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Una nuova opera di Joyce in Italia: “Finn's hotel”

James Joyce, Finn's hotelScrivere di Joyce e dire qualcosa di innovativo, tracciare nuove piste critiche o proporre nuove prospettive di analisi della sua opera... si tratta in sostanza di uno scopo poco realizzabile, di un sogno a cui certo molti giovani e non più giovani critici aspirano, ma che nel concreto è poco praticabile. Sul più famoso autore irlandese, infatti, simbolo del suo Paese e, in buona sostanza, simbolo di una certa stagione culturale del Novecento, è già stato detto quasi tutto. Ovvio che il discorso vale per tutti i grandi della letteratura: uomini e donne che, con le loro opere, hanno contribuito alla crescita morale e culturale dell'umanità, e su cui sono stati versati fiumi, mari e oceani di inchiostro (magari anche digitale) per analizzare ogni più oscuro angolo della loro scrittura.

Eppure ogni tanto qualche sorpresa può anche capitare. Pochi mesi fa è stato pubblicato in Italia un libretto intitolato Finn's hotel, da Gallucci (traduzione di Ottavio Fatica), editore non nuovo a operazioni di questo tipo. L'autore, appunto, è James Joyce e si tratta di un'opera non nota prima al pubblico. Il testo è corredato da un'introduzione, una nota del traduttore e una postfazione, che costituiscono l'elemento interessante per chi si voglia avvicinare all'opera vera e propria. Diciamolo, anche con il rischio di sembrare superficiali: Joyce non è semplice, è poco pensabile affrontare un suo lavoro come si leggerebbe un romanzo sotto l'ombrellone. Una guida, quindi, è necessaria. Non siamo ancora ai picchi dell'opera successiva, per cui secondo il curatore si tratta di una buona introduzione per chi voglia affrontare la lettura (ma sarebbe meglio dire lo studio?) di Finnegans Wake.

Di che cosa si tratta, nel concreto? Finn's hotel è una via di mezza tra un'opera conclusa e un quaderno di appunti, tra una raccolta di racconti e degli abbozzi preparatori per l'opera successiva, Finnegans Wake. In effetti, l'idea di base prevedeva che Finn McCool dormisse presso l'argine del fiume, e sognasse la storia irlandese. Joyce raccoglie del materiale, a volte poche pagine, altri spezzoni molto più lunghi e con una loro autonomia narrativa, mentre sta pensando alla sua nuova fatica dopo l'Ulisse, uscito nel 1922. L'Irlanda era appena diventata uno stato indipendente, e la coincidenza di date influenza la stesura di Finn's hotel, che si può in qualche modo considerare una grande riflessione sulla storia irlandese e sulla cultura contemporanea. Non certo un ritratto sociale, vero protagonista dei Dubliners; più un discorso a mezzo tra l'onirico e il profetico, che ripesca e mescola molti elementi della tradizione anche leggendaria o semileggendaria (per esempio Tristano e Isotta o san Patrizio) e li altera in nuove forme.

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Finn's hotelQuesto testo, dunque, del 1923, si può considerare un'opera autonoma, che ha forti legami con la successiva ma conserva una sua struttura peculiare. Non tutti gli episodi, infatti, furono poi assimilati nel romanzo e restarono per tale ragione "sepolti" fino alla pubblicazione di questo volumetto. Il quale, appunto, va comunque considerato un'opera a sé; numerosi sono i materiali manoscritti preparatori di Finnegans Wake, in alcuni casi quasi illeggibili perché caotici o scritti con grafia incomprensibile.

Se per l'Italia la pubblicazione è una novità, ormai da vent'anni il testo è uscito in Gran Bretagna, accompagnato da diffidenza, soprattutto relativa al fatto che il manoscritto costituisca un'opera in sé conclusa e autonoma. Esso infatti era stato "sotto gli occhi di tutti e in passato" era stato analizzato da "non pochi illustri studiosi". Dopo il ritrovamento a Parigi di una serie di carte preparatorie a Finn's hotel l'interesse si è radicalmente modificato ed è cresciuto, fino a portarci oggi ad avere un elemento in più per la comprensione dell'opera di Joyce

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