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Una “stanza delle meraviglie” può salvare una vita umana?

Una “stanza delle meraviglie” può salvare una vita umana?Se Thelma, una mamma, riuscirà a realizzare tutti i desideri, strambi e incantevoli, del “quaderno delle meraviglie” di suo figlio allora potrà salvargli la vita.

Questo è il labile gioco in cui si cimenta Thelma, protagonista del romanzo La stanza delle meraviglie di Julien Sandrel, tradotto da Manuela Maddamma e pubblicato da Rizzoli.

Thelma è una donna in carriera di quarant’anni, direttore di marketing di un grande gruppo di cosmetica di Parigi. Per il lavoro ha sacrificato tutto pur adorando suo figlio adolescente Louis che ha cresciuto da sola.

Un sabato mattina Louis tenta in tutti i modi di parlare con sua madre poiché si è preso la prima cotta per una ragazzina e sente il bisogno di chiederle consigli ma, ancora una volta, Thelma deve sottrarsi alle incombenze materne per dedicarsi al lavoro.

 

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Solitamente Thelma si auto assolve per le sue mancanze dicendosi: «Non sei una madre perfetta, una moglie perfetta, una donna perfetta, ma fai del tuo meglio quando affronti le cose». Ma quel giorno accade un fatto che non potrà mai perdonarsi.

Mentre il figlio le chiede un aiuto lei non ascolta, non vede nulla poiché è al telefono con il suo capo.

Dentro di sé si dice che deve smettere di preoccuparsi del ragazzo che ormai è grande, eppure una parte di sé è tesa e in apprensione:

«Ho notato le cuffie incollate alle orecchie, e ricordo con chiarezza di aver sperato che non avesse il volume alto, e che sapesse destreggiarsi bene a quella velocità. Poi ho scosso la testa dicendomi che era grande, ormai, che dovevo smetterla di stare in ansia di continuo per lui, per tutto, per niente, specialmente per niente.»

Una “stanza delle meraviglie” può salvare una vita umana?

Louis prende il suo skateboard e si lancia in una frazione di secondo per una strada di Parigi rimanendo vittima di un grave incidente. La vita di Thelma muta inesorabilmente e drasticamente.

La diagnosi di Louis è coma profondo ed è tenuto in vita solo dalle macchine.

Thelma cade in una profonda depressione da cui nulla e nessuno possono salvarla finché un giorno trova sotto il materasso di suo figlio il “quaderno delle meraviglie” contenente tutti i sogni e i progetti che il ragazzo vuole portare a termine durante la sua vita:

«Mio carissimo, mio prezioso quaderno delle meraviglie, ti affido l'elenco di tutte le esperienze che mi piacerebbe fare prima di morire: le mie meraviglie. È un po' come un elenco dei sogni, ma non esattamente, visto che ci ho messo solo cose che mi sembrano realizzabili. È un elenco aperto. Lo riempirò man mano, quando penserò a qualcosa, a qualcuno, a una cosa particolarmente bella e profonda. Siccome non conto di morire presto, ti ho scelto abbastanza spesso, mio caro, mio prezioso quaderno delle meraviglie.»

 

Dal XVI secolo al XVIII secolo, i collezionisti erano soliti conservare raccolte di oggetti straordinari per le loro caratteristiche intrinseche ed estrinseche nelle Wunderkammer. Si trattava di camere delle meraviglie o gabinetti delle curiosità utili soprattutto a fare volare la mente in luoghi lontani e così fa Louis solo che invece di oggetti fisici raccoglie sogni da realizzare.

Dal momento del ritrovamento del quaderno Thelma si dedicherà anima e corpo ai sogni di suo figlio per poterglieli raccontare in lunghi monologhi pieni di speranza di tenerlo in vita e contemporaneamente riscopre se stessa e il suo istinto materno sopito:

«Istinto materno. Non avevo mai capito davvero il significato di questa espressione. Adesso invece era sconvolgente constatare quanto fosse precisa, e vera. L'istinto materno è quella cosa che ti fa vedere quello che gli altri non possono vedere, sentire profondamente i cambiamenti. Io sentivo Louis.»

Una “stanza delle meraviglie” può salvare una vita umana?

 Per il suo carattere risoluto e caparbio nasce spontaneo paragonare la Thelma madre di Louis alla nota Thelma protagonista del celebre film Thelma e Louise diretto da Ridley Scott e interpretata da Susan Sarandon. Entrambe vivono la vita come una sfida, un viaggio vissuto più come volo di per sé che come certezza del risultato finale. Sandrel stesso pone le medesime affinità iniziando il romanzo con una frase tratta dal film:

«So, tell me somethingh, Miss Thelma. How is it you any kids? I mean God gets you something special, I think you oughta pass it on.»

 

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La stanza delle meraviglie, essendo un romanzo che fa riflettere sul potere della parola come metodo per fuggire dalla solitudine, mi ha richiamato alla memoria un altro importante film: Parla con lei di Pedro Almodovar. Il regista e l'autore Sandrel evidenziano come, anche a causa della situazione di coma dei personaggi, le persone siano fondamentalmente sole anche nella vicinanza fisica e la narrazione pare essere l'unica arma per sfuggire a questa condizione.

La stanza delle meraviglie è stato un titolo che ha conquistato gli editori di venti paesi nel mondo, in particolare ha fatto breccia in occasione della fiera di Francoforte. In Italia l'asta di competizione era con sette editori. Il prossimo passo sarà la realizzazione del film.


Per la prima foto, la fonte è qui.

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