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Una ola per la nostra sopravvivenza. “Possiamo salvare il mondo, prima di cena” di Jonathan Safran Foer

Una ola per la nostra sopravvivenza. “Possiamo salvare il mondo, prima di cena” di Jonathan Safran FoerÈ uscito il 26 agosto scorso, edito da Guanda nella traduzione di Irene Abigail Piccinini, l’ultimo libro dello scrittore americano Jonathan Safran Foer: Possiamo salvare il mondo, prima di cena. Dopo dieci anni dall’ultimo saggio sul tema – Se niente importal’autore ritorna sul mondo degli allevamenti intensivi, cambiando prospettiva. Se nel primo saggio motivava la sua scelta di aderire a un regime vegetariano illustrando le condizioni di vita disumane degli animali, in questo libro l’attenzione si concentra invece sull’impatto che l’allevamento industriale, allo stato attuale, ha sul nostro pianeta in termini di inquinamento.

Possiamo salvare il mondo, prima di cena – dal più perentorio originale We are the weather. Saving the planet begins at breakfastè un atto di denuncia, un appello accorato al lettore di prendere consapevolezza della crisi climatica in cui stiamo vivendo. Le prime settanta pagine sono dedicate perciò a mostrare come la narrazione legata al cambiamento climatico abbia peccato essenzialmente in tre direzioni.

Primo: non è riuscita a mostrare al pubblico la sua reale entità e la conseguente pericolosità dei comportamenti dell’uomo.

Secondo: nelle poche volte in cui è riuscita a penetrare le coscienze, ha fatto apparire il cambiamento climatico come una cosa molto distante dalla nostra realtà quotidiana (e con nostra intendo a dire a quella dell’uomo del “primo mondo”, europeo o statunitense soprattutto).

Terzo: è passata l’idea errata che il cambiamento climatico è una cosa tanto grande che nessun comportamento individuale potrà mai combatterlo. «Niente di più sbagliato» afferma Safran Foer, e ci mette 320 pagine per dimostrarlo.

 

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Contro la logica disfattista del “Ma che posso fare io, da solo, per impedire il cambiamento climatico?” o “Ma è inutile che lo faccio io se tutti gli altri non lo fanno”, lo scrittore spiega come in realtà la nostra influenza su chi ci circonda è forte e che solo tutti assieme possiamo fare la differenza, ma è anche vero che il cambiamento parte da ognuno di noi.

Un biglietto aereo non preso, un solo pasto senza carne sono un primo passo per salvare il mondo e di certo non bastano da soli a farlo, ma non per questo non devono essere fatti. L’autore, per spiegare questo concetto si rifa a una semplice immagine, che tutti conoscono: la “ola” dello stadio.

«Io non ho mai fatto cominciare una ola a una partita di baseball. Una ola non richiede nessun tipo di iniziativa se non quella di partecipare.

Non ho mai provato la sensazione che una ola mi raggiungesse nel momento esatto in cui mi sentivo travolto dall’entusiasmo. Una ola non richiede sentimento; genera sentimento.

Non ho mai resistito a una ola.»

Una ola per la nostra sopravvivenza. “Possiamo salvare il mondo, prima di cena” di Jonathan Safran Foer

Per cambiare le nostre abitudini, non è necessario un agire concertato come non serve nella ola, in cui nessuno inizia ma cui tutti partecipano senza neanche pensare a ciò che stanno facendo.

Così non bisogna vedere il cambiamento delle nostre abitudini come un sacrificio, uno sforzo individuale da farsi prima o poi – e che perciò continuiamo criminosamente a rimandare a domani. Partecipando a una ola, neanche ci accorgeremo di avere iniziato a cambiare il mondo.

Solo dopo questo preambolo, in cui sfodera tutta la sua arte retorica, servendosi di esempi del passato, storie e racconti per illustrare il suo punto, Safran Foer inizia ad affrontare il tema principale della sua opera. («Questo libro parla dell’impatto dell’allevamento sull’ambiente. Eppure sono riuscito a nasconderlo per le 75 pagine precedenti.» Scrive lo stesso a pagina 76.)

Allora si sveste dei panni dello scrittore e indossa quelli dell’attivista, citando dati e accumulando informazioni che mostrino come l’allevamento di massa stia influendo per grandissima parte sul cambiamento climatico del nostro pianeta, grazie alle incredibili quantità di anidride carbonica, metano e altri gas che rilascia, direttamente e non, nell’atmosfera. Un’analisi, presentata per punti, senza edulcorazione, che tratteggia con una secchezza spaventosa la situazione in cui ci troviamo ora.

 

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Safran Foer con questo saggio finisce per mettere il lettore con le spalle al muro, ma non gli impone una strada, lasciandolo libero di scegliere la via che preferisce. Rispetto al libro precedente, infatti, la trattazione è molto più problematizzata.

Una ola per la nostra sopravvivenza. “Possiamo salvare il mondo, prima di cena” di Jonathan Safran Foer

Perciò, come ha fatto invece in passato, lo scrittore non ricopre più il ruolo del professore che insegna cosa sia giusto e cosa sbagliato al lettore, provando dati alla mano come lui abbia ragione e la sua sia l’unica scelta sensata. Preferisce invece mettersi in gioco, proponendo soluzioni e argomentando le ragioni della sua scelta, ma sempre tenendo presente di non possedere la verità e che le obiezioni che gli si possono muovere sono altrettanto sensate che le sue argomentazioni. Spesso, inoltre, mette in luce i suoi difetti e l’incoerenza del proprio comportamento.

Questo perché, al posto di creare dei muri fra chi ha ragione e chi no, il suo obiettivo questa volta è coinvolgere il maggior numero possibile di persone nella ola, nella partita in cui è in palio la nostra sopravvivenza come specie.

Chi scrive augura che ci riesca.


Per la prima foto, copyright: Nagy Arnold su Unsplash.

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