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Un viaggio nella suburra delle periferie romane

Un viaggio nella suburra delle periferie romaneCani da rapina. Storia criminale di Ostia e della Suburra romana è il romanzo di Luca Moretti edito da Red Press Star, ambientato nelle viscere delle periferie romane. Protagonisti sono un gruppo di squattrinati giovani (ragazzi e ragazze) che tra un rave illegale e diverse risse allo stadio fanno un ritrovamento sensazionale (per loro). Il gruppo, fortuna la distrazione di due corrieri della droga in arrivo dall’Andalusia, ritrova un pallone, ed è al suo interno un tesoro che tutti i protagonisti osservano come se fosse il loro Eldorado. La palla nasconde un ripieno (droga) con il quale la ciurma di amici pensa di poter fare soldi, sempre nel rispetto massimo del boss che controlla i quartieri dove vivono.

L’immagine della Roma di Moretti non è quella dei bei monumenti o della via dello shopping. Eh no. La Roma dello scrittore ostiense è quella cupa e inquietante dei quartieri periferici, dove aleggiano bande di delinquenti emergenti, dove il Tevere Zozzo dalle acque torbide fiancheggia le case occupate, dove ci sono giovani madri che si prostituiscono per sfamare i figli e dove lo spaccio e la delinquenza incombono in ogni angolo.

 

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Addentrandosi sempre più nelle pagine di Cani da rapina, ci si rende conto di come la combriccola di amici, impegnata a capire come smerciare la droga, graviti attorno a un luogo preciso, un posto accentratore. Un luogo dal quale nessuno di loro sembra riuscire a staccarsi in modo definitivo, tanto è vero che sarà presente all’inizio e alla fine: ilParco. È il fulcro attorno al quale i balordi protagonisti si ritrovano per architettare i loro affari.

I diversi personaggi – alcuni hanno soprannomi come Lo Storto, Er Pitone, Er Gettone, er Pank – sono la rappresentazione di una gioventù che ama il rischio e non riesce ad avere grandi speranze, o meglio, non riesce a distinguere ciò che illecito da quello che è legale e ideale per dare un senso alla vita. Ed ecco che tutti i membri del gruppo puntano all’eccesso, alla trasgressione delle regole del vivere comune per ottenere quello che vogliono: soldi.

Un viaggio nella suburra delle periferie romane

Moretti crea un romanzo che mette in scena una trama che ricorda un po’ Romanzo Criminale di De Cataldo, è un po’ le Iene di Tarantino ed è anche un richiamo a Pier Paolo Pasolini e a quel suo interesse per i giovani sbandati delle borgate romane che abbiamo conosciuto nei suoi romanzi, Ragazzi di vita e Una vita violenta, solo più scapestrati.

La narrazione incede veloce e nella storia, e a un certo punto tra i diversi personaggi se ne scorge uno che sembra “fare a pugni” con tutti gli altri, proprio perché molto diverso da loro. Mi sto riferendo a Brizio, nel quale, tra l’altro, non è difficile identificare l’alter ego dell’autore. Brizio, anche se bazzica nel quartiere, anche se gravita attorno al Parco che tutto succhia e fagocita, è l’unico che riesce a distinguersi dalla massa. Lui studia, legge libri e giornali e cerca di comprendere la realtà che lo circonda prima di affrontarla di petto, come fanno i suoi amici che poi prenderanno delle bastonate non indifferenti. Brizio è diverso da Er Delega, Er Pitone, Sabrinella, Er Gettone. Brizio è l’elemento anomalo che emerge dalla massa di giovani perduti nel quartiere periferico di Roma.

Più si legge Cani da rapina più ci si accorge che il giovanotto è il sopravvissuto, è il ragazzo che ha ancora un legame con gli amici e il Parco, ma il percorso formativo e le esperienze vissute lo hanno reso immune al male, alla perdita della retta via. Questa stabilità è quella che permette a Brizio di diventare testimone e osservatore che ha il compito di narrare quello che è accaduto, accade e accadrà agli altri.

Un viaggio nella suburra delle periferie romane

Il libro di Luca Moretti parte un po’ lento poi, il ritmo diventa sempre più frenetico, incalzante e l’atmosfera narrativa si ammanta di un tono cupo e drammatico, nel quale gli squattrinati amici ingolositi dal poter far soldi con il “ripieno” del pallone dovranno scontarsi con i delinquenti locali di quartiere e guardarsi bene le spalle, perché la rappresaglia di chi si sente ferito nell’orgoglio arriverà presto e inaspettata.

Al presente dell’azione nella quale vivono i protagonisti, Moretti alterna dei flashback che permettono a chi legge di comprendere il passato dei diversi personaggi e il perché, nel tempo del “qui e ora” narrativo, tutti loro agiscano in un certo modo.

La cosa che stupisce è che i personaggi narrativi richiamano alla memoria i comportamenti di figure reali di uomini che, per il loro violare la legge, animano spesso i servizi di cronaca nera nelle pagine dei quotidiani e nei servizi dei tg.

 

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Il romanzo ha un ritmo cinematografico, caratterizzato da colpi di scena che lasciano il lettore di stucco e che portano ad un finale catastrofico dal quale solo qualcuno si salverà.

Cani da rapina. Storia criminale di Ostia e della Suburra romana di Luca Moretti è una storia veloce, frenetica, che toglie il respiro e che evidenzia quanto a volte sia sottile, e difficile da individuare, il confine tra la finzione narrativa e la realtà che ci circonda.

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