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Una lettura speciale. “Tracce dal silenzio” di Lorenza Ghinelli

Una lettura speciale. “Tracce dal silenzio” di Lorenza GhinelliCi sono molti passaggi che rendono l’ultimo romanzo di Lorenza Ghinelli una piacevole lettura, ma ci sono almeno due dettagli che lo rendono una lettura speciale. Uscito per Marsilio, Tracce dal silenzio ha questo: la consapevolezza che i gesti umani hanno sempre una radice e che le persone non cambiano. Capirlo è come sporgersi sopra l’abisso, scrutarlo e farsi scrutare.

Nina ha dieci anni, ed è una bambina fortunata, nonostante tutto. È sorda, ma ha un apparecchio che le permette di sentire, quando è acceso, o di piombare in una specie di silenzio confuso, se spento. Non è un fatto accidentale. In più di un’occasione, la scienza ha affermato che, perdendo uno dei sensi, altri si acuiscono. A Nina sembra sia successo qualcosa di molto simile; da quando non sente il mondo fuori, quello convenzionale, ne sente un altro, più nascosto, sottostante a quello che gli altri riconosco come reale. C’è una musica a svegliarla nel cuore della notte, all’una, per la precisione. È una musica che arriva da un luogo difficile da identificare. È fuori, ma fuori dove? C’è uno schermo, quello del citofono, in fondo alle scale di casa sua, che permette a Nina di sbirciare al di là del portone dell’ingresso, nella via, per cercare di cogliere la fonte di quella musica degli anni Trenta.

 

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Nina ha un fratello, Alfredo. Un ragazzo bravo che frequenta le superiori, la seconda, e che ama una profuga afghana, sopravvissuta alla guerra, alla morte, alla cattiveria umana. Gli altri, la loro malvagità, l’hanno resa ancor più comprensiva, a differenza di Rasha, la sua compagna di disavventura, profuga come lei, con la quale condivide una casa famiglia e il banco della stessa classe di Alfredo. Rasha è terra bruciata, arida e agguerrita. Ai traumi ognuno reagisce come può.

Nina ha anche i genitori. Sara è una donna ancora bella e desiderabile, Marco la trova irresistibile, ma lei non riesce a perdonargli la leggerezza che ha condotto la figlia a perdere l’udito. È fredda, distante e distaccata. Certe volte, Marco crede che Sara lo odi e, forse, in un certo senso è vero. Ma l’amore e l’odio sono due facce della stessa medaglia, proprio come Sara e Marco.

Una lettura speciale. “Tracce dal silenzio” di Lorenza Ghinelli

Nina non ha più i nonni. Ha però una nuova vicina, ora che si sono trasferiti in una casa a due piani, non lontana dal parco. E la vicina è la candidata ideale per fare da nonna. È gentile e sa fare le torte, ha un cane, Furia, che si accuccia volentieri sul divano dopo averle leccato la mano, e una destrezza eccezionale nello scuoiare i conigli. Proprio come i veri nonni di Nina. Le viene facile affezionarsi alla vecchietta.

Nina ha anche paura. Per colpa di quella musica che le risuona in testa, all’una di notte, quando il mondo dovrebbe tacere perché lei, l’apparecchio, l’ha tolto. Ascanio, il dottore che la ha in cura, dice che è normale. I suoni si trovano nel cervello, lei non è nata sorda, ha memoria del rumore del mondo. È perfettamente normale, deve solo avere pazienza, con il tempo si abituerà del tutto a questa sua nuova condizione.

Nina non ne è convinta. Anzi, la spiegazione la fa sentire tradita dal mondo degli adulti. Lei sa bene che quello che sente è come il rumore del sogno. Meglio, è come la musica che emerge da uno spazio che sta in mezzo. Se il mondo fosse una torta, come quella che Rebecca le ha insegnato a fare, una torta a strati, quindi una base di frolla con sopra la crema e un coperchio di impasto, allora, di notte, quando la musica parte, lei si muoverebbe nella crema, in mezzo tra reale e non reale.

Una lettura speciale. “Tracce dal silenzio” di Lorenza Ghinelli

Nella notte, nello stesso momento in cui la piccola Nina viene svegliata dalla canzone di inizio secolo, un assassino diffonde il terrore nella cittadina. Nel parco hanno ritrovato morto Lauro, un compagno di scuola di Alfredo. Lauro, complice l’amico Fabio, ha stuprato una ragazza e il suo assassinio non trova molte lacrime negli occhi dei compagni di scuola. E quando a Fabio sta per toccare la medesima sorte, Alfredo si ritrova invischiato in una storia molto più grande di lui. Nina stessa, dallo schermo del citofono, vede più di quanto dovrebbe vedere. Nur e Rasha vengono travolte da una vicenda che non avevano calcolato quando hanno raggiunto l’Italia mettendosi in salvo.

 

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Lo stile di Tracce del silenzio è controllato, sapiente, non ci sono parole in eccesso e nemmeno in difetto. Le descrizioni sono plastiche, è come muoversi in un quadro, vedi la strada, le scale, il parco, la scuola, i muri, il cielo, la cantina, le bici, i ragazzi, il presente e il passato che si intrecciano come le radici delle querce si intrecciano tra i granelli di terra.


Per la prima foto, copyright: Kristina Flour su Unsplash.

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