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Ventitré racconti per aiutare un canile

Ventitré racconti per aiutare un canileAttenti al cane (Laterza) è una raccolta di ventitré racconti, fortemente voluta e curata da Marcello Introna, scrittore e veterinario barese, e la cui metà degli introiti verrà devoluta al Canile Sanitario di Bari.

Marcello Introna da anni collabora come volontario con il Canile Sanitario e vivendo a contatto con le problematiche relative alla penuria di fondi nella gestione quotidiana ha deciso di “usare” la scrittura per aiutare la struttura sanitaria. Introna, già autore di due libri di successo editi da Mondadori, Percoco pubblicato nel 2016 e Castigo di Dio del 2018, ha contattato ventitré colleghi scrittori pugliesi i quali hanno risposto con entusiasmo alla proposta di regalare un loro racconto o un disegno (quello in copertina è di Francesco Carofiglio).

Ventitré storie che hanno come protagonisti gli animali, ma anche storie in cui gli animali non ci sono, storie vere e inventate che arrivano direttamente dal passato degli autori, intrise di nostalgia e rimpianto, ma soprattutto di tanto amore. La raccolta si apre con un racconto dello stesso Introna dal titolo Siamo stati noi e a seguire i racconti di Antonella Lattanzi, Alessio Viola, Gianrico Carofiglio, Francesco Marocco, Vito Introna, Giancarlo de Cataldo, Eugenio Vendemiale, Leonardo Palmisano, Mario Desiati, Alessandra Minervini, Andrea Piva, Maria Pia Romano, Cristò Chiapparino, Giuseppe Cristaldi, Eva Clesis, Giuseppe Ceddìa, Gabriella Genisi, Ilaria De Vanna, Alessandro Schino, Cinzia Cognetti, Francesco Dezio, Giancarlo Visitilli.

Ma come nasce questa “operazione” letteraria? L’ho chiesto direttamente a Marcello Introna.

 

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Quando e come è nata l’idea di questa antologia?

Per caso, un anno e mezzo fa. Mi chiedevo cosa si potesse fare di originale e utile per il canile; qualcosa che andasse al di là del consueto. I canili sono posti emotivamente devastanti. Tutti. Anche i pochi gestiti da parte di persone meravigliose come quello sanitario di Bari. Se visiti un canile verrai fuori che pesi cento chili in più. È il senso devastazione che ti rimane appiccicato addosso, pesa cento chili e anche se ti fai una doccia scrupolosa non viene via.

 

Come ha scelto gli autori ai quali chiedere il loro contributo?

Sulla base di stima e amicizia personale.

Ventitré racconti per aiutare un canile

I racconti sono stati scritti appositamente per l’antologia o qualcuno era già nel cassetto dell’autore?

Non tutti i racconti parlano necessariamente di animali, proprio perché alcuni hanno voluto esserci pur non avendo molto tempo, quindi hanno mandato testi inediti che avevano già pronti.

 

Secondo lei i racconti rispecchiano in pieno lo stile degli autori o lesembra che qualcuno abbia voluto adeguare il suo stile all’occasione?

No, casomai ha adeguato l’occasione al suo stile. Non ho dato nessun limite di battute, fidandomi del buon senso degli scrittori. Ho pubblicato i racconti nell’ordine cronologico in cui mi sono stati mandati. Nessuna gerarchia né ordine alfabetico.Il primo è il mio Siamo stati noi, ci sono animali nella storia anche se lo avevo scritto precedentemente all’idea di fare il libro, perché non riesco a sopire la mia indole veterinaria.

 

Il libro può rappresentare un contributo alla divulgazione della letteratura pugliese anche fuori dalla Puglia? Se sì, attraverso quali canali?

I canali social principalmente; credo che l’antologia offra uno spaccato della letteratura pugliese che, mai come in questo momento, esprime nomi illustri.

 

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Marcello Introna è riuscito così a raggiungere un doppio scopo, quello di aiutare animali che hanno avuto la sfortuna di non avere un padrone che li possa amare e una casa che li possa accogliere e quello di riunire alcuni fra gli scrittori pugliesi che attraverso la loro voce raccontano soprattutto la propria terra. E a Gianrico Carofiglio, una delle voci più rappresentative della narrativa italiana, autore di numerosi libri di successo, nonché autore diStoria di Randy, uno dei racconti dell’antologia, hopostoalcune domande.

 

Si può parlare oggi di una vera e propria letteratura pugliese con proprie caratteristiche e tratti distintivi?

Non saprei rispondere con sicurezza a questa domanda. Non vedo caratteristiche e tratti distintivi comuni ai molti autori pugliesi che scrivono e pubblicano narrativa. Però è vero che, rispetto a un passato non troppo lontano in cui quasi non esistevano scrittori pugliesi, oggi c’è una straordinaria proliferazione di autori e di generi. Il che naturalmente è un fatto positivo.

Ventitré racconti per aiutare un canile

Cosa rende “universale” un libro che ha come sfondo una determinata città, un determinato luogo che il lettore non conosce?

Può sembrare paradossale ma l’universalità di storie e personaggi dipende dal fatto che l’autore non abbia in alcun momento pensato o tentato di renderli universali e che si sia concentrato proprio sul narrare col massimo impegno la loro specificità.

 

Che rapporto ha con la sua città e con la Puglia in generale?

C’è stato un tempo in cui desideravo andarmene, cosa che effettivamente ho fatto. Pensavo che non sarei tornato. Poi invece è accaduto: sono tornato e qualche anno dopo ho cominciato a scrivere. Le due cose insieme mi hanno fatto conoscere– come prima non era mai successo – i miei posti. Trasformandoli in luoghi romanzeschi ho imparato ad amarli.

 

Vede un certo cambiamento nella mentalità dei suoi conterranei in questi ultimi diecianni, da quando la Puglia ha saputo promuovere le proprie capacità culturali, artistiche e imprenditoriali inserendosi sempre di più su una ribalta internazionale?

Indubbiamente la Puglia, condifferenze fra una zona e l’altra, è la regione del sud che ha saputo sviluppare una mentalità più moderna e aperta al cambiamento. Questo non significa che non vi siano ancora molte sacche di arretratezza e situazioni che richiedono profondi interventi di cambiamento.

 

Cosa pensa dell’idea di scrivere questa antologia?

Amo i cani. Mi è parsa un’idea molto bella.

 

La letteratura non può cambiare il mondo ma lo può migliorare. Che ne pensa di questa affermazione? E se è d’accordo, in cosa lo può migliorare?

Per rispondere citerei una frase tratta da L’attimo fuggente: «Noi non scriviamo e leggiamo poesie perché è carino. Scriviamo e leggiamo poesie perché siamo membri della razza umana.»


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Per la prima foto, copyright: Rebekah Howell su Unsplash.

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