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“Voglio vivere una volta sola” di Francesco Carofiglio: raccontare per continuare a vivere

Francesco Carofiglio, Voglio vivere una volta solaL’ultimo lavoro di Francesco Carofiglio, Voglio vivere una volta sola, è un libro particolare e allo stesso tempo molto interessante per la sua struttura e per quello che narra. La protagonista è una ragazzina di nome Violette che racconta la vita della sua famiglia. Fin qui nulla di strano, se non fosse per il fatto che la nostra piccola narratrice in realtà non esiste, o meglio si definisce una figlia tanto desiderata, ma mai nata. Emma e Leonard hanno sì due bambini, Jean e Augustin, ma sono due maschi; la piccola Violette è e rimane un sogno. Violette è presente per noi lettori con la sua funzione di guida nei meandri della famiglia di appartenenza, ma non esiste come presenza concreta per i genitori e i fratelli ai quali lei parla sempre. Il gioco tra presenza-assenza del personaggio creato da Carofiglio è importante perché la ragazzina, nelle tre parti un cui è suddiviso il romanzo, vivrà una vita da spettatrice in perenne bilico tra sogno e realtà,alle prese con letrasformazioni della sua famiglia.

I giorni vissuti dalla bambina protagonista del romanzo di Carofiglio, edito da Piemme, trascorrono tra passeggiate, giochi, chiacchiere e incontri. Violette parla e pensa a voce alta, ma i gesti condivisi assieme ai suoi famigliari sono sempre sul confine tra certezza e casualità, nel senso che la ragazzina riceve risposte alle sue sollecitazioni, ma i suoi interlocutori agiscono non tanto perché l’hanno ascoltata ma quasi per una sorta di suggestione occulta. Chi legge si trova in una situazione spiazzante, perché si domanda se quelle carezze accennate al capo di Violette dalla madre Emma, quelle azioni compiute da Jean e Augustin siano davvero frutto della percezione di Violette o pura accidentalità. Questo effetto straniante è causato dal fatto che la stessa protagonista è convinta di essere reale e di esistere accanto a chi ama. Il modo attraverso il quale Carofiglio ci fa capire che la bambina è immaginaria si manifesta nelle parti in cui Violette stessa dice a noi lettori cosa fa. Per esempio la notte, quando tutti dormono, lei rimane sveglia passando in rassegna la sua amata casa, osservando attentamente i parenti che riposano e scrutando le migliaia di libri dei genitori. Al mattino Violette, la figlia e la sorella “desiderata” e “inventata”pensa, parla, fornisce consigli e per uno strano scherzo del destino chi le sta attorno anche se non la vede, agisce in modo empatico, come se percepisse la sua presenza.

In Voglio vivere una volta sola il tempo narrativo scorre veloce, come fluiscono in una rapida rassegna i diversi luoghi dove la bimba vive: Roma, Parigi e un piccolo centro della Bretagna chiamato Plouzané; il tutto grazie anche a un linguaggio fluido, essenziale che non si perde in fronzoli descrittivi. Ciò che colpisce è che il passare dei luoghi e del tempo porta i genitori di Violette a invecchiare e a riconsiderare in modo completo la loro relazione. Jean il “duro” e Augustine il “distratto” (da piccolo non esita a ingoiare, come se nulla fosse, una vite) diventano giovani uomini alla ricerca di loro stessi nel mondo.

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Francesco CarofiglioViolette, da buona “ragazza ottimista”, come lei ama definirsi, resta invece uguale a se stessa. Non invecchia, non cambia è sempre la bambina mai nata e tanto desiderata che assisterà impotente allo sgretolarsi di quella famiglia perfetta che aveva sempre creduto di avere. La giovane, fin dalla prima pagina, raccoglie le confidenze, le piccole gioie e le insicurezze di chi la circonda. A un certo punto, quando i membri della sua famiglia perderanno per sempre quel velo di innocenza e ingenuità che li ammanta nella prima parte del romanzo, Violette si troverà a scoprire una serie di tradimenti, di verità dolorose e mai confessate che cambieranno per sempre il suo mondo e quello delle persone che ha sempre amato.

Come in L’estate del cane nero, Wok e La casa nel bosco, scritto assieme al fratello Gianrico, Francesco Carofiglio ha scelto per protagonista un personaggio che appartiene al mondo dell’infanziae che da questo status esistenziale non riesce mai a uscire in modo completo, proprio perché Violette è una persona in equilibrio precario tra fantasia e realtà, tra l’essere e il non essere. Con questa storia l’autore pone il lettore nella posizione della protagonista facendolo diventare uno spettatoreche percepisce il mondo attraverso gli occhi e le sensazioni di lei. L’osservare il mondo dall’esterno, senza poter intervenire in modo incisivo, mette Violette in una condizione di impotenza, come se lei fosse una sorta di voce universale di tutti coloro che sono indifesi e impossibilitati a far sentire il loro richiamo. Violette sa che potrebbe scomparire, ma ha in sé una speranza che la porta ad affermare: «Smetterò di esistere quando l’ultimo di loro smetterà di pensarmi. Quando si saranno definitivamente dimenticati di me, io non ci sarò più». Per continuare a esserci, la protagonista dimostra di avere una solida fiducia nei suoi familiari e nel ricordo che loro hanno di lei, nonostante gli eventi della vita le faranno ben capire quanto il tempo e le esperienze possano cambiare per sempre le persone.

Violette dimostra di voler continuare a esistere e non lo fa solo affidandosi al ricordo altrui, ma segue alla lettera un consiglio, o meglio un monito della madre Emma. Decide di non essere mai triste e di raccontare, perché sarà solo attraverso il racconto che lei continuerà a vivere nella mente e nei cuori di chi leggerà e ascolterà la sua storia in Voglio vivere una volta sola di Francesco Carofiglio.

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