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Un thriller tra arte e storia. “L’apprendista di Goya” di Sara Di Furia

Un thriller tra arte e storia. “L’apprendista di Goya” di Sara Di FuriaUscito per La Corte Editore, L’apprendista di Goya, scritto da Sara Di Furia, ha tutti gli elementi necessari e sufficienti per potersi definire un thriller. C’è il sangue che corre grottesco e spaventoso come un leitmotiv, si allunga come un’ombra inafferrabile in mezzo a un secolo sanguinoso e c’è chi desidera conoscere a chi appartiene la mano che si è macchiata di quel sangue.

Le vicende sono ambientate intorno alla seconda metà del Settecento, in una Madrid vivace ed effervescente, ma anche violenta. Come il titolo lascia intuire, la storia riguarda Goya, il celeberrimo pittore, nome per esteso Francisco de Goya y Lucientes, nato nei pressi di Saragozza, che conosce la sua fama proprio nell’attuale capitale spagnola.

 

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Urano che mangia i suoi figli è una delle opere più celebri, e anche più inquietanti. Di lui, ci dicono i biografi, si sa che ha manifestato una spiccata predisposizione verso la pittura già da molto giovane e deve tanto al padre, José Benito de Goya Franque, che gli permette di frequentare la bottega di un pittore locale. È ambizioso il giovane Francisco, e all’età di diciassette anni si trasferisce a Madrid. Lì fa carriera, ma si dedica anche a bere, a suonare e a fare serenate alle belle e graziose fanciulle. Nel 1786, dopo due tentativi fallimentari di essere ammesso all’Accademia delle Belle Arti, un viaggio in Italia e altri momenti intensi, diventa pintor del rey, grazie a Carlo IV.

La storia raccontata da Di Furia, però, non è quella di Goya, se non di riflesso. A raccontarsi è Manuel Alvera, l’apprendista pittore che, un giorno, folgorato dalla freschezza e dalla luminosità di un quadro di Goya, per la precisione L’ombrellino, comprende di voler diventare anche lui un pittore e non solo un semplice, seppur bravissimo, miscelatore di colori nella bottega del padre. È bravo, senz’altro, ma non è questo il suo destino, pensa il giovane Manuel sebbene il primo incontro con Goya lo paralizzi dietro a una tenda dal quale sbircia il potenziale maestro.

Un thriller tra arte e storia. “L’apprendista di Goya” di Sara Di Furia

Mentre Manuel si racconta, però, c’è un diablo che si aggira per le vie della vecchia, stanca e cattolica Madrid, proprio mentre risuonano le parole di Dio nelle chiese e nei cuori dei fedeli timorati, anzi terrorizzati dalle immagini di dannazione proferite a gran voce. Non si ritarda alle grandi commemorazioni religiose, nemmeno sul letto di morte. Almeno è