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"Una ragazza affidabile", un esordio sorprendente

"Una ragazza affidabile", un esordio sorprendenteUna ragazza affidabile (Giunti, 2018) è l'interessante romanzo d'esordio di Silena Santoni, professoressa fiorentina, nelle librerie daieri.

Agnese, voce narrante, è un'elegante signora che risiede da molti anni ad Ancona, dove conduce una tranquilla vita borghese col marito medico e due figlie poco più che ventenni. Ha una bella casa, un lavoro soddisfacente e nessun legame con il passato: nata e cresciuta a Firenze, ha abbandonato presto la città toscana, dove è rimasta a vivere solo la sorella Micaela, con cui non è mai andata molto d'accordoe che non rivede da anni.

Un giorno, però, è costretta a recarsi a Firenze per disporre dell'eredità di una vecchia zia, che ha lasciato alle due sorelle il suo appartamento. Agnese parte malvolentieri, decisa a rinunciare all'ereditàe a donare alla sorella la sua parte, per tornarsene a casa nel più breve tempo possibile, ma il ritorno a Firenze assume fin dai primi istanti una piega inaspettata. È costretta infatti a confrontarsi con Micaela, che ha fatto scelte di vita diametralmente opposte alle sue e conduce un'esistenza precaria e solitaria, ma che nel complesso appare più tranquilla e soddisfatta di lei. Il viaggio diventa quindi per Agnese un'occasione per rivivere tutta la propria esistenza, a partire dagli anni giovanili e dal rapporto già allora negativo con Micaela, sempre così bella e brillante mentre lei doveva combattere con i chili di troppo e l'emarginazione da parte dei compagni di scuola. Sullo sfondo delle vicende personali appare anche l'Italia turbolenta e problematica degli anni Settanta, tra rivolte giovanili e attentati terroristici.

 

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E mentre il disagio per questo ritorno si somma all'ansia per le figlie lontane, in vacanza in un luogo irraggiungibile da cui non arrivano più  notizie, in Agnese si riaprono vecchie ferite mai rimarginate, a partire dall'amore irrisolto per il cugino Sergio. Quello che poteva apparire come un romanzo psicologico sul contrasto caratteriale tra le due sorelle si rivela però, pagina dopo pagina, percorso da una inattesa vena noir, che solo nelle ultime righe troverà la sua collocazione.

Alla vigilia dell'uscita di Una ragazza affidabile, Silena Santoni ha incontrato in anteprima un gruppo di blogger e giornalisti negli uffici milanesi della casa editrice Giunti.

"Una ragazza affidabile", un esordio sorprendente

Qual è per lei il tema di fondo del romanzo?

Per molti anni ho pensato che la volontà bastasse a regolare l'esistenza, poi ci ha pensato la vita a farmi cambiare idea, riservandomi tragedie e batoste inattese.

La volontà e l'educazione ricevuta contano tanto, ma per me il caso influisce moltissimo nelle nostre vite, e mi sembra che questo sia il tema che ho sviluppato, quasi inavvertitamente, in questo romanzo. Solo dopo averlo scritto mi sono resa conto che contiene una visione pessimistica dell'esistenza, in contrasto col fatto che io mi ritenga un'ottimista, ma negli strati profondi di noi giocano tanti altri elementi.

È anche questo ad aver dato il tono noir al romanzo. Io non credo di poter diventare una scrittrice di thriller o di noir, ma oggi viviamo in un'atmosfera d'inquietudine e precarietà che non è solo fuori di noi, ma anche dentro di noi: certe volte non sappiamo  nemmeno chi siamo noi stessi. Pensate solo alla quantità di femminicidi a opera di uomini che non avremmo mai pensato capaci di commettere qualcosa del genere. Non siamo in grado di conoscere e prevedere fino in fondo le nostre reazioni e i nostri comportamenti: questo tema mi affascina da sempre.

Di sicuro non volevo raccontare una storia edificante e rassicurante, perché sono più attratta da ciò che c'inquieta e che ci fa riflettere. L'idea iniziale, comunque, è venuta durante una settimana bianca in montagna, dal clima pessimo, in concomitanza con l'incidente accaduto a Schumacher, che mi aveva fatto riflettere molto.

 

Il libro spiazza un po' il lettore, che lo inizia pensando che si tratti solo della storia conflittuale fra due sorelle, ma poi viene coinvolto in una parallela vicenda noir, fino al sorprendente finale. Quando ha iniziato a scrivere pensava già di dare così importanza a questo secondo aspetto?

Probabilmente il mio obiettivo primario era la storia delle due sorelle e delle casualità delle nostre vite, però avvertivo l'esigenza di dare al libro qualcosa di più attraverso un colpo di scena, e devo dire che quando ho iniziato a scrivere avevo già chiara la struttura fino alla fine.

 

Esiste un sottofondo di banalità del male?

Ho difficoltà a parlare del male. Nessuna delle due sorelle rappresenta del tutto il male, direi che sono solo molto umane. La banalità del male è una cosa molto più strutturata, codificata, non esiste in nessuna delle due protagoniste: casomai possiamo parlare di banalità del caso.

"Una ragazza affidabile", un esordio sorprendente

Il libro ha una doppia anima, e non solo nelle due sorelle, che presentano caratteri opposti. Lei è un po' in tutte e due?

