Perché è importante leggere

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

Come leggere un libro

Un viaggio tra cultura e storia. “Le galanti. Quasi un’autobiografia” di Filippo Tuena

Un viaggio tra cultura e storia. “Le galanti. Quasi un’autobiografia” di Filippo TuenaFilippo Tuena, scrittore romano – ma nelle sue vene scorre anche sangue pugliese, triestino e svizzero – nonché storico dell’arte, antiquario e musicofilo, pubblica con Il Saggiatore Le galanti. Quasi un’autobiografia.

Già autore di diverse opere e vincitore di prestigiosi premi, tra cui il Grinzane-Cavour e il Bagutta, Tuena è ricercatore instancabile di nuove forme del narrare, capaci di unire efficacemente generi diversi, peculiaritàche gli ha meritato la definizione di «esploratore di terre incognite e cacciatore di fantasmi» da parte della rivista culturale «L’Indice». Nell’ultimo lavoro, di più ampio respiro rispetto ai precedenti, l’autoreperfezionala sua “rottamazione” della struttura narrativa tradizionale, unendoricostruzione storica, supportata da accurate indagini documentaristiche, e appassionata narrazione mitologica che rivisita i miti greci sotto originali punti di vista, frammenti biografici propri e altrui e analisi a tutto tondo di opere appartenenti ai più disparati campi artistici, di cui evidenzia ogni possibile elemento utile a decodificarle e permettere anche ai lettori di goderne appieno. Il tutto supportato da un’enciclopedica conoscenza, da passione affabulatoria e verso il salvifico bello («è sempre un atto d’amore, è sempre un impulso erotico quello che fa nascere il bello»)e da una forza comunicativa che permette ai lettori di condividerne il “folle volo” di dantesca memoria.

 

Vuoi conoscere potenzialità e debolezze del tuo romanzo? Ecco la nostra Valutazione d’Inedito

 

Le galanti. Quasi un’autobiografia può infatti definirsi un viaggio – ricco «d’immagini che vengono incontro impreviste e disorientate come cuccioli o bambini» nel cuore della cultura/bellezza, in direzione di polimorfi fantasmi/ricordi che consolano, aiutando ad affrontare meglio il presente e l’oscuro tempo che verrà, perché «la memoria e il tempo irrecuperabile producono passione e muovono il mondo, al pari dei desideri».

Composta di quattro parti, l’opera è preceduta da una premessa e da un’introduzione che avvisa il lettore, oltre che dei rischi legati alla fallibilità della memoria, del percorso labirintico che si troverà ad affrontare. Un labirinto le cui pareti trasparenti seducono, spingendo continuamente altrove lo sguardo di chi vi si inoltra, in un crescendo emotivo sospeso tra nostalgico rimpianto, dolente senso dell’umana caducità e “nerudiana” consapevolezza di avere vissuto.

In un continuo alternarsi di assi temporali e sacro/profano, dall’amicizia tra Van Gogh e Gauguin a Paul McCartney, da Michelangelo – cui l’autore aveva già dedicato La grande ombra – al cinema di Kubrik o di Orson Wells, dalla Repubblica di Platone ai balli delle debuttanti, va in scena il trascinante teatro della memoria tueniano, disseminato di volti che riemergono dall’oscurità del tempo, grazie anche a illuminanti carteggi privati e pubblici.

Un viaggio tra cultura e storia. “Le galanti. Quasi un’autobiografia” di Filippo Tuena

A evitare ogni rischio di didascalismo, oltre alla forza di un linguaggio intenso e contemporaneamente sempre chiaro, anche quando affronta temi specialistici e complessi, è la capacità dell’autore di fare leva su emozioni universali, talento che gli permette di trasformare i tanti “voli pindarici” in ponti” capaci di avvicinare la cultura alta a quella della gente comune. Emblematico un passaggio tratto dall’illustrazione delle celebri rappresentazioni pittoriche di Watteau, dedicate ai pellegrinaggi d’amore all’isola di Citera:

«La figura femminile sola dell’altro dipinto, invece, carica su di sé tutta la tensione di cui Watteau è capace; tutta l’attenzione, la passione, la pietà che può invadere l’osservatore viene da quel suo essere sola, da quel suo sguardo che si rivolge verso qualcosa che l’osservatore non è in grado d’indovinare perché infine tutto ruota attorno all’assenza. Ognuno sa per esperienza, perché l’ha provato sulla propria pelle, che è quel che non si è ottenuto, quel che è perduto o che si ritiene tale, a muovere il cuore, a far sobbalzare l’animo, a giustificare lo spazio e il ruolo che la vita concede a ciascuno. Fatemi palpitare, sembra dire Watteau. Al di là della rappresentazione teatrale, oltre alle recite degli attori, oltre alla messa in scena perfetta, ai costumi accurati, alle luci efficaci c’è ilsenso di privazione che muove l’animo.»

