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Una strada di realtà appese, il futuro prossimo ne “La festa nera” di Violetta Bellocchio

Una strada di realtà appese, il futuro prossimo ne “La festa nera” di Violetta BellocchioL’unica cosa che sanno fare è filmare: Misha, Nicola e Ali sono i tre personaggi che, con occhio impertinente, inseguono la costruzione del mondo che sarà da qui a pochi anni, documentando il ripopolamento di una piccola parte d’Italia, abbandonata a se stessa.

La festa nera, edito da Chiarelettere, è un romanzo visionario che mischia l’inventiva alla visione delle paure e dei caratteri del presente, per formare un universo distopico non così lontano dalla realtà contemporanea.

Muovendosi sulla strada statale 45, tra Piacenza e Genova, la troupe insegue diverse comunità, delle sette, tra rituali magici, leggi e dogmi, specchi di un’insicurezza interiore della razza umana, desiderose di ritrovare un equilibrio felice: quella del “Serpente Nero”, violenti criminali contro le donne, condannati e scarcerati, che ora le ripudiano per purificarsi e trovare la strada del benessere comune; un’altra, “Secondo Zion”, che dichiara la fine del mondo avvenuta nel 2015 e che dunque nient’altro prodotto dopo quella data si possa utilizzare; una colonia, “Frank”, che accoglie e accudisce le nuove generazioni; “La Luna Nuova”, dove il dolore è l’unica verità possibile e va accettato, fino ad arrivare all’ultima tappa, “La Mano”, a quanto si dice abitata da un guaritore miracoloso, “Il Padre”.

 

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Tutti gli abitanti desiderano la videocamera, non serviranno mai troppe preghiere per poter riprendere la quotidianità delle comuni: un bisogno di trasparenza, di poter comunicare attraverso YouTube la propria esistenza, la prova per non essere soltanto la cenere di ciò che è stato, un antidoto all’anonimato. Gli umani, qui nella Val Trebbia, «persone disperate che fanno cose disperate», vivono un ritorno alla natura, riassemblando le proprie vite come meglio possono. Ed è qui che entrano in gioco i nostri protagonisti, determinati a cacciare storie forti, lo scoop cruento e macabro, emergendo dalla mediocrità grazie alle disgrazie e stranezze altrui. Misha Fontana, il vertice di questo triangolo, alterego enfatizzato della scrittrice, è quasi un demone, una trentenne insidiosa, investigatrice della verità per potersela spalmare addosso ed esserne la faccia. Scaltra e decisa userà i suoi mezzi per assorbire quel che la gente ha da dire, e da nascondere, rafforzata dall’occhio vigile del suo compagno, Nicola Silva. Ali Sabio Garcia, miscuglio di razze, mezzosangue, avrà il privilegio di condurre i fili della narrazione, seguendo la coppia innamorata con uno sguardo diverso, impari: l’assistente esterna alle riprese è capace di descrivere anche le particolarità tecniche volte a centrare perfettamente il risultato, l’ingrediente segreto del successo dei documentaristi. Omosessuale dichiarata, darà sfumature particolari alla storia, osservando e interagendo in un mondo in cui anche lei ha perso le speranze.

Una strada di realtà appese, il futuro prossimo ne “La festa nera” di Violetta Bellocchio

Colleghi da tempo, hanno raccolto molti consensi, diventando dei personaggi pubblici, soprattutto Misha, così bramosa d’essere al centro dell’obiettivo da farne la sua spada, sguainarla e vivisezionare ogni cosa. Anche loro però hanno vissuto una caduta, un baratro che li ha portati a compiere questo nuovo viaggio per riscattarsi e ritrovare la fama tanto voluta, un privilegio perso per una svista, una scena al di là dei limiti a cui continuamente tendono.

Ed ecco che il risultato del lavoro di questi tre individui sono documentari orribili, crudi, simbolo dell’informazione nuova, scattante, destinata a passare solamente attraverso il dispositivo tecnologico.

Una strada di realtà appese, il futuro prossimo ne “La festa nera” di Violetta Bellocchio

In tutto ciò, nella sua realtà visionaria, Violetta Bellocchio usa una penna forte, tagliente, a metà tra una macchina da presa e una pennellata di un’opera d’arte, con frasi e immagini a effetto del tutto azzeccate: mischia ciò che accade in una deriva radicale possibile, un futuro ultra-prossimo dove si è perso il privilegio della modernità, incentrando il problema della precarietà di una società costruita sul materialismo e individualismo.

 

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Che cosa troveranno alla fine del loro viaggio i nostri pellegrini della videocamera? Per rispondere citando l’autrice, «il problema delle paure nascoste del tempo presente che spesso sono desideri ribaltati».


Per la prima foto, copyright: Jakob Owens.

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