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Viviamo in un mondo di ricatti? Intervista a Claudia De Lillo

Viviamo in un mondo di ricatti? Intervista a Claudia De LilloIl nuovo appuntamento con Nina è altrettanto coinvolgente quanto il primo. Se possibile, anche di più. La troviamo alle prese con l’idea di stabilità, quella professionale e non solo, e le sue conseguenze. Uscito per Mondadori, il nuovo appuntamento con la Nina di Claudia De Lillo si intitola Ricatti ed è un viaggio ai confini del mondo buonista e benpensante. Si esplorano le zone selvagge, scomode e sconosciute del mondo delle escort, ma anche del precariato reso esotico attraverso inglesismi e del suo opposto, quello del contratto a tempo indeterminato.

Lo stile è scorrevole, Nina è un’amica le cui confidenze non riesci a smettere di ascoltare. Sogni, ti arrabbi, speri, ti indigni, ragioni con lei e insieme a lei. È un incontro dal quale nasce un bel tango di riflessioni.

La Gig Economy, i generi fluidi, le escort sono solo alcuni dei temi che Claudia De Lillo tocca nel suo romanzo e che abbiamo approfondito in occasione dell’uscita di Ricatti.

 

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Nina, parlando con Ada, sostiene di preferirsi altro, ma non schiava della Gig Economy. Di cosa si tratta? Quanto è diffusa in Italia la Gig Economy, secondo lei, e con quali conseguenze?

La cosiddetta Gig economy è l’economia dei lavoretti. Quella che lusinga e intrappola molti precari: autisti di Uber, fattorini in bicicletta, micro-imprenditori di se stessi al servizio delle app, lavorano a richiesta senza alcuna garanzia né sicurezza. In Italia la Gig economy non è dilagante come negli Stati Uniti ma sta prendendo piede perché ai datori di lavoro conviene e perché molte persone sono disposte a tutto pur di avere un impiego. Questo rende fragili i lavoratori, li divide in garantiti e non garantiti e ha ripercussioni pesantissime sulla società tutta, fatta di donne e uomini senza certezze e impossibilitati a pianificare il futuro.

Viviamo in un mondo di ricatti? Intervista a Claudia De Lillo

I giovani e i generi fluidi, così diversi dalle generazioni passate: è un dettaglio che sorprende in modo particolare per la reazione del nonno. Forse è segno che il mondo non ci tiene più così tanto a incasellare gli esseri in categorie ben definite o non dobbiamo illuderci perché il nonno è solo un’eccezione?

L’eccezione è rappresentata dagli adolescenti di questa generazione che vivono l’orientamento sessuale e l’identità di genere con molta più disinvoltura, consapevolezza e libertà che in passato. La generazione dei nonni non sempre è pronta a una visione liberata e fluida. Tuttavia spesso la diffidenza per il diverso è frutto di ignoranza e di estraneità. Nel momento in cui la diversità abita sotto il proprio tetto, i pregiudizi lasciano il posto all’affetto. Non è un fenomeno generazionale ma squisitamente privato e familiare.

 

Ci sono donne che «preservano i maschi dai problemi e dai casini, come una specie protetta». Si chiede Nina: perché dobbiamo farci carico di tutto da sole? È uno sfogo, quello di Nina, ma rispecchia un atteggiamento diffuso. Come si spezza questo incantesimo, secondo lei? Di cosa hanno paura le donne che scelgono di preservare i maschi dai problemi?

Credo sia un problema di stereotipi di genere appiccicati addosso alle donne ma anche agli uomini, difficili da estirpare. Le donne sono state educate a essere accudenti e accoglienti. Questo è il loro ruolo tradizionale nella famiglia e nella società. È una condanna imposta dalla cultura e introiettata nei singoli. L’incantesimo si spezza solo educando generazioni nuove di bambine e bambini alla libertà di essere come si vuole, di somigliare solo a se stessi e non ai modelli che vengono imposti.

Viviamo in un mondo di ricatti? Intervista a Claudia De Lillo

Ci sono tante forme di ricatto nel romanzo, alcune sono molto sottili. Penso alla madre di Nina, al rapporto che ha con suo marito, con la malattia di lui e il bisogno di uno spazio proprio dove coltivare una qualche forma di passione. Quanto è d’accordo con il fatto che l’amore è una forma di ricatto?

L’amore in sé non è una forma di ricatto. Così come i social media non sono ricettacoli di odiatori. L’amore può essere usato in tanti modi: per migliorarci, per essere felici ma anche per condannarci all’infelicità. Sono le persone a scegliere. Potenzialmente ogni legame può essere trasformato in ricatto, basta volerlo e accettarlo.

 

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Con l’avventura di Nina, il lettore si ritrova a riflettere anche su un tema molto particolare e ancora fin troppo poco trattato. Scopriamo il mondo delle escort e posizioni e storie molto diverse tra loro. Come mai ha scelto di trattare questo argomento? Cosa non si sa di questo mondo sommerso o quali luoghi comuni sarebbero da rivedere?

Volevo affrontare una zona grigia. Mi interessava raccontare la molteplicità di punti di vista in un mondo in cui in apparenza c’è un bianco e un nero. Il mondo delle escort è alieno, lontano dalle nostre vite e per questo estraneo o ostile. Ho cercato di guardarlo con gli occhi di chi lo abita allo scopo di scardinare, anche con me stessa, alcuni pregiudizi. Per preparami alla scrittura di Ricatti, ho letto e ascoltato molte testimonianze di escort, donne che hanno consapevolmente e volontariamente scelto di prostituirsi. E spesso le loro posizioni ribaltano i preconcetti sulla legalizzazione, sullo sfruttamento, sui diritti delle donne. Alla fine di questo viaggio non sono giunta a convinzioni incrollabili ma ho riflettuto moltissimo sul tema e forse un libro serve soprattutto a pensare.


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Per la prima foto, copyright: Martino Pietropoli su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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