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Una donna divisa tra la maternità e i suoi sogni “Un romanzo inglese” di Stéphanie Hochet

Una donna divisa tra la maternità e i suoi sogni “Un romanzo inglese” di Stephanie HochetCi sono libri che finiti di leggerli lasciano perplessi e con una serie d’interrogativi sui quali riflettere. Questo è ciò che si prova terminata la lettura di Un romanzo inglese, di Stéphanie Hochet (traduzione di Roberto Lana, Edizioni Voland), un romanzo nel quale l’autrice francese affronta temi essenziali,dalruolo della donna nella società del primo Novecento, al rapporto genitori/figli, all’educazione.

Protagonista è Anna Whig, una traduttrice di libri che dopo la nascita del figlio ha messo da parte la propria occupazione e vorrebbe riprenderla. Anna cerca quindi un’istitutrice che si occupi del bambino, di «Jack il miracoloso. Arrivato dopo tanti anni di attesa e di angoscia».

Lo scenario che fa da sfondo è l’Inghilterra dei primi anni del Novecento, impegnata nel primo conflitto mondiale. È un mondo in piena mutazione,che vive il trapasso dall’epoca vittoriana alle due guerre mondiali. Anna è sposata con Edward, che di professione fa il gioielliere, un uomo ordinario, meticoloso, un individuo «votato alla misura del tempo, appassionato del meccanismo del tic tac e prudente nel maneggiare gli oggetti». Il mestiere del marito le fa pensare almovimento ordinato del mondo, al Grande Orologiaio prospettato da Voltaire. Edward è infatti un uomo attento ma solo «quando si tratta del funzionamento di minuscole ruotate dentate», non nei confronti della moglie, ed è una cosa che infastidisce parecchio Anna.La protagonista di questo romanzo vive una lotta interiore tra il proprio ruolo di moglie e di madre e quello di donna, tra l’amore verso il figlio del quale non vorrebbe tuttavia occuparsi e l’amore per i libri. È il periodo in cui le donne hanno finalmente deciso di far sentire la propria voce, dirivendicare la parità dei sessi e di lottare per riuscire a ottenere il diritto al voto. «Le suffragette si indignano da tempo e le offese non le indeboliscono, alcune hanno iniziato uno sciopero della fame. Una di loro ha perso la vita. Altre sono state arrestate e nutrite a forza».

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Attraverso una scrittura delicata e ricercata Stéphanie Hochet delinea la figura di una donna di quell’epoca imprigionata nel proprio desiderio di emanciparsi. Il romanzo è caratterizzato da brevi capitoli,condensati di un pensiero ininterrotto diriflessioni della protagonista che, con un monologo interiore, s’interroga sulla propria vita passata e futura. «Chi è Anna?» si domanda spesso questa donna confusamente. Così come l’Inghilterra è impegnata nel conflitto mondiale, allo stesso modo Anna vive una guerra interiore. Vorrebbe emanciparsi dal proprio status, imporre le proprie idee. I richiami alla figura di Virginia Woolf, simbolo per eccellenza del femminismo letterario, sono in queste pagine molto evidenti.

L’arrivo di una governante che dovrebbe occuparsi del piccolo Jack rappresenta per la protagonista una prima soluzione aiproblemi. All’annuncio postato sul«Times»ha risposto una persona che si descrive come giovane e volenterosa, che avrebbe voluto diventare insegnante, ma che aveva dovuto interrompere gli studi a causa della guerra e di altre circostanze. Il suo nome è George. Nell’apprendere il nome dell’istitutrice la fantasia di Anna comincia a prendere il sopravvento: «George come George Eliot? […] Che tipo di donna sarà? Che aspetto avrà? […] Quando si porta lo stesso nome di George Eliot si ha senz’altro un fisico fuori dal comune, o una personalità fuori dal comune, o entrambi. Il nostro nome ci precede, ci dà personalità». George Eliot fu una personalità fuori dal comune, «filosofa e amante», ebbe in sé aspetti sia maschili che femminili e per Anna chiamarsi George è di per sé una forma di genialità. Tuttavia, quando si reca alla stazione per l’arrivo dell’istitutrice, riceve una sorpresa inaspettata. A scendere dal treno non è una ragazza, ma un giovane pallido e timido. Questo giovane dall’animo candido riesce in breve tempo a conquistare la stima e la fiducia di Anna e del piccolo Jack, ma non di Edward, il quale vede da lui minata la propria figura di padre e marito. EdwardconsideraGeorge «un granello di sabbia capace di mettere in pericolo l’intero meccanismo della sua vita». George soprattutto riesce a esercitare un potere terapeutico su Anna, frena gli scatti di violenza che in lei vorrebbero emergere. Il suo modo pacato di ascoltare ha «l’effetto prodigioso di disinnescare la bomba» che è in lei.

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Quello di una madre nei confronti del proprio figlio è un amore incondizionato, eppure in Anna tale sentimento è permeato da pulsioni distruttive. Non comprende perché il figlio pianga sempre, il piantodel bambinola infastidisce. Dentro di lei avverte una forte rabbia che rischia di esplodere da un momento all’altro. Hapaura di commettere un gesto sconsiderato che possa nuocere al figlio.Dauna partequesta donna frustratasi chiedeincessantemente se esistaancoradentro di lei la Anna che ha studiato, amato e partorito, dall’altra si domanda se invece non sia questa la vera Anna, colei dentro cui prende sempre più forma l’idea di commettere un infanticidio. Si ritrova persino a immaginaresempre più frequentementedi avere tra le braccia il figlio e di cullarlo fino a soffocarlo. Da qui la drastica decisione didare una svolta definitiva alla propriavita, di riappropriarsi della «donna viva, prendermene cura, pazientemente, come ci si occupa di una pianta», nonostanteil senso di colpadi aver messo se stessa al primo posto rispetto a tutto il resto nonl’abbandonerà mai. Quale è la soluzione giusta da prendere?Allontanarsi dal figlio per non commettere un infanticidio? Salvare Jack da un amore malato?O continuare a svolgere il proprio ruolo di moglie e di madre come la società si aspetta che lei faccia?Attraverso la voce di questa donna che vorrebbe ribellarsi alle convenzioni sociali e alle idee che sin da bambina le sono state imposte, Stéphanie Hochet riesce egregiamente a ricreare l’immagine della società di quel tempo, di unadonna che non vuole esseresolomoglie e madreesemplare ma semplicemente Donna. Ed è proprio la prepotenzadi questa voce, di un ioforte e frustrato cheurla, a renderela penna della Hochetoriginale e unica.


Per la prima foto, copyright: Cristian Newman.

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