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Una storia di onore e di rinascita. Intervista a Franco Faggiani

Una storia di onore e di rinascita. Intervista a Franco FaggianiDopo La manutenzione dei sensi, Franco Faggiani torna in libreria con Il guardiano della collina dei ciliegi edito da Fazi. Il romanzo di ispira alla vera storia di Shizo Kanakuri, il maratoneta olimpico che rappresentò il Giappone alle Olimpiadi di Stoccolma nel 1912. La narrazione non racconta solo la gara, ma è un vero e proprio viaggio nell’avventurosa esistenza di un uomo che prima che correre per sport, correva immerso nei boschi per trovare la sua pace esistenziale in rapporto con la natura e con l’universo. Quello di Kanakuri sarà un correre che troverà il traguardo ideale nell’affasciante collina di Yamazakura: il ciliegio selvatico delle montagne. Ne abbiamo parlato con l’autore.

 

Come è nata l’idea di scrivere un romanzo dedicato alla figura di Shizo Kanakuri?

Ho fatto qualche corsa in montagna, in passato, più per divertimento che per finalità agonistiche (come Shizo) e ho anche scritto di sport olimpici per conto di alcune riviste. Un giorno, scorrendo casualmente la classifica delle Olimpiadi di Stoccolma del 1912, ho trovato scritto, accanto al nome di Shizo, il tempo finale espresso in anni, mesi e giorni anziché in ore e minuti. All’inizio ho pensato a un errore, ma invece era proprio così. Intrigato da quel particolare e grazie al lavoro di giornalista dove la curiosità dovrebbe sempre essere la materia prima, ho cominciato a indagare, approfondire, scavare a fondo, fin quando non è venuta fuori una storia davvero particolare. Unica, direi, poiché quel che è successo a Shizo non è successo a nessun altro. E le storie così particolari bisognerebbe sempre poterle raccontarle.

 

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Quanto ha mantenuto di vero e quanto ha romanzato la vita di questo atleta?

Gli aspetti essenziali – l’università, il viaggio, la partecipazione olimpica, il motivo dell’insuccesso, il ritorno clandestino in Patria e il suo riapparire a Stoccolma dopo oltre mezzo secolo – sono veri. In mezzo c’è tutta la sua vita, la sua sofferenza, la sua voglia di riscatto, la sua “redenzione” grazie alla cura dedicata alla collina dei ciliegi, e lì la creatività è andata a ruota libera. Mi piace scrivere di storie vere mescolate alla fantasia e il bello arriva quando tutto si mescola e diventa credibile e il lettore non distingue quel che è vero da quello che non lo è.

Una storia di onore e di rinascita. Intervista a Franco Faggiani

Cosa significò per Shizo l’essere stato scelto come rappresentante del Giappone alle Olimpiadi di Stoccolma del 1912?

Significò moltissimo, perché fu il primo atleta giapponese a rappresentare il proprio Paese alle Olimpiadi e nella gara più difficile. Per questo motivo tutta la nazione si aspettava qualcosa da lui, anzi qualcosa di molto buono, visto che i suoi tempi cronometrici sulla distanza della maratona erano davvero eccellenti. Inoltre era stato spedito a Stoccolma dall’Imperatore in persona, desideroso di trovare, anche attraverso lo sport, un’ulteriore occasione di avvicinamento al mondo occidentale. Insomma, Shizo era carico di responsabilità nei confronti di molte persone: l’Imperatore (che era allora era considerato una divinità), il popolo giapponese, l’Università (dove era stata fatta una colletta per permettergli di partecipare alle Olimpiadi), i suoi illustri allenatori e naturalmente la famiglia. Suo padre era oltretutto un sacerdote shintoista e un fedele funzionario dell’Impero.

 

Cosa rappresenta la corsa per il protagonista quando è a contatto con la natura e come gara sportiva?

La corsa in natura è libertà assoluta, meditazione, osservazione, benessere, confronto con i propri limiti e sfida solo con se stessi. Così è per me, quando ancora mi avventuro sui sentieri poco battuti e corro piano o cammino da solo per qualche ora, quindi ho pensato che fosse stata la stessa cosa per Shizo. La corsa come gara sportiva è – sempre per me e per Shizo – costrizione, regole, rinunce, confronto con altri e spesso non alla pari, sopportazione. Che senso ha faticare, allenarsi duramente, concentrarsi, per lottare contro le lancette di un cronometro e gioire quando la lancetta dei decimi o dei secondi si ferma una tacca o due prima della volta precedente?

