In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

Perché è importante leggere

Come leggere un libro

Un Tito Andronico possibile, o del torpore teatrale

 

TitusIstruzioni per l'uso: la presente è una libera espressione di idee a proposito di concetti come trasposizione, interpretazione, lettura critica. Inoltre, mescola specificità di arti diverse, il teatro e il cinema, e volontariamente provoca, pur scritta da un amante del teatro. Con buona pace degli indignati a comando e di «quelli che ne capiscono».

Non molto tempo fa mi è occorso di confrontarmi con quella che è considerata la prima opera di William Shakespeare, vale a dire Tito Andronico (Titus Andronicus). Composta, secondo le ipotesi di datazione, tra il 1588 e il 1591, e rappresentata per la prima volta nel gennaio del 1594, contiene già, seppur velati da anacronismi e piccole ingenuità, i temi che saranno sviluppati a partire da Amleto per arrivare ai tre celebri drammi capitali Otello (Othello, the Moor of Venice, 1602-1604), Re Lear (King Lear, 1605-1606) e Macbeth (1606). La vicenda del valoroso generale Tito è tutta da leggere (per chi ancora colpevolmente non la conoscesse) e conserva, sarebbe quasi inutile dirlo, un'attualità e una vivacità straordinarie, pur a secoli di distanza dalla composizione, oltre che una gestione dei tempi della tragedia che, a livello drammaturgico (si prende con beneficio d'inventario, questa generica indicazione terminologica), la avvicina prepotentemente ad un film d'azione di Michael Bay. Quello che però mi ha spinto a spendere queste poche parole, che sicuramente a più d'uno sembreranno anche poco utili, è stato aver visto, in tempi ancora più recenti, l'interessante trasposizione di Julie Taymor (che non è l'ultima arrivata, e ha nella sua filmografia una varietà di generi che ha quasi del miracoloso) del 1999, Titus.

Ebbene, io, come lo vorrei, un Tito Andronico cinematografico?

Sveglia

Il cupo gorgo in cui viene precipitato il grande guerriero dovrebbe essere ridotto ai minimi termini, ripulito dalla presenza "corale" dei personaggi secondari, e rappresentato con la elegante crudezza dell'ultima parte di Audition di Takashi Miike, le visioni-sogni di Mulholland Drive e la leggerezza di Jeunet nel delizioso Il favoloso mondo di Amelie; vorrei che Tito apprendesse le notizie luttuose frutto delle trappole ordite da Tamora e Aaron con la fierezza e l'allegra sfrontatezza di Björk in Dancer in the Dark, e che con quello stesso atteggiamento si apprestasse al pasto cannibalico da far consumare a quei due scellerati nemici. Vorrei che Lavinia fosse mutilata come in uno splatter, uno di quelli tosti, non certo Hostel; qualcosa come Martyrs, magari; e vorrei che il suo piano di vendetta fosse orchestrato e messo in scena come in un rape & revenge. I sopracitati Tamora ed Aaron, poi dovrebbero assomigliare all'enigmista di Saw, o ai militari giapponesi di Men Behind the Sun. Forse solo così si potrebbe davvero rendere giustizia a un testo feroce che, nato in un contesto come quello del teatro elisabettiano (termine con cui in realtà intendiamo il teatro inglese almeno fino al 1625, per non arrivare addirittura al '42), riceve e rielabora due “classicità”, quella di Seneca e quella di Ovidio, e preannuncia gli imprescindibili sviluppi drammaturgici di Shakesperare.

Solo così, se ci mantenessimo in equilibrio tra raziocinio e passionale violenza, fra ragione personale e ragione di Stato, avremmo la possibilità di accedere a una tipologia rappresentativa che, giovandosi del mezzo cinematografico, grazie soprattutto agli effetti speciali, forma di significazione snobbata, come si conviene a tutto ciò che esula da un attardato neorealismo “italioto”, si collocherebbe utilmente lontana da molte e apprezzate (a torto) messe in scena rassicuranti che confondono la “lettera” del testo, piegandola nel solco della tradizione, ormai lisa, del dramma borghese. Sono le stesse rappresentazioni alle cui prime vedi donne anziane con pellicce addosso e con difficoltà di deambulazione, e che dopo cinque o sei minuti reclinano la testa sulla poltrona, e russano.

Il tuo voto: Nessuno Media: 4.3 (3 voti)

Commenti

Trasposizione, interpretazione o lettura critica non possono prescindere dal gusto di chi traspone, interpreta o legge e risultano, alla fine, essere il risultato non sempre felice di un conflitto tra autore e interprete. In molti casi la trasposizione dà luogo ad esiti poco felici e può accadere che "Guerra e pace" somigli un poco a "Via col vento". L'infortunio può capitare a Tolstoj come a Shakespeare. Un caso felice può essere considerata la trasposizione in film de "Il postino di Neruda" di Skàrmeta che avrebbe ben meritato l'Oscar se invece di essere il postino di Neruda, notoriamente uomo di sinistra, fosse stato il postino di Hemingway.

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.