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Una storia americana. “La fine dei vandalismi” di Tom Drury

Una storia americana. “La fine dei vandalismi” di Tom DrurySi potrebbe iniziare la recensione del romanzo di Tom Drury, La fine dei vandalismi (NN editore, traduzione di Gianni Pannofino) dalle ultime due pagine che fuori testo segnalano i personaggi “in ordine di apparizione”. Si tratta di ben 67 nomi e cognomi dei protagonisti.

Le locandine affisse fuori dai teatri indicano per l'appunto gli interpreti e i personaggi delle commedie, non solo quelli principali ma anche la cameriera, l'autista o lo strillone di giornali... Proprio quello che fa Drury premurandosi di indicare tutti i personaggi presenti nella sua storia senza distinzioni gerarchiche, solo in ordine di apparizione. Il termine apparizione è puramente teatrale.

“Commedia umana” è la summa dell'opera di Balzac. È dello stesso grande scrittore francese l'affermazione di voler fare della sua “commedia concorrenza allo stato civile”.

 

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Non è certo un caso che il libro di Drury sia il primo di una trilogia. Seguiranno A caccia di sogni e Pacifico. “Commedia” e “stato civile” degli abitanti di una contea americana. Nomi e cognomi, professioni, domicili, nascite e morti…

Siamo a Grafton, nella Grouse County, Iowa, centro degli Stati Uniti in cui la vita degli abitanti scorre senza particolari eventi. Si tratta di una comunità rurale dove tutti si conoscono e sanno tutto gli uni degli altri.Tanti protagonisti di volta in volta entrano in scena per lo più con la medesima rilevanza, come in una grande raffigurazione corale. Tanti microcosmi legati tra loro.

La storia dello sceriffo Dan Norman ha più rilievo sulle altre fin dalle prime pagine, insieme a quella della fotografa Louise Darling, e dell’ex marito di quest’ ultima, Tiny Darling, un ladruncolo da quattro soldi. Le loro vicende si inseriscono nelle storie di altri personaggi, agricoltori, pescatori, allibratori, predicatori e quant’altro. Impossibile ricordarli tutti, per questo abbiamo bisogno dell’elenco finale.Fino al 67° personaggio.

Una storia americana. “La fine dei vandalismi” di Tom Drury

Il romanzo di Drury si potrebbe classificare come un “elenco romanzato”. Se si incorre nel sospetto che si tratti di un esercizio di minimalismo, il pregiudizio viene smentito dalla quantità dei personaggi descritti che formano una rete di contatti e relazioni proprie del vissuto umano. Nella Contea sfila l'umanità. Lo “stato civile” esce dalle pastoie burocratiche ed entra nel vivo, nella pelle del vissuto “americano”. In un certo tessuto, quello appunto della “Contea”, luogo deputato di fatti e persone. Che le persone prevalgano sui fatti, è indicativo di quanto l'autore voglia controllare e comunicare.

Non ci si può esimere dalla connotazione geografica: in nessun altro paese del mondo se non negli U.S.A. potrebbe svolgersi la narrazione di La fine dei vandalismi. Romanzodelicato senza eccessi e violenze che contrasta con la più frequente narrazione dell'America metropolitana. Leggendolo, condizionati appunto dal più esperito modello letterario americano, ci si aspetta che succeda qualcosa di eclatante, e invece la trama sembra seguire la naturale storia della Contea con eventi che non alterano l’indole pacifica dei personaggi. Che sia un pacifismo indotto dalla ristrettezza ambientale, dalla solitudine interiore e dalla inerzia mentale, lo si può pure intuire, senza per questo perdere il senso di pregnanza e continuità umana che caratterizza la presenza dei molti personaggi.  

Vecchi e giovani, mariti e mogli, madri e padri, fratelli e sorelle, amici, parenti, conoscenti, sceriffi, mestieri, matrimoni, divorzi, funerali, abitazioni, case mobili, stanze adibite a luogo sacro, prediche, alcol e droga, ospedali, chiusure e aperture di negozi, partenze e arrivi, ritorni, consigli comunali, elezioni, candidature, maternità, aborti… La Contea-Mondo dipana la vita lungo le sue strade, sentieri, campagne.

 

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Lo “stato civile” non manca di registrare un neonato trovato in un carrello di un supermercato. Lo sceriffo trova la madre che lo ha abbandonato ma non l’arresta e la indirizza verso una casa di cura. Nessuna acida morale, nessuna bigotta giustizia, nessuna vendetta, solo un’appartenenza primigenia. Nessuna offesa a chiamarla provinciale. Stati e stadi umani descritti da Drury con sincera partecipazione e commozione, senza mai sfociare nell'enfasi. Antropologia e sociologia imparziale, empatica, mai moralistica, mai esasperata, tenuta sempre a un livello stilistico che non si compiace di acrobazie formali e contenutistiche.

Una storia americana. “La fine dei vandalismi” di Tom Drury

Uno scenario variegato della vita in una provincia americana alla fine del ventesimo secolo. I dati offerti dallo scrittore sono precisi, impossibile equivocarli: quanto è lontano il “sogno americano”. L'universale che emerge dal racconto è in misura della elementarità della descrizione che fa della Contea l'archetipo di ogni vissuto umano. 

Dan Norman, Louise Darling, Tiny Darling, Johnny White, Joan Gower, Mary Montrose… I nomi dei nostri vicini di casa. la Contea è il nostro quartiere, la nostra via, il nostro condominio, il nostro pianerottolo, il nostro nido, la nostra tana…

Il titolo deriva dal tema di una festa contro i vandalismi, allestita nella palestra della scuola dove dei ragazzi costruiscono con materiali di recupero una scultura dedicata alla lotta contro il vandalismo. Quale migliore simbolo? Ogni frammento di vita non va disperso. Drury non lascia nulla di intentato, non disperde nulla dell'esperienza umana.


Per la prima fonte, la foto è qui.

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