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Vincere l’anoressia. “Come un clown” di Simona Giordano

Vincere l’anoressia. “Come un clown” di Simona GiordanoCome un clown, pubblicato da Les Flâneurs Edizioni, segna l’esordio, nel mondo della letteratura, di Simona Giordano, dottore di ricerca in Geografia Economica.

Il libro scandaglia uno dei mali degli ultimi anni che colpisce soprattutto le giovani donne: i disturbi del comportamento alimentare, in particolar modo l’anoressia. La potenza comunicativa di quest’opera è, però, l’accorpamento che l’autrice mette in atto: Simona Giordano bscandisce il ritmo della narrazione incorporando al fluire delle pagine che scorrono alcune testimonianze fotografiche, opere di Simona Ghizzoni. Il fulcro è una sorta di memoriale in cui l’autrice ripercorre i frammenti di vita vissuta accanto a una malattia invisibile che la stava trascinando negli abissi.

 

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Ma non è solo il racconto della parte oscura di questa patologia che si va a insinuare nelle pieghe inconsce dell’animo e della mente: è anche un testo che vuole narrare una vittoria, un riscatto. Un’esistenza che piano piano, in modo flebile, si stava spegnendo e dissipando: ma l’amore, i valori, e gli auspici di una vita migliore dopo la vittoria di questa oscura malattia hanno portato l’autrice a riscoprire in se stessa una forza d’animo sulla quale contare e aggrapparsi.

Una storia realmente accaduta, una tematica che accomuna molte persone: una testimonianza che narra come si può lottare e anche sconfiggere un disturbo così invisibile all’occhio umano, eppure con una potenza così grande. Un libro che spiega gran parte di un’esistenza caratterizzata da battaglie interiori ed esteriori; venticinque anni di sopportazioni, lotte, battaglie contro un disturbo alimentare. Tuttavia, un racconto corredato da un’emozionante e toccante testimonianza fotografica per sottolinearne la potenza comunicativa e abbinare, in un circuito e un turbinio di emotività, parole, pensieri, immagini e realismo.

Attraverso la purezza dei sentimenti come l’amicizia, l’amore, la famiglia e i valori essenziali, la scrittrice si aggrappa alla limpidezza di queste emozioni sognando una vita felice, migliore. Con forza d’animo guarda in faccia una forza estranea che, dall’interno, lentamente ma con costanza, provava a spegnerla; tuttavia, non ci riuscirà. La resilienza dimostrata nella lotta contro qualcosa all’interno di se stessa la porta alla riscoperta di una tenacia morale che si fortifica ancor di più nell’auspicio di una vita diversa da quella che, fino a quel momento, le era stata inferta: il lettore, fra le pagine, è facile che parteggi per la protagonista non per partito preso ma per la potenza che la figura dell’autrice fa trasparire dal testo. Quest’ultima non si limita a canalizzare la patologia in una fredda e impropria anamnesi clinica in cui etichetta la malattia con un nome per provare a stare meglio. Simona Giordanoprocede ad un’anamnesi clinica di se stessa, sfidando quel velo posto sopra il suo volto: è lei che è investita da questa patologia subdola. Guarda in faccia la malattia oltre la lente fotografica e attesta e conferma che quel volto che ha il coraggio di guardare senza filtri è proprio il suo. Ne traspare il coraggio di una presa di posizione non facile da mantenere e prendere in certi contesti: l’autrice si accorge della percezione che ha di se stessa. Un modo di percepirsi fragile, indifesa, senza barriere difensive.

Vincere l’anoressia. “Come un clown” di Simona Giordano

 

È proprio in quel momento, quando sembra che il baratro della vita che le è toccata stia sprofondando nell’oscura terra infernale, che l’autrice è pervasa dalla forza interiore e decide di cambiare la sua esistenza restituendo alla vita tutte le peculiarità e le sfumature della stessa: i dolci ricordi di un’infanzia dorata, le gioie percepite così come le amarezze, le illusioni, le delusioni, le porzioni di tempo che hanno arrecato anche pianti impetuosi o teneri e soffocati, come quelli che ricordano gli amori naufragati di un tempo che fu. Insomma, un obiettivo reale e concreto: il ripristino di un’esistenza reale e tangibile che, come tutte le esistenze del passato, del presente e del futuro, sono puntellate da gioie e dolori, e non per questo sono meno degne di essere vissute e, al contempo, narrate. Il disturbo del comportamento alimentare l’aveva resa prigioniera di un corpo che le pareva, ormai, ingombrante ed estraneo. In questo testo non si raccontano solo le alterazioni delle abitudini alimentari, né l’eccessiva preoccupazione per il peso ma le sfumature e le dissonanze di una vita che procede con questo incauto ospite al suo interno. L’autrice dona ai lettori dei mezzi per riflettere, quasi per chiedersi se davvero ci si rende conto dell’autentica percezione che si ha del proprio corpo: senza inseguire freddi e statici standard, ma solo le vie interne dell’anima. Una storia dove il coraggio funge da protagonista per rompere le sbarre di quella prigione che, per lungo tempo, ha tenuto intrappolata l’esistenza della scrittrice che ha poi vinto la sua battaglia. Il libro recita una lunga confessione di coraggio, forza e lotta. Un inno alla speranza e a non demordere mai, nella ricerca di strade migliori.

 

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Simona Giordano in Come un clown intima al lettore di non arrendersi poiché esiste sempre una strada per il raggiungimento di un futuro più luminoso, ma, non solo: indirettamente la narrazione è una lunga raccomandazione che augura ad ogni esistenza di non privarsi di alcuna emozione, piuttosto, viverle tutte gustandole.


Per la prima foto, la fonte è qui.

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