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Venezia, l’arte e un thriller: ecco gli ingredienti di “Domina”, il nuovo romanzo di Lisa Hilton

Venezia, l’arte e un thriller: ecco gli ingredienti di “Domina”, il nuovo romanzo di Lisa HiltonLisa Hilton firma il suo secondo romanzo, Domina, che continua le avventure amate dai lettori di quarantadue paesi in seguito alla lettura di Maestra, il thriller erotico che a breve raggiungerà i grandi schermi. Edito in italiano da Longanesi, nella traduzione di Sara Caraffini, Domina si apre con un ritmo serrato e calzante, gettando il lettore nella realtà di Judith, donna consapevolmente sensuale e potente che si sbarazza con grande agilità di un certo uomo che pare si meriti la sorte. Siamo a Venezia e siamo in compagnia di una donna affascinante, esperta d’arte e, all’apparenza, spietata.

Durante un’intrigante chiacchierata, l’autrice ha accettato gentilmente di svelare qualche particolare in più sulla stesura del romanzo e non solo in vista anche della prossima presentazione a Ragusa Ibla in Piazza Pola prevista per domenica 18 giugno alle ore 20.

 

L’amore che lei nutre nei confronti dell’Italia lo si nota tra le pagine del suo romanzo, infatti lei apre l’avventura di Judith proprio tra i pittoreschi ponti veneziani. Dice, però, che Venezia non la si può definire nella sua intera bellezza. Cosa l’ha spinta ad ambientare il romanzo nella città lagunare, oltre a una possibile scelta affettiva?

Ho scelto Venezia non perché amassi questa città, ma è il luogo ideale in cui la storia di Judith potesse muoversi tra arte, bellezza, storia nera e buia del XVIII secolo tinta di screziature sinistre, di maschere. A Venezia le cose non sono come sono perché è la città dei miraggi e della percezione. E la percezione è il tema principale del romanzo.

 

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Domina lo si potrebbe definire un thriller erotico, come mai ha scelto questo genere?

A dire il vero, non avevo pensato di scrivere un libro di genere. È la combinazione tra personaggi femminili forti e gli eventi che li coinvolgono ad aver determinato l’adesione a un genere. A mio avviso, la funzione di un romanzo è quella di piacere, di intrattenere, ragion per cui storia, personaggio e funzione mi hanno portata, inavvertitamente, verso questo genere. Anche perché non avrei mai voluto ripetere le avventure di Maestra.

Venezia, l’arte e un thriller: ecco gli ingredienti di “Domina”, il nuovo romanzo di Lisa Hilton

L’arte irrompe con grande forza sin dalle prime pagine del romanzo. Si tratta di una necessità narrativa oppure l’arte, per lei, è una passione?

L’arte è sempre stata molto importante per me, sia a livello professionale sia a livello personale. Ho un master in Storia dell’Arte, per intenderci, scrivo per riviste su argomenti artistici. È una mia grande passione. Maestra, per esempio, mi aveva dato l’occasione di lavorare a Milano alla mostra del Caravaggio, per la quale ho scritto la presentazione. E, parlando di arte, mi viene in mente la biennale di quest’anno, intitolata Viva Arte Viva, e una frase a essa legata, ovvero, che il mondo politico manca di umanismo e nell’arte ci troviamo umani.

 

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Parliamo di una trilogia, di cui Domina è il secondo volume dopo il grande successo di Maestra, com’è nata l’idea di dare alla storia un ampio respiro?

In principio, avevo in mente due volumi, poi, però, ragionando assieme al mio editore, abbiamo deciso che una trilogia calzava meglio alla storia. L’idea che avevo in testa era così chiara che sapevo sin da subito come sarebbe finita. Tant’è vero che sto già lavorando alla stesura del terzo volume che uscirà l’anno prossimo.

 

Lei, ancor prima di Maestra, è stata apprezzata dal pubblico grazie alle biografie scritte. Ricordiamo, per esempio, l’opera più recente Elisabeth: Renaissance Prince – A Biografy. Le biografie sono più tecniche e meccaniche come scrittura rispetto al romanzo? Vi sono differenze tra le due, guardando da dietro le quinte, per così dire, attraverso lo sguardo dello scrittore?

È una domanda alla quale mi trovo spesso a dover rispondere. Sinceramente, non vi sono tante differenze tra scrivere una biografia e un romanzo. Entrambe necessitano di molta ricerca, di tempo, di impegno e di una struttura ben definita. Per Domina, per esempio, ho viaggiato molto, sono stata a Lubiana per raccogliere informazioni sugli artisti che cito nel libro. Ho dovuto anche parlare con un hacker e con un esperto di armi. Ecco, se c’è qualcosa che distingue i due generi è la libertà, in un certo senso, insita nel romanzo perché meno schiavo delle regole.

 

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Ha abitudini o rituali ai quali non rinuncia prima di scrivere?

Rituali? Dunque, non sono capace di scrivere nei caffè o in mezzo alla confusione, ma solo nel silenzio della mia cucina che pulisco diligentemente prima di trasformarla nel luogo principe della scrittura. I rituali veri e propri, poi, iniziano con la sveglia al mattino presto quando porto la bambina a scuola e mi dedico a un’ora di sport. Ritornata a casa e sistemata la cucina, scrivo per tutto il tempo in cui mia figlia è a scuola. Non pranzo perché non c’è tempo, indosso una tuta bruttissima e non tocco telefono ed e-mail prima del tardo pomeriggio. Sono noiosa, se ci penso, anche perché poi vado a letto presto.

 

In una recente intervista, parlando della situazione politica londinese e degli ultimi eventi avvenuti, affermava di non escludere la possibilità di lasciare Londra. L’Italia, forse, potrebbe rientrare tra le mete da prendere in considerazione qualora l’ipotesi dovesse verificarsi?

L’Italia è più che un’opzione. Oggi stesso avrei dovuto incontrare un agente immobiliare per discutere della possibilità di acquistare una casa, ho dovuto posticipare l’appuntamento a causa degli impegni avuti con la stampa. L’opzione è quasi un progetto e Venezia potrebbe essere il posto ideale. D’altra parte, mia figlia è italiana e io stessa mi sento molto legata all’Italia. Ho studiato qui, parlo italiano e, sebbene sia straniera, mi sento molto legata affettivamente al Belpaese. La prima volta che venni, avevo diciannove anni. Non avevo mai viaggiato prima di allora. Ricevetti un invito per passare il capodanno a Venezia e la cosa mi elettrizzò molto, quando arrivai e guardai fuori dalla finestra verso la laguna, mi innamorai perdutamente di questo mondo che mi parve fantastico.


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