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Una grande testimonianza di resilienza. “Gli angeli dei libri di Daraya” di Delphine Minoui

Una grande testimonianza di resilienza. “Gli angeli dei libri di Daraya” di Delphine MinouiAi libri si può chiedere svago e divertimento come comprensione e conforto. È proprio uno degli aspetti affrontati in Gli angeli dei libri di Daraya, di Delphine Minoui edito da La nave di Teseo e tradotto da Vincenzo Vega.

È una fotografia ad accendere l’interesse dell’autrice ormai da anni specializzata nel mondo siriano. La foto è stata pubblicata in un gruppo Facebook chiamato “Humans of Siria”. Non ci sono proiettili né sangue sulla scena ma solo due uomini accanto a degli scaffali di libri. La didascalia spiega che si tratta di una biblioteca nel cuore segreto di Daraya, a pochi chilometri da Damasco. La Daraya assediata dall’esercito siriano di Assad da quattro lunghi anni.

Così, attraverso una connessione internet di fortuna, l’autrice decide di rintracciare l’autore della foto, Ahmad Mudjahed, uno dei cofondatori di quella guerra sotterranea, e di contattarlo.

Ahmad le racconta le condizioni della sua città. Daraya è devastata, dilaniata dalle bombe e affamata dal regime. I bombardamenti sono incessanti e c’è poco con cui riempirsi la pancia, i bambini nati durante la guerra non sanno neppure com’è fatta una mela ma per fortuna ci sono quelle «letture sfrenate con cui nutrirsi la mente».

 

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Ahmad racconta alla giornalista Minoui di come lui e molti altri hanno deciso di reagire al regime costruendo una «fortezza di carta». In uno scenario di piena desolazione hanno realizzato «quella piccola vittoria contro il caos».

Il racconto dell’uomo è avvincente ma Minoui si chiede come riportare ciò che non si vede, come combattere la disinformazione e il rischio di storpiare la realtà ma sa che chiudere gli occhi significa condannarla al silenzio.

È così che sceglie di ascoltare la loro storia.

Una grande testimonianza di resilienza. “Gli angeli dei libri di Daraya” di Delphine Minoui

Tra una detonazione e l’altra Ahmad racconta di come tutto è cominciato. È il 2013 quando un gruppo di giovani ragazzi gli chiede aiuto per recuperare alcuni libri. Zigzagano tra le macerie raccogliendo pile di volumi per poi riporli nel cassone di un pick-up quando da un momento all’altro potrebbero tornare a piovere dal cielo barili bomba. Attorno a loro tutto cade, tutto diventa polvere e cenere, mentre quaranta giovani volontari raccolgono in uno scantinato sotterraneo migliaia di volumi. Spolverano, puliscono, catalogano in ordine alfabetico e per argomento e stilano perfino un regolamento da rispettare. All’interno di ogni volume appongono il nome del proprietario affinché alla fine della guerra ognuno possa recuperare ciò che gli appartiene. Oltre 10.000 volumi di narrativa araba e straniera vengono così messi gratuitamente a disposizione degli abitanti della città.

 

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Contemporaneamente alla biblioteca nascono aule di dibattito, emergono opinioni, schede di lettura e persone che apparentemente non hanno nulla in comune si riuniscono attorno ai libri. 

Ai libri chiedono conforto, ascolto. Sono l’amico rassicurante o lo psicologo che non hanno. Diventano un mezzo, un ponte che li unisce e che li accomuna. Sono ciò che li mantiene vivi, ciò che li conserva umani, perfino in trincea.

«In quel santuario circondato da rovine, moltiplicano i riferimenti, esplorano nuove idee, arricchiscono ogni giorno il proprio bagaglio culturale, come se ognuno di loro accendesse una candela e tutte le candele insieme aiutassero a trovare l’uscita dal buio».

Una grande testimonianza di resilienza. “Gli angeli dei libri di Daraya” di Delphine Minoui

Come nel dipinto di Abu Malek al-Shami, un artista della biblioteca, la città di Daraya è come quella bambina di quattro o cinque anni che si alza su un cumolo di teschi e che scrive su un brandello di muro la parola “Hope, speranza. Quell’affrescoè una grande lezione di ottimismo per tutti noi, è «un’impronta contestatrice sotto forma di marameo alla guerra. […] Ed è anche il desiderio di dire: “Siamo in piedi”. Nonostante i lividi, Daraya si ostina a celebrare la vita».

Mi sono imbattuta in questo libro per caso, come Omar, Ahmad e gli altri protagonisti di questo reportage cercavo conforto. Avevo bisogno di trovare ristoro tra le parole, misurarmi con atti di straordinario coraggio compiuti da uomini comuni.

 

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Consiglio questo libro a tutti quegli amanti della lettura e a chi, come me, è in un momento di bisogno. Come per i protagonisti di questo reportage troverete ne Gli angeli dei libri di Daraya un amico sincero.

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