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Una vicenda attuale. “Il sovversivo: vita e morte dell’anarchico Serantini” di Corrado Stajano

Una vicenda attuale. “Il sovversivo: vita e morte dell’anarchico Serantini” di Corrado Stajano«Quella di Serantini è la storia di un giovane vittima dell’ingiustizia che costruisce ogni giorno la sua cultura. La costruisce dal nulla, sulla cera vergine, con la sua calligrafia di eterno scolaro, ragazzo alla ricerca di una verità, di una giustificazione del mondo, dei rapporti fra le cose, di un linguaggio per esprimerle. Quel povero quadernetto sgangherato […] valeva forse i saggi di Carlo Ludovico Ragghianti, di Roberto Longhi, di Gianfranco Contini, la gran cultura che non è servita a farlo vivere meglio, a impedirgli una morte così disperata, ad aiutarlo ad avere giustizia».

 

È uscita il 31 gennaio la nuova edizione de Il sovversivo: vita e morte dell’anarchico Serantini di Corrado Stajano, edita da Il Saggiatore. L’opera è arricchita dai disegni di Costantino Nivola, che vide per la prima volta il libro a casa di un suo amico scrittore. Se lo fece prestare e lo lesse. Non riuscì a rimanere indifferente alla vicenda di Franco Serantini e negli spazi bianchi del libro ne raccontò la storia coi suoi disegni.

Franco Serantini nasce a Cagliari il 6 luglio 1951 come N.N., figlio di nessuno.

 

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Fu portato in un orfanotrofio dove visse per due anni prima di essere dato in affidamento a una giovane coppia siciliana, ma quando la madre adottiva muore, viene affidato alle cure dell’istituto del Buon Pastore della città.

È un ragazzino chiuso, introverso, taciturno. Non si applica nello studio e le suore si rivolgono al Tribunale dei minori. Viene mandato al riformatorio di Pisa e lì, paradossalmente, conosce la felicità.

S’innamora della città. Pisa è diversa dai posti che ha visto. Siamo nel vivo del Sessantotto, la ribellione studentesca e operaia porta molti giovani, non molto diversi da Serantini, a popolare le piazze e le vie della città e lui finalmente si sente, per la prima volta, uguale agli altri, lui, nato come figlio di nessuno.

Una vicenda attuale. “Il sovversivo: vita e morte dell’anarchico Serantini” di Corrado Stajano

Serantini ha voglia di fare e così si rimette a studiare. Legge di tutto. Costruisce la sua cultura, ha fame di sapere. Mentre frequenta un istituto tecnico conosce la politica e si avvicina agli anarchici dove entra a far parte del gruppo Giuseppe Pinelli ‒ l’anarchico ucciso a Milano il 12 dicembre 1969 dopo la strage di piazza Fontana, entrato vivo e uscito morto dalla Questura.

La vita di Serantini, come quella degli altri giovani, ruota attorno alle scadenze del movimento.

In quegli anni stava nascendo un nuovo modo di pensare. Gli studenti allora credevano davvero di poter fare qualcosa per costruire una società migliore. Il mondo stava cambiando, un vento di novità e di rottura col passato aveva abolito molti tabù e rivoluzionato il modo di pensare. Si respirava aria di libertà.

Il giovane Serantini si dà da fare, come raccontano i molti testimoni nel libro di Stajano, fa volantinaggio, partecipa alle assemblee e parla con la gente. Ascolta le loro storie, le loro necessità e la politica diventa un mezzo per far cadere la divisione tra pubblico e privato. Questi sono gli anni belli della sua vita.

«Rappresenta ora il trionfo della vita. La città è un’esplosione di voci, di gesti, di comportamenti non usuali. Sullo sfondo si può avvertire il dramma, ma l’avventura quotidiana, l’invenzione, la festa, giocano un ruolo importante. I grandi cortei, le occupazioni, gli scontri con la polizia, gli scioperi operai dell’autunno caldo, gli slogan gridati nelle marce che parlano di uguaglianza, di giustizia, di rivoluzione, di riscatto degli sfruttati, sono liberatori, autocreatori di coraggio, di volontà di essere con gli altri dentro la vita a decidere il proprio futuro».

 

Poi la fine. Il 7 e l’8 maggio 1972 si svolgono le elezioni politiche nazionali. Il 5 maggio, alla vigilia del voto, è in programma un comizio fascista. Lotta continua, di cui il giovane Serantini fa parte, scende in piazza. Carabinieri e polizia sono scesi in città in gran numero. C’è tensione nell’aria e presto la guerriglia esplode.

Una vicenda attuale. “Il sovversivo: vita e morte dell’anarchico Serantini” di Corrado Stajano

«Il carcere non è dissimile ai tanti posti dove Serantini è stato abituato a vivere fin dall’infanzia». I compagni notano che sta male, nessuno l’ha sentito emettere un fiato da quando è stato preso. Non ce la fa nemmeno a tenere la testa sollevata. Viene interrogato il giorno dopo senza che nessuno lo abbia visitato. Sono gli inservienti ad avvertire che il ragazzo sta male. Non si muove, è chiaro che è in coma. Muore a 00.00, la domenica delle elezioni. Il suo è un corpo ingombrante e così tentano di farlo sparire, di seppellirlo in fretta e di nascosto.

«Ma la sera del 5 maggio 1972, né la patrona d’Italia, né la presenza antica di bellezza e di arte, né i segni della storia e della cultura servirono a salvare dalla furia della polizia […] il viso serio e sofferto […] [di, ndr] Franco Serantini […] figlio di nessuno nella vita come nella morte».

 

Eppure la storia di Serantini, come un personaggio dickensiano, è colma di «miseria, di violenza, di ingiustizie» e di coincidenze, come quella che vide un poliziotto dare al piccolo Franco un nome per renderlo come gli altri e poi un gruppo di agenti negargli «ogni diritto elementare».

Il sovversivo offre un’immagine esemplare della gestione del potere in Italia. È difficile non chiedersi, assieme all’autore, se «sarebbe morto in questo modo, Serantini, se fosse [stato, ndr] il figlio di un ingegnere, di un industriale, di un borghese agiato».

 

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Perché leggere questo libro? Perché la vicenda di Serantini è ancora attuale; le lotte, le proteste e le ingiustizie ci sono oggi come allora, ma è quel qualcosa nell’aria che manca e così, invece di credere di avere la grandezza dei personaggi di molti narratori, siamo certi di non essere noi i protagonisti in questa storia e non possiamo fare a meno di chiederci se, dal nostro punto di vista così poco importante e così limitato, serva ancora combattere per qualcosa o indignarsi.

Per fortuna siamo i soli, là fuori c’è gente che lotta per l’unica cosa che conta davvero, per cui affronta ostilità, freddo e il rischio di morire. Penso che la lettura del libro di Stajano possa aiutare a capire cosa manca e chissà, aprire le narici e sentire l’aria.

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