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Yuval Noah Harari e i suoi consigli a uno studente universitario

Yuval Noah Harari e i suoi consigli a uno studente universitarioYuval Noah Harari, l’autore di due best seller come Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità e Homo Deus: breve storia del futuro (entrambi editi da Bompiani) è stato di recente intervistato, insieme a una serie di persone di successo nei più svariati ambiti, da Timothy Ferris, che ha poi raccolto le loro risposte in La tribù dei Maestri. Consigli e strategie dai grandi che ce l’hanno fatta per una vita piena di successi, da poco pubblicato in Italia da Cairo editore nella traduzione di Nello Giuliano.

 

In particolare, tra le domande poste da Ferris ad Harari spicca una molto interessante:

Che consiglio daresti a uno studente universitario in gamba e motivato che sta per gettarsi nel «mondo reale»? E quale consiglio dovrebbe invece ignorare?

 

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La risposta di Harari tocca alcuni punti fondamentali a partire fin dall’incipit:

Nessuno ha idea di come saranno il mondo e il mercato del lavoro nel 2040, dunque nessuno sa di preciso cosa vada insegnato oggi ai giovani. Di conseguenza, è probabile che gran parte di ciò che stai imparando a scuola sarà irrilevante quando avrai quarant’anni…

 

Il vincitore per due anni del Polonsky Prize foe Creativity and Originality introduce poi il suo consiglio fondamentale:

Il miglior consiglio che posso dare è di concentrarsi sulla resistenza personale e sull’intelligenza emotiva.

Yuval Noah Harari e i suoi consigli a uno studente universitario

Perché proprio su questi due punti? E qui Harari tocca alcuni aspetti chiave anticipando che a partire dal 2040:

l’unico metodo che consentirà agli uomini di restare in gioco sarà continuare a imparare per tutta la vita e reinventarsi di continuo. Il mondo del 2040 sarà molto diverso da quello di oggi, e molto più frenetico. È probabile che il ritmo del cambiamento acceleri ancora di più. Quindi le persone dovranno sviluppare l’abilità di imparare sempre e di reinventarsi più e più volte, perfino a sessant’anni.

 

Ecco dunque il secondo consiglio di Harari:

Se cerchi di aggrapparti a un’identità stabile, a un lavoro fisso, a una concezione del mondo, resterai indietro e il mondo ti sfilerà accanto. Per questo le persone dovranno sviluppare una resistenza estrema e un equilibrio emotivo che consenta loro di navigare in questa tempesta infinita e di gestire livelli elevatissimi di stress.

Yuval Noah Harari e i suoi consigli a uno studente universitario

Tutto questo comporta però delle conseguenze, su alcune delle quali Harari si sofferma esplicitamente nella sua risposta:

Quindi non fidarti troppo degli adulti. In passato se ci si fidava degli adulti non si sbagliava quasi mai, perché loro conoscevano bene il mondo e il mondo cambiava lentamente. Il Ventunesimo secolo, però, sarà diverso. Qualsiasi nozione appresa dagli adulti a proposito di economia, politica o relazioni potrebbe essere superata. Allo stesso modo, non fidarti troppo della tecnologia. Devi essere tu a sfruttarla, anziché farti sfruttare da lei. Se non fai attenzione, la tecnologia comincerà a decidere i tuoi obiettivi e diventerai schiavo delle sue esigenze.

 

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Si torna infine al consiglio più vecchio del mondo che, secondo Harari, non solo resta valido ma è l’unico che potrebbe davvero funzionare:

L’unica scelta possibile, dunque, è sforzarsi di conoscere se stessi al meglio. Sappi chi sei e cosa desideri dalla vita. Certo, è il consiglio più vecchio della storia: conosci te stesso. Eppure non è mai stato importante quanto nel Ventunesimo secolo. Perché adesso hai dei concorrenti, Google, Facebook, Amazon, il governo, sfruttano dati e machine learning per conoscerti in modo sempre più approfondito. Non viviamo più nell’era delle violazioni informatiche, ma in quella delle violazioni degli esseri umani. Quando le multinazionali e i governi ti conosceranno meglio di quanto tu conosca te stesso, potranno controllarti e manipolarti senza che te ne accorga. Quindi, se vuoi restare in gioco, devi correre più veloce di Google. Buona fortuna!

 

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Per la prima foto, copyright: Gregory Hayes su Unsplash.

Per la seconda foto, la fonte è qui.

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