 

La prima parte di Le galanti. Quasi un’autobiografia inizia con la rievocazione di un viaggio nella Sparta di oggi, concreta e laicissima città di campagna ricca di negozi di attrezzi agricoli, che offre all’autore il pretesto per analizzarne gli scarsi reperti dell’antica civiltà, dedicati alle gesta degli Atridi, cantate da Omero e dai grandi tragici greci, ma anche per esplorare altri miti. La polifonica narrazione tueniana prosegue poi senza sosta, tra multiformi citazioni e splendide fotografie, associazioni tra commedie shakespeariane e orbite astrali e storie di vita relative a personaggi anche non appartenenti al mondo artistico –da geniali astronomi come Herschel e Lassell a condottieri come Giovanni delle Bande Nere –, ricostruzioni delle alterne fortune di celebri gallerie d’arte e acute analisi dei rapporti tra arte e potere, resoconti di visite a case-museo e biblioteche-istituzioni e molto altro.

Nell’immensa mole di informazioni fornite da Tuena alcune riguardano la sindrome di Stendhal. L’autore francese, in Rome, Naples et Florence, scriveva di avere provato, davanti alla beauté sublime emanata dalle tombe di grandi uomini custodite nella chiesa di Santa Croce e dalle Sibille del Volterrano della Cappella Niccoli, un’estasi così profonda da sentirsi sul punto di svenire. Tuena, abbracciando il punto di vista di Graziella Magherini, ci svela come tale sensazione fosse in realtà legata al trasporto amoroso di Stendhal per Metilde Viscontini in Dembowski e al perturbante freudiano: «[…] rimosso che ritorna», tesi avvalorata dall’opposto giudizio espresso dal francese su Firenze in un’edizione di Rome, Naples et Florence precedente l’incontro con la donna amata.

Essendo Le galanti. Quasi un’autobiografia un’opera volta a recuperare fondamentali momenti del passato, a tratti accantona la memoria del bello, per sottrarre al rischio di oblio quei brandelli di orrore che non si può né si deve dimenticare. E lo fa col consueto stile rigoroso ma pacato, raccontando di giovani vite spezzate dalla furia nazifascista, commosso omaggio a un’epoca, quella della Resistenza, che oggi molti sembrano ricordare pochissimo. Tra calendari di detenzione e biglietti lanciati dai treni diretti ad Auschwitz, per essere poi ritrovati dopo trent’anni dentro un leone marino conservato al Museo zoologico di Roma, un piccolo inno alla memoria di chi si è sacrificato sull’altare della libertà e della democrazia, che si fa monito ai presenti e ai posteri:

«Mi piace che in questo libro, scritto durante uno dei periodi più bui della Repubblica italiana, il messaggio […] approdi in queste pagine, mimetizzato e quasi nascosto tra altre vicende artistiche e continui a manifestare l’irrefrenabile desiderio di giustizia e pace, in un’epoca che, dominata dalla volgarità e dalla protervia, mette seriamente a repentaglio le istanze fondanti la nostra Repubblica.»

 

Tra un originale accostamento, una stimolante dissertazione e un frammento di vita, trovano posto anche il resoconto cronachistico della spedizione organizzata da Robert Scott per esplorare l’Antartide – il tragico «viaggio verso il nulla», già analizzato da Tuena in Ultimo parallelo – e la memoria di eroi dell’Unità d’Italia, le cui gesta s’intrecciano alla storia personale dell’autore, la cui madre, in omaggio alla moglie di Garibaldi, fu chiamata Anita dal proprio padre, comandante di un reggimento di bersaglieri.

Tuena sceglie, qui più che altrove, di mettere a nudo la propria anima e di essere totalmente trasparente verso i lettori, che rende partecipi del procedimento creativo nascosto dietro quel «mare profondo»che è la sua scrittura, di norma sistematizzata e riordinata durante la notte:

«– come diceva Michelangelo – la notte è l’intervallo perché è uno spazio di tempo sospeso e di totale non appartenenza dove è possibile sperimentare e trovare e sistemare quel che prende alla gola o rinserra il cuore o soffoca il respiro.»

Un viaggio tra cultura e storia. “Le galanti. Quasi un’autobiografia” di Filippo Tuena

E la struggente chiusa, in ossequio al filo conduttore dell’intera opera tueniana e all’adagio freudiano secondo cui siamo fatti di ciò che abbiamo vissuto,è un omaggio alla vita che è stata,dedita alla scoperta/godimento condiviso/valorizzazione del bello in tutte le sue forme, dall’arte ai sentimenti, nella “mazzariniana” consapevolezza di quanto sarà difficile un giorno separarsene.

«Ed è al termine del labirinto, nella casa dove abito, che sono conservati in maniera quasi clandestina […] Oggetti che determinano e stabiliscono la memoria del molto che ho vissuto e forniscono le coordinate per affrontare il pericoloso viaggio che mi attende, inconoscibile e languido, aggredito dalle sirene del rimpianto e dalle erinni della memoria; e inesorabilmente roso dall’attrazione del bello verso gli oggetti d’affezione da cui con fatica dovrò imparare a separarmi nel tempo che ancora mi rimane.»

 

GRATIS il nostro manuale di scrittura creativa? Clicca qui!

 

Le galanti. Quasi un’autobiografia: un’intensa full immersion nella cultura e nella storia, ultimo frammento del mosaico narrativo di uno dei più atipici e colti scrittori italiani contemporanei.


Per la prima foto, copyright: Amisha Nakhwa su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

Il tuo voto: Nessuno Media: 4.5 (2 voti)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.