Il virgolettato lo dice il sito. Su alcuni libri ci sono dei post-it.

«I lettori lasciano commenti?», chiede la Donna Blu, alzando lievemente la voce perché la libraia è fissa alla cassa.

«Sì, chi vuole scrive qualcosa».

Libreria Fontana, Santa maradona, TorinoSu Quel treno per Baghdad, Autori Vari, Neri Pozza, il post-it dice: «Un appassionante libro di racconti di viaggio e di curiosità per gli amanti dei treni come me». La scritta è in stampatello, la firma in corsivo, il lettore dovrebbe chiamarsi Marco. O Mario.

«Come mai scelsero proprio questa libreria?»

«Perché Marco Ponti conosceva la proprietaria, era cliente»

«Quando durarono le riprese?»

«Un giorno. Ricordo che tenemmo chiuso un lunedì»

Sul tavolino, in un angolo, sono sistemati i libri finalisti del Premio Bottari Lattes Grinzane, che nel nome ricorda le ceneri da cui è nato, il Premio Grinzane Cavour che i suoi anni di gloria pure li ebbe. Essi sono: L’arte di vivere in difesa (Chad Harbach, Rizzoli), Limbo (Melania Mazzucco, Einaudi), L'amore graffia il mondo (Ugo Riccarelli, Mondadori) e Quel che resta della vita (Zeruya Shalev, Feltrinelli). Tra i finalisti anche Limonov (Emmanuel Carrère, Adelphi), mentre L’ingegnere blu (Alberto Arbasino, Adelphi) è lì con gli altri, come vincitore di un’altra sezione del Premio.

«Era il 2001, vero?»

«Mmm…sì, forse 2001. Non so, non ricordo»

«Sì, perché c’è quell’altra scena, a Juve Atalanta, ricorda?»

La libraia adesso sorride, anzi ride.

«Guardi, non so. Io e il calcio siamo due mondi…»

«Intendevo: Juve Atalanta, l’ultima di campionato, può essere il 2001 o il 2002»

«Non so, mi dispiace»

Diviene eccentrica: «Ma lei…sa di calcio?»

«Storia lunga», che la libraia non ha alcuna intenzione di ascoltare, giacché abbassa di nuovo subito lo sguardo.

La Donna Blu è in libreria da una ventina di minuti e ha sensazioni positive, sebbene non ne comprenda consapevolmente l’origine. In sottofondo c’è buona musica, certo. La libraia non ha alcuna voglia di parlare, o il discorso non le interessa, o ha il figlio con l’influenza, ma non è scortese. Ha sfogliato il libro di Paolo Sorrentino e Umberto Contarello, appena uscito per Skira, la sceneggiatura del capolavoro La grande bellezza che ha ammirato poche sere prima al cinema Ambrosio. Basta questo per farla stare così bene?

Quando si accorge che lo Strade Blu di Matteo Renzi, Oltre la rottamazione, se ne sta in disparte al basso, lontano dagli occhi e disagevole al tocco, ha l’illuminazione: in libreria già da venti minuti, non si è ancora imbattuta in Roberto Saviano. Nessuna gigantografia, nessuno ZeroZeroZero, nulla di quel nero tenebra che da settimane troneggia in tutte le librerie commerciali.

Noi qui i best seller non ce li abbiamo, chiaro?

La Donna Blu è alla cassa, è ora di uscire.

Ha acquistato la sceneggiatura di La grande bellezza.

«Li avete, La compagnia dei celestini e La profezia di Celestino

La libraia, di nuovo, sorride.

«Sì, quelli li teniamo»

«Vengono apposta a chiedervelo?»

«Mmm, sì, qualcuno ogni tanto»

Nell’autunno del 2008 Marco Ponti disse che ancora riceveva due o tre mail al giorno, tutti i giorni, riguardo a Santa Maradona, ed erano passati sette anni. Il film è del 2001. La libreria è uguale ad allora. Nel tempo in cui la Donna Blu ha girato per il tavolo a S (le è erroneamente parso più un otto allungato, l’infinito), si è succeduta una clientela che si direbbe selezionata, da libreria come erano le librerie quando non c’erano i grandi commerci.

Della donna del film rimbrottata da Bart, tuttavia, purtroppo, nessuna traccia.

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