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Van Gogh e le donne. “Vincent in Love” di Giovanna Strano

Van Gogh e le donne. “Vincent in Love” di Giovanna StranoVincent in Love. Il lavoro dell’anima, edito da Cairo Editore, è il primo romanzo di Giovanna Strano, dirigente scolastica, appassionata di scrittura e arte che ci fa conoscere un lato rimasto nascosto di Vincent van Gogh: quello amoroso.

“Crederci sempre porta al successo”: questo è l’insegnamento che abbiamo tratto dopo la nostra intervista al pittore perché ciò che colpisce leggendo la sua biografia e le sue lettere è la forte determinazione nel raggiungere gli obiettivi sebbene si concludessero con insuccessi. Un uomo che appariva burbero, poco incline a sentimentalismi, solitario e folle. Van Gogh però non era solo questo e lo scopriamo con questa lettura. Giovanna Strano ci proietta all’interno di un mondo sconosciuto: quello dei rapporti di Vincent con le figure femminili. Forti passioni che lo spinsero più volte verso situazioni difficili, motivo spesso di profonde delusioni. Vincent però, come si percepisce dalle pennellate nelle sue opere, era così: un uomo che non amava linee rette precise, ma tratti irregolari come irregolare fu la sua breve esistenza scandita da vittorie e fallimenti.

 

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Addentrarsi nella lettura di Vincent in Love significa scoprire i suoi amori attraverso un’unica voce narrante, la sua, come fosse una confessione al lettore. Nel romanzo si intersecano parole realmente scritte da lui a rielaborazioni della Strano sempre a partire da documenti ufficiali. Un romanzo che esalta la determinazione di Van Gogh e che ritroviamo in un suo motto:

«Che cosa sarebbe la vita senza il coraggio di tentare qualcosa. Chiunque viva sinceramente e affronti senza piegarsi dolori e delusioni è assai più degno di chi ha sempre avuto il vento favorevole, non conoscendo altro che una relativa prosperità».

Van Gogh e le donne. “Vincent in Love” di Giovanna Strano

L’autrice ripercorre la relazione con Eugenie Loyer, figlia della famiglia che ospitò Vincent nel suo soggiorno a Londra. Lui si dichiarò e avrebbe voluto che la donna ufficializzasse il loro rapporto con la famiglia, ma questo non avvenne: lei era già fidanzata. A causa delle troppe insistenze la madre di lei lo cacciò di casa ed ebbe inizio il lungo periodo di depressione, aggravato dalla perdita dell’occupazione presso la galleria d’arte presso cui lavorava. Venne soccorso dalla famiglia che gli trovò una nuova occupazione come commesso in una libreria di Dordrecht nel Paesi Bassi, ma trascurò il lavoro preferendo le letture delle opere religiose.

 

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Non più semplice fu il rapporto amoroso con la cugina Kate Vos-Stricker, detta Kee, rimasta vedova da giovane e amorevolmente accolta in casa Van Gogh con il figlio di quattro anni. Donna differente, ma dinamiche simili alla relazione precedente: lui si dichiarò, ma Kee era innamorata del marito che non c’era più. Con profondo disagio la ragazza abbandonò la casa degli zii per trasferirsi ad Amsterdam dai genitori. Vincent la seguì, ma ricevette un altro rifiuto.

Altra prova sopraggiunse con Clasina Maria Hoornik, detta Sien, ma che lui chiamerà in alcune sue lettere Christine. Una prostituta povera, rimasta incinta da uno dei suoi tanti clienti, fuggito non appena apprese la notizia. Vincent decise di soccorrerla, donandole non solo il suo amore, ma anche vitto e alloggio. Si prese cura di lei per un anno intero, dichiarando di volerla sposare perché con lei sembrava essere giunto a quella felicità da tempo ricercata. Nemmeno in quest’occasione però le cose andarono bene. La famiglia Van Gogh non voleva rovinarsi la reputazione accettando in casa propria una donna di facili costumi e, per impedire che il legame potesse trovare un lieto fine, pensò di rinchiuderlo in un manicomio. Dopo un anno la donna ricominciò a bere e a prostituirsi e la relazione terminò. Sappiamo che Sien si suicidò gettandosi da un fiume, ma il ricordo di lei rimase indelebile nella mente del giovane Vincent.

 

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Un rapporto burrascoso instaurò con un’altra donna, dieci anni più vecchia del pittore, Margot Begeman. Un’unione subito ostacolata dai parenti di lei che la volevano dedita al lavoro più che ai sentimenti. Il tutto si concluse con un tentativo di avvelenamento da parte della donna che fu miracolosamente soccorsa da Vincent, ma questo non bastò per sperare a una stabilità tra i due.

Van Gogh e le donne. “Vincent in Love” di Giovanna Strano

Poi ci fu Agostina Segatori, un’italiana adottata dalla Francia, proprietaria del celebre Café du Tambourin che ospitò la prima mostra parigina di Van Gogh. Con lei la relazione durò solo pochi mesi.

 

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Vincent in Love è un romanzo introspettivo in cui il pittore sembra cogliere l’occasione per fare una confidenza al lettoreche possa far dimenticare anche solo per un istante la vicenda dell’orecchio mozzato o i gesti folli di un artista disperato. Ciò che colpisce durante la lettura è la perfetta sintonia tra lo stile dei dipinti del pittore e le parole della voce narrante riportate dalla penna dell’autrice: linee sinuose, ma dense da una parte e frasi senza alcuna brusca interruzione, ma profonde dall’altra. Un nuovo aspetto del pittore che forse aiuta il lettore a conoscere il motivo di molti suoi atti di follia e a comprendere maggiormente una sua celebre citazione:

«Dobbiamo gettarci nel profondo se vogliamo pescare qualcosa, e anche se a volte dobbiamo lottare per l'intera notte senza prendere nulla, è bene non arrenderci, ma gettare di nuovo le reti al mattino».

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