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Uomini sull’orlo di una crisi di nervi. “La minuscola” di Mario Valentini

Uomini sull’orlo di una crisi di nervi. “La minuscola” di Mario ValentiniLa minuscola (Exorma edizioni) è l’ultimo romanzo di Mario Valentini. Formato da undici capitoli, ciascuno a sua volta diviso in brevi paragrafi che ne agevolano la lettura, è la storia di un trentenne (“uno di noi”, come lo definirebbe Joseph Conrad) alle prese con l’esperienza della paternità, della nascita di una nuova famiglia e della ricerca d’un lavoro al di fuori delle secche delle occupazioni saltuarie.

Tutti e tre gli argomenti sono trattati con disinvoltura: non esistono disperazione o panico, ma soltanto la meraviglia per la vita che cambia e prosegue lungo nuovi percorsi.

«Oltre a riparare racconti lavavo, stendevo i panni, stiravo, cucivo, rammendavo, cucinavo, lavoravo a maglia. Pulivo per terra, spolveravo, portavo a passeggio il cane. Organizzavo cene con amici affinché stessimo il più possibile in compagnia, in un’atmosfera di gioviale serenità. Portavo a spasso il cane. Accompagnavo mia moglie a tutte le visite di controllo. Portavo a passeggio il cane. Avevo chiamato dei muratori per far dividere il salone in due parti, una parte avrebbe continuato a svolgere la funzione di salone o meglio, viste le ormai ridotte dimensioni degli spazi, di soggiorno, anzi tinello. Nell’altra parte avremmo ricavato la stanza per la bimba che stava per arrivare. Ora sapevamo di certo che si trattava di una bimba. Costruita la stanza mi preparavo alla pitturazione. Poi portavo a passeggio il cane.»

 

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La vita che cambia, che viene scandita non solo dalle passeggiate col cane, ma principalmente dall’attesa per la nascita imminente, dalla redistribuzione degli spazi e dei tempi casalinghi, dalla riorganizzazione della propria quotidianità in funzione dei lavori che permettono di portare a casa uno stipendio.Nel caso specifico, organizzatore di tour ciclistici in Sicilia e “riparatore” di racconti altrui per una casa editrice.

«In quei giorni, prima ancora di diventare padre e perfino di sapere che lo sarei diventato, succedeva qualcosa di strano. Era come se un evento postdatato, come la nascita di mia figlia, di cui niente in quei giorni potevo sapere, ben prima di manifestarsi avesse iniziato a modificare me, il mio carattere, le mie consuetudini.

Iniziava a modificarsi ad esempio tutta la scala di valori che fino ad allora aveva contrassegnato la mia vita. E per la prima volta mi ritrovavo ad anteporre a tutto il resto le occupazioni legate al lavoro. Invece di leggere romanzi frequentavo il corso intensivo di inglese. Poi, invece di andare a passeggiare per il centro storico prendendo appunti su quello che vedevo o entrando a visitare qualche mostra di pittura o di fotografia, tornavo a casa per svolgere i compiti assegnati dall’insegnante di inglese. Mi iscrivevo pure a un corso di primo soccorso, quello in cui si bacia e si massaggia un manichino per intenderci, perché senza un brevetto di primo soccorso non avrei potuto firmare il contratto con l’azienda americana e portare in giro il mio primo gruppo di turisti. Sacrificavo a questa occupazione alcuni film appena usciti che mi sarebbe piaciuto andare a vedere.»

Uomini sull’orlo di una crisi di nervi. “La minuscola” di Mario Valentini

La cifra scelta da Mario Valentini per La minuscola è la semplicità: nello stile, piano e senza eccessivi sbalzi; nel lessico, che non è ricercato ma nemmeno si lascia andare a forzate prove muscolari gergali (e l’autore, siciliano, avrebbe potuto); nelle descrizioni, scarne, e a volte poco approfondite, come nel caso del tour in bici alle Eolie, in cui il lettore lecitamente si aspetta un tocco di colore in più; nella trama, che sostanzialmente non c’è, o, laddove se ne ravvisa una, subito scompare sotto la superficie non agitata della prosa.

Scritto e pubblicato oggi, il romanzo rappresenta uno specchio, uno dei tanti, della nostra società, in particolare di una delle figure cardine che stanno subendo gli attacchi del cambiamento culturale: quella del maschio, che in veloce ascesa (o discesa) verso i quaranta, già oltre la famigerata mezza età, si trova in balia di un mondo che non riconosce, che non lo riconosce, un universo nuovo nel quale le responsabilità lo costringono a mollare per sempre le zone di confort di quella lunga, e cullante, età post-adolescenziale che non vorrebbe mai scrollarsi di dosso.

Ma il protagonista nonché narratore del romanzo di Valentini non sembra lamentarsi, di questi cambiamenti. Non li subisce, ma li affronta. Non li ostacola, ma tenta in tutti i modi di assecondarli. Finisce l’era di passeggiare col naso all’insù per le strade della città, s’assopisce il lento battito della speranza di scrivere finalmente un romanzo di successo, con garbo ma senza ritorno scompare l’orizzonte delle possibilità infinite di quando si è giovani, lasciando il campo alla rigidità della vita adulta.

Uomini sull’orlo di una crisi di nervi. “La minuscola” di Mario Valentini

L’autore però sa di non essere solo, in questo cammino: nel decimo capitolo (Scrittori e figli), Mario Valentini cerca conforto nelle biografie di alcuni scrittori (Raymond Carver, Philip K. Dick, John Fante) che in qualche modo si sono trovati nella stessa condizione, e a loro modo l’hanno affrontata.

 

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D’altra parte, la minuscola, la bimba appena nata, desta tenerezza e meraviglia a sufficienza per compensare più che degnamente la perdita della propria vita passata.

«Non risponde. Non parla. Non reagisce direttamente ai tuoi impulsi. Piuttosto è sempre lei che si impone con delle richieste abbastanza incomprensibili e fuori da ogni previsione. È umana?

Per più di mezz’ora l’hai cullata nel tentativo di addormentarla e finalmente ci sei riuscito. Giace abbandonata tra le tue braccia. Non è facile descrivere il senso di soddisfazione che ti prende in questi brevi momenti. Sono successi inattesi.»

 

Questo è l’incipit della Minuscola, di Mario Valentini: romanzo non facilmente catalogabile, un testo che è a un tempo qualcosa di più e di meno di un romanzo. Forse è soltanto la storia di uno come noi, che chiede di essere letta: appunto, e almeno, da “uno di noi”.


Per la prima foto, copyright: David Rangel.

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