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“Wild cards vol.1: l’origine” a cura di George R.R. Martin

George R. R. Martin, Wild Cards, L'origineDa qualche settimana è online il trailer della tanto agognata quarta serie de Il trono di spade. George R.R. Martin ha sdoganato il fantasy come solo Il signore degli anelli era riuscito a fare fino ad oggi. I social sono letteralmente invasi da meme e vignette che riguardano i peculiari personaggi di questa nuova saga.

Pochi sanno, però, che Martin ha esordito con storie fantascientifiche pubblicate anche all’interno della celebre, e ormai cult, collana Urania. Ogni lettore appassionato del genere ha posato almeno una volta i suoi occhi curiosi su di un albo di questa raccolta di racconti e romanzi di fantascienza che ha segnato per sempre la storia della fantascienza nel nostro paese, proponendo Asimov, Dick e Clarke, fra gli altri.

In particolare, nel numero 815, uscito il 22 dicembre del 1979 qui in Italia, troviamo un George R.R. Martin ventiseienne che scrive un racconto brevissimo intitolato FTL (sigla per “faster than light”) in cui, con grande nichilismo, getta un’ombra sulla speranza dell’umanità nelle nuove tecnologie. Nel 1987, invece, usciva il primo di dodici volumi di racconti scritti da una sorta di collettivo di autori coordinato da Martin e da Melinda Snodgrass. La storia alla base è unica, ma le prospettive dalle quali la seguiamo sono diverse per ogni autore che si appresta a raccontarci un pezzo del mosaico.

La trama è semplice, i risvolti complessi. Un alieno, geneticamente identico agli umani, arriva sulla terra nel 1946 e infetta, non di proposito, il mondo con un virus che ha il 90% di possibilità di uccidere. La restante percentuale ha quattro possibilità di uscirne vivo trasformandosi in:

 

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  • Asso, e quindi acquisire dei superpoteri;

  • Deuce o due, una persona con poteri sostanzialmente inutili (far levitare una monetina, o farsi crescere i capelli a piacimento);

  • Joker, uomini e donne mutati o che soffrono di una condizione debilitante, spesso hanno malformazioni fisiche ma non è detto che non posseggano anche dei poteri;

  • Nats, esseri umani che sono rimasti tali, nessun potere, nessuna malformazione.

 

George R. R. MartinChi ama i fumetti e le storie di supereroi americani e conosce un minimo della loro storia, rimarrà piacevolmente sorpreso di come spesso vengono mescolate dinamiche reali che hanno riguardato il mondo dei comics (processi, comics code authority, stereotipazione) e cliché a cui anche i lettori meno assidui sono abituati. La sensazione che questo primo volume (tutti i racconti sono raccolti da Mondadori in tre libri), che tratta delle origini dei protagonisti e dei loro primi passi nel nuovo mondo, è la stessa che mi lascia una graphic novel o un fumetto con una sceneggiatura matura. Tutti questi autori hanno profetizzato quelle che sarebbero state le novità inserite, soprattutto dalla Marvel Comics, nei decenni successivi. Quando nel 1971 veniva bocciata una storia dell’Uomo Ragno perché conteneva una persona che faceva uso di stupefacenti, nel 1983 nasceva nella testa di questi scrittori una saga in cui sesso, droghe, ghetti, violenza, serial killer, sono sdoganati e rappresentano quel piccolo passo nell’evoluzione delle storie che trattavano di uomini dai poteri sovrumani.

Entrando nello specifico, tutti i racconti proposti sono molto interessanti e piacevoli, anche se tendono ad essere piuttosto prolissi nelle descrizioni di eventi apparentemente slegati tra di loro, o di secondaria importanza. Capita, in qualche racconto, di non capire dove si voglia arrivare con quel personaggio, narrando una vicenda che tutto sommato lascia il tempo che trova. Conoscendo i lavori di Martin, però, mi viene da pensare che, anche i capitoli che non vedevo l'ora che finissero, siano utili alla costruzione di una realtà, con regole ben definite, con eroi umani che hanno limiti, paure e ossessioni.

Consigliatissimo per tutti i nostalgici dei fumetti anni ’80 di Alan Moore.

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