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Viaggi americani – Walt Whitman, il poeta del dono improvviso

Viaggi americani – Walt Whitman, il poeta del dono improvvisoHai ipotizzato che proprio tu non saresti continuato?

Hai temuto che il futuro sarebbe stato nulla per te?

 

Pensare al tempo è una saetta, presente nell’arcinota raccolta Foglie d’Erba di Walt Whitman sin dall’originale del 1855. Gli interrogativi del poeta, si direbbe, sono sempre quelli; è con il linguaggio che il poeta americano per eccellenza costruisce una poetica dell’improvviso, che però resta fondata nel corpo e nell’anima – binomio carissimo allo “zio Walt”. Che, forse, è il primo veicolo di quella magnetica sincerità compositiva che gli è sempre stata riconosciuta.

In questo caso, Whitman esordisce constatando un elemento di non poca considerazione: noi stessi immaginiamo un mondo che non esiste, come a domandarsi, egoisticamente, se possa esistere un mondo diverso scevro di quello che sono. Ecco, dunque, come in Whitman il nostro essere sia l’elemento centrale che consente una visione della realtà esperita; la realtà è esclusivamente relazionale. Tuttavia, le attività dell’essere umano non vanno per questo considerate prive di concretezza ontologica: tutto ciò che costituisce la nostra esistenza non è mai vano e soprattutto non perde valore alla nostra morte; anche nel momento in cui diveniamo nulla, ciò che abbiamo amato, costruito o addirittura odiato continua ad avere forma e peso in Foglie d’Erba:

«la terra non è un’eco, e l’uomo e la sua vita e tutte le cose della sua vita sono ben considerate».

 

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Dappiù, in Whitman è evidente un sostrato filosofico occidentale: Pensare al tempo sembra raccontare di un pensiero che lambisce il tracciato dove gli esseri umani sono le unità singole che compongono il Weltgeist hegeliano. Anche Whitman, invero, vede tutte le esistenze singolari come parte di qualcosa di più grande a cui ritornano in seguito alla morte, e in questo modo certamente si può dire che nessun essere cessi mai veramente di vivere, in quanto la sua esistenza continuerà eternamente in questa sorta di spirito del mondo.

Viaggi americani – Walt Whitman, il poeta del dono improvviso

Chi si rivolge alla pagina whitmaniana è anche e soprattutto colui che si affida agli occhi lungimiranti del veggente barbuto, dell’asceta prosaico, del teologo panista, del sensuale cantore dei piaceri umani e spirituali, del condiscendente confessore, del contrito confesso, del santo e del fellone, dell’uomo che respira l’afrore presente e l’aroma di coda rimpianto.

Whitman è il poeta della contraddizione, della sintesi cui si arriva partendo dall’ossimoro, della conciliazione nella varietà. È il folgorante, visionario distillatore del canto cosmico e del canto delle messi, del declamatore retorico e dell’uomo che deplora la guerra, che accoglie, pio, lo schiavo fuggiasco, che di fronte allo scintillio quotidiano del giorno respira, in quel giorno e di quel giorno, l’alito spinto dalla foresta verso il fiume.

Emersioni e picchi si distinguono da un coacervo quasi magmatico. È un fluire alla coscienza di quanto ha abitato a lungo compresso nel petto e da quel petto, che sfiata, è lasciato andar via nel giorno della scrittura, un giorno solenne e santo. Il verseggiare è liquido e continuo grazie allo schema libero che dimostra l’intento di affrancare l’espressione poetica da schemi rigidi e necessitanti. L’originalità formale come emblema dell’anticonformismo ontologico, di vita e di arte, dichiara l’insofferenza per le convenzioni, per il perbenismo, per l’intonaco ipocrita che tenta di rendere asettica l’indole, in realtà già ammorbata, del sistema borghese e benpensante. L’intelligenza del suo stesso incedere nel verso libero è del tutto consapevole, baldanzosa, in crescendo. L’eloquio ravvisa atmosfere languide e intimiste, toni trionfali da fanfara che accompagnano il corteo del vincitore, e ripiegamenti, ispirate e conniventi condivisioni con la notte a cui sono appese infinite stelle e con l’alba che spinge la speranza oltre la soglia, per avviare il buon vivere del contadino e del poeta. Il suo eloquio è onusto verbalmente e dal punto di vista lessicale, poco più oltre diviene rarefatto e cadenzato. Promana dall’origine come materia elastica che non si sottrae a trazioni e compressioni, ad allungamenti ed estensioni. Le immagini si affastellano, sottratte alla mediazione o filtrate dal ricordo, dalla sedimentazione. Bozzettistica e al contempo evocativa è la serie di rimandi alla natura, al magistero dell’arte, al raggiungimento della consapevolezza e dell’identità attraverso il proprio diretto strumento di misura, esegesi, compiuta scienza del vivere e dello scrivere.

Viaggi americani – Walt Whitman, il poeta del dono improvviso

Whitman dimostra di essere un abile manipolatore di immagini visive, quasi come se fosse possibile per il lettore modificare la sua condizione verso quella del riguardante-osservatore. Non è argomentazione forzata questa: in primo luogo l’approccio della critica nei confronti delle liriche del poeta intese come fonte d’ispirazione per atmosfere percepibili attraverso l’osservazione della realtà operata dallo sguardo letterario. La riconduzione della ricerca artistica intorno a tematiche univoche spiega infatti, ad esempio, la consonanza di alcune opere pittoriche di artisti contemporanei al poeta.

 

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Walt Whitman è il poeta americano dell’immediatezza sincera, del dono improvviso, della mano disarmata. Alcun viaggio nella letteratura americano sarebbe (stato) possibile se non con e grazie a lui.

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