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“Via dalla pazza classe”, le riflessioni sull'insegnamento di Eraldo Affinati

“Via dalla pazza classe”, le riflessioni sull'insegnamento di Eraldo AffinatiVia dalla pazza classe. Educare per vivere è il nuovo libro di Eraldo Affinati, in uscita per Mondadori il 26 marzo. È una specie di diario, ma senza riferimenti cronologici, in cui Affinati raccoglie una serie di riflessioni sulla sua esperienza di insegnante, in particolare sugli undici anni dedicati alla scuola Penny Wirton, da lui fondata insieme ad Anna Luce Lenzi e diventata col tempo una realtà importante, con una quarantina di sedi sparse in tutta Italia. La scuola prende nome dal personaggio protagonista del romanzo per ragazzi Penny Wirton e sua madre, scritto alla fine degli anni Quaranta del Novecento da Silvio D'Arzo (pseudonimo di Ezio Comparoni), uno scrittore di Reggio Emilia pressoché sconosciuto al grande pubblico, ma considerato un grande autore di racconti da numerosi estimatori, tra cui Eugenio Montale.

 

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Laureati entrambi con una tesi su Silvio D'Arzo, Affinati e Lenzi hanno fatto del suo personaggio avventuroso l'emblema di una scuola nata dal nulla, collocata spesso in sedi di fortuna e cresciuta grazie al lavoro appassionato e gratuito di decine e decine di volontari, che mettono a disposizione qualche ora del loro tempo per insegnare l'italiano ai migranti, seguendo dei manuali intitolati Italiani anche noi, scritti dai docenti della scuola con criteri particolari: poca grammatica, molti esercizi, molti disegni per facilitare la comprensione anche a chi non solo deve apprendere la nostra lingua, ma è spesso del tutto analfabeta nella propria.

“Via dalla pazza classe”, le riflessioni sull'insegnamento di Eraldo Affinati

Affinati ci descrive la vita di questa scuola, come aveva già fatto in parte nel suo libro precedente Tutti i nomi del mondo. Ma se in quel caso le storie degli studenti transitati per la scuola s'intrecciavano con quelle di personaggi della vita passata di Affinati, fino a costruire un'autobiografia dell'autore attraverso l'arricchimento personale ottenuto grazie ai rapporti con gli altri, in questo nuovo libro l'esperienza didattica assume altre funzioni: le mille storie degli studenti di tutte le età e provenienti dai luoghi più disparati conducono Affinati a riflettere prima di tutto sul suo ruolo di educatore,in secondo luogo sulla condizione attuale del nostro Paese, alle prese con i numerosi problemi che nascono inevitabilmente dal fenomeno migratorio e in bilico tra accoglienza e rifiuto.

Per Affinati non è possibile ostentare indifferenza nei confronti di chi affronta viaggi e sofferenze indicibili per arrivare in Europa. Come scrive nell'introduzione, «un giorno, pensando alle morti dei migranti nel deserto del Sahara e nel vecchio "lago arabo", secondo la proverbiale definizione che Henri Pirenne diede del mar Mediterraneo, alcuni ci potranno chiedere dove fossimo quando accadeva, così come noi abbiamo fatto con chi negli anni Quaranta del secolo scorso abitava nei pressi dei lager nazisti.»

“Via dalla pazza classe”, le riflessioni sull'insegnamento di Eraldo Affinati

Leggendo Via dalla pazza classe, tra i numerosi riferimenti storici e letterari e le riflessioni sul presente e sul futuro dell'educazione nel nostro Paese, non è possibile non commuoversi per giovani e adulti che, spesso vivendo in condizioni di estrema povertà o lavorando un numero spropositato di ore per assicurarsi un salario decente, trovano comunque la forza e il tempo per frequentare la scuola e cercare di migliorare, attraverso lo studio dell'italiano, il proprio inserimento nella società.

 

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Le pagine forse più belle sono quelle in cui Affinati racconta anche le vite degli insegnanti volontari oltre a quelle degli studenti: spesso pensionati, non necessariamente ex docenti ma desiderosi comunque di regalare tempo ed energie a una missione educativa che prevede sempre una lezione individiale, e quindi un rapporto stretto tra docente e allievo. Accanto a loro ci sono tanti studenti delle scuole superiori, spesso molto più giovani dei loro allievi ma impegnati a trasmettere quello che hanno imparato a loro volta non tanto tempo prima, ed è soprattutto grazie a questi ragazzi che Affinati ci confida, nelle pagine di Via dalla pazza classe, le sue speranze in un futuro migliore.

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