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“Uno sparo nel buio” di Vincenzo Cerracchio: un noir nella Roma degli anni Venti

“Uno sparo nel buio” di Vincenzo Cerracchio: un noir nella Roma degli anni VentiVincenzo Cerracchio è giornalista. Si è occupato prevalentemente di sport, ma ha scritto anche di “nera”, una professione che è ben percepibile nel suo ultimo lavoro, edito da Fazi Editore, Uno sparo nel buio: una legal story che s’interseca con elementi squisitamente noir; un giallo ambientato nella Roma dei primi del Novecento, con personaggi ben caratterizzati e ambientazioni dal gusto retrò davvero affascinanti.

La storia narrata nelle oltre 380 pagine che compongono il romanzo racconta ciò che accade attorno al processo per l’omicidio di Bice Simonetti, trovata cadavere il 4 gennaio del 1918 sul Lungotevere Marzio.

A essere imputato dell’omicidio è Ignazio Mesones, rampollo di una ricca famiglia peruviana, figlio di un noto diplomatico e marito della vittima. È accusato di aver ucciso la moglie con un colpo di pistola alla testa. Il suo obiettivo, secondo l’accusa, era quello di inscenare un suicidio.

Ma il caso, almeno all’apparenza banale, si complica, sia per un sempre più plausibile ed eclatante scambio di persona sia per le condizioni fisiche dell’imputato: l’uomo, infatti, è da anni completamente cieco.

Così, presso la Corte d’Assise, si alternano testimonianze e perizie controverse, inchieste personali e giornalistiche e mediatiche, che smuovono le acque di un’indagine torbida e contraddittoria.

C’è spazio anche per minacce recapitate per mezzo di lettere anonime, traffici di droga e tanto altro. Fino a giungere all’esito del processo, che si sposta inevitabilmente presto sui giornali, dove gli articoli di cronaca si fondono con i pareri personali degli autori.

 

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Uno sparo nel buio è un romanzo che colpisce il lettore fin dalle prime pagine, soprattutto per la scrittura asciutta e fluida di Cerracchio, che – senza troppi giri di parole o frasi eccessivamente lunghe – costruisce periodi ben strutturati, non affatto pesanti e composti dalle giuste parole.

Ed è proprio la scelta dei termini, si nota da subito, a essere ricercata e minuziosa: l’autore non lascia mai scappare un aggettivo di troppo o una parola fuori posto, dando a ogni singolo pensiero una corretta armonia; una “sonorità” che contribuisce notevolmente a creare quell’ambientazione tanto cara agli amanti del noir: gli anni Venti. Sullo sfondo della storia, infatti, c’è la Roma del 1922, una capitale a cavallo tra guerre, un periodo storico molto particolare, che vede una guerra finire e un’altra affacciarsi da lontano sull’Europa e, poi, sul mondo... È l’Italia del primo dopoguerra, quella – come si legge sulla quarta di copertina del volume – «dei governi deboli e dell’incertezza politica, dei duelli d’onore e dei violenti scontri di piazza, della lotta all’analfabetismo e dei primi passi verso l’emancipazione femminile».

L’intreccio narrativo, assieme alla moltitudine di personaggi presenti, è alquanto caotico. E bisogna arrivare quasi a metà del romanzo per capire bene la costruzione della trama e comprendere appieno l’intero quadro della vicenda. Un lato negativo, questo, che è forse l’unico dell’intero scritto.

“Uno sparo nel buio” di Vincenzo Cerracchio: un noir nella Roma degli anni Venti

I personaggi sono stati caratterizzati con dovizia di particolari: ognuno ha la sua indole, il suo lato psicologico e le sue sfaccettature. E ognuno espone teorie credibili, istillando il dubbio nei lettori e mantenendo alta la suspense per tutta la durata del caso.

Interessante notare, infine, che la storia di Ignazio Mesones raccontata da Vincenzo Cerracchio, è un fatto realmente accaduto. Un delitto/suicidio che l’autore ha scovato per caso mentre studiava la vita del fratello, l’atleta Alberto Mesones.

 

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L’obiettivo di Cerracchio era quello di scrivere un romanzo con protagonisti i nove sportivi universitari che, all’inizio del secolo, fondarono la Podistica Lazio. Ma scavando nella vicenda, si è trovato di fronte un giallo su cui indagare e molto più affascinante. Così, ha raccolto più materiale possibile e, arricchendo la trama con personaggi inventati – al fine di non limitarsi a un racconto sterile dei fatti e con lo scopo di mostrare cosa pensasse l’opinione pubblica di un processo particolare –, ha costruito un giallo/noir ambientato nella Roma di inizio secolo. Un libro che, per gli amanti del genere, è da leggere.

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