Certo se hai un Imperatore alle spalle (oggi si chiama sponsor) che seppur con gentilezza te lo impone…

Una storia di onore e di rinascita. Intervista a Franco Faggiani

Per Shizo il prendersi cura della collina dei ciliegi è una sfida o un modo per vivere un luogo nel quale trovare pace?

È prestare fede a un impegno preso, è l’unico modo per riscattare il proprio onore perduto. La prima volta che aveva promesso qualcosa a qualcuno (ovvero all’Imperatore) aveva fallito, aveva perso l’onore. Oggi quel che gli era successo in occasione delle Olimpiadi in Svezia farebbe sorridere. Ma immaginiamo allora come erano la cultura, le tradizioni e gli insegnamenti, tutti vocati al sacrificio per il bene della nazione.

«C’è sempre una seconda occasione e non bisogna farsela sfuggire», così gli dice a un certo punto il suo fedele amico Inoue, al quale proprio Shizo aveva offerto una seconda vita.

 

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La solitudine, il rapporto con la natura e il prendersi cura di essa possono essere visti come uno strumento di salvezza per il protagonista?

La solitudine per Shizo è occasione di meditazione, l’isolamento non gli pesa, anzi, è una specie di ritorno alla gioventù, quando correva libero nei boschi mentre la cura della natura è una specie di strada verso la redenzione. Siamo davvero utili solo se ci prendiamo cura di qualcuno o di qualcosa, in questo caso di un qualcosa di significativo, come i ciliegi, che sono piante sacre, o le foreste, che sono il grande tempio in cui vivono le divinità.

 

Shizo non racconta mai del suo passato. Non lo fa perché se ne vergona o perché sente il peso del fallimento?

Shizo racconta il suo passato a noi ma non a coloro che lo circondano. Lo fa solo alla fine, che poi è l’ultimo atto della sua redenzione. Racconta al massimo mezze verità e alla fine anche lui sembra quasi rimuovere il suo passato. «Un menzogna rimane tale, mentre una mezza verità, con il tempo, diventa una verità intera». Così dice Shizo. Quando, per necessità o timore, si è ingannato a lungo qualcuno che ci è molto vicino, più passa il tempo più diventa difficile raccontargli la verità. La soglia tra verità e menzogna è spesso un punto di non ritorno.

 

Ne Il guardiano della collina dei ciliegi il concetto del tramandare a chi verrà poi (nel libro ci sono tecniche di coltivazione, di allenamento fisico, morale, meditativo, artigianale) è una costante. Quanto dovremmo imparare anche noi a tramandare ciò che è il passato?

Tutto quel che facciamo dovrebbe poter essere tramandato. Parlo naturalmente di cose buone, utili, significative. Ci siamo già avviati su una brutta china, si tengono convegni sul riuso, il riciclo, la riparazione perché le risorse che abbiamo non bastano più, il clima sta cambiando rapidamente, è sotto gli occhi di tutti. L’agricoltura e l’allevamento, per dire due settori primari, dovranno affrontare danni irreversibili. Shizo e sua moglie oggi sarebbero due ambientalisti da prima linea, per la cura che hanno del territorio e perché adottano tecniche di coltivazione naturali non invasive. Forse più che alle tecnologie dovremmo far ricorso alle vecchie usanze. Ho scoperto, inserita nel cuore di una montagna una banca dei semi rari e antichi, di piante un tempo resistenti al clima e alle avversità della natura. Non si comprano ma si barattano. Potrebbe nascere lì l’inizio di una nuova storia.

 

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Una colonna sonora ideale per Il guardiano della collina dei ciliegi?

Le percussioni del gruppo musicale Kodo (giapponese, naturalmente) che suona i grandi tamburi Taiko, un tempo usati per spronare gli eserciti. Oggi si suonano in alcuni templi shintoisti per ingraziarsi i kami, le divinità. Kodo vuol dire “battito del cuore” e mi piaceva l’idea che Shizo sentisse il suo cuore tornare a battere nel silenzio delle foreste. È una tipologia di musica inusuale, muscolare e coinvolgente, che mi ha affascinato molto, tanto che l’ho persino citata nel precedente romanzo La manutenzione dei sensi.


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