Io sono figlia unica, quindi la scelta di raccontare il rapporto tra due sorelle l'ho fatta per due ragioni: la prima, perché m'incuriosiva indagare una condizione che non mi appartiene, la seconda perché, proprio per questo, mi lasciava più libera dal punto di vista affettivo e mi permetteva di sottolineare maggiormente certi aspetti negativi.

Le due sorelle sono le due facce di una medaglia ma io non sono nessuna delle due, e ci tengo a dirlo. Non ho nemmeno voluto loro particolarmente bene, proprio perché le sento infinitamente distanti da me, anche se ho dato loro qualcosa dei miei ricordi e dei luoghi in cui ho vissuto, sia pure trasfigurati. Non volevo parlare di me.

Quando parliamo di noi, di rado riusciamo a essere obiettivi, e poi ognuno tende a vedere la propria vita come la cosa più interessante del mondo, peccato che spesso non sia così anche per gli altri. Ho sempre mantenuto le distanze tra me e i miei personaggi, però provo indulgenza e pietà per i loro errori e le loro fragilità, che possono appartenere a ognuno di noi. Non sono in una posizione giudicante.

 

Che ruolo ha nella sua vita il mestiere della scrittura?

Ho sempre adorato scrivere, ho passato la vita a scrivere di tutto per gli amici e per i presidi delle scuole dove insegnavo. Da giovane sognavodi scrivere un romanzo, poi sentivo di chi iniziava a scriverne uno e si fermava dopo dieci pagine, così mi autocensuravo: non avevo mai osato perché non volevo fare la stessa fine.

Ho avuto bisogno di una lunga incubazione, durante la quale sono stata impegnata a costruirmi una vita concreta, finché è arrivato il momento di provare, incoraggiata dal marito e dagli amici, così ho superato le famose dieci pagine.

 

Ho trovato molto interessante la parte in cui si ricordano le lotte femministe.

Ho respirato quel clima, e ne sono rimasta influenzata, pur restando un po' ai margini. Tendo a essere un lupo solitario, mi è difficile inserirrmi nei gruppi organizzati.

Non ho vissuto in prima persona alcune cose che descrivo, e che sono filtrate dall'immaginazione, ma mi sono riletta molte testimonianze dell'epoca.

 

Che fine ha fatto oggi il femminismo?

Le istanze di allora sono state assorbite dai cambiamenti della società. Le ragazze di oggi non sono femministe perché in realtà non ne hanno bisogno.

"Una ragazza affidabile", un esordio sorprendente

Ci sono tanti riferimenti a personaggi esistiti. Il lavoro di ricerca storica è stato impegnativo?

No, in realtà è stato brevissimo. Il personaggio di Sergio mi è stato ispirato da Guido Rossa, quel sindacalista operaio della Fiat che fu giustiziato per aver denunciato un collega che faceva volantinaggio per le Brigate Rosse. Luca Mantini era il terrorista fiorentino, arrestato mentre faceva una rapina, con cui Micaela ha una storia. Per il famoso comizio di Luciano Lama alla Sapienza di Roma ho riletto le cronache dell'epoca.

 

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Era fondamentale che le due sorelle sfiorassero questi avvenimenti?

Sì, perché erano funzionali alla storia. Dovevo giustificare le vicende personali delle protagoniste.

 

Le famiglie in questo libro sono viste solo in negativo.

Sono cresciuta in una famiglia serena, accudente e allegra, quindi non ho niente a che vedere con le famiglie poco equilibrate dei personaggi. Per la madre delle due sorelle mi sono ispirata a una mia amica pianista. Facendo teatro da anni in una compagnia amatoriale, conosco bene e pratico l'ambiente svagato degli artisti, ma i miei sono comunque personaggi inventati. Non ci sono riscontri nella realtà.

 

Le protagoniste sarebbero state diverse se non fossero partite?

Mi sono chiesta spesso che libro avrei scritto facendo agire le protagoniste in modo diverso. Un rapporto conflittuale tra sorelle nell'infanzia non è per nulla anomalo: io non ho figli, ma vedo spesso come si comportano quelli dei miei amici, o i miei studenti.

I conflitti di solito si ricompongono, ma ad Agnese e Micaela questo non succede, anche perché smettono di vedersi. Entrambe hanno comunque grosse responsabilità: singolarmente hanno anche lati positivi, ma quando sono insieme sviluppano un rapporto disturbante. Questo accade perché non hanno mai superato il passato, l'hanno solo rimosso.

 

In questo libro, tra l'altro, manca l'amore.

Agnese e Micaela sono troppo disturbate per vivere un sentimento puro come l'amore. C'è un amore, ma è malato, ossessivo e irrisolto.

 

Ha pensato a un target di lettori?

Donne dai quaranta ai sessant'anni, che poi mi dicono essere il nucleo principale dei lettori. Ma se dovesse piacere anche ai maschi e alle persone più giovani ne sarei molto lusingata!

 

Adesso che ha trovato il coraggio di scrivere un romanzo il suo rapporto con la scrittura è cambiato?

Credo di aver trovato il piacere, ora ne avverto la voglia e anche il bisogno. Ho girato un bel po' intorno alla storia prima di mettermi a scriverla, adesso sto già armeggiando attorno a un'altra idea, ma devo occuparmi del lancio di questo libro, e non posso dedicarmi a troppe cose insieme. Quando scrivo devo concentrarmi solo su quello.

 

È soddisfatta di questo romanzo?

Ni: sono molto severa con gli altri e lo sono anche con me stessa. Si può fare di meglio.


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Per la prima foto, copyright: Sharon McCutcheon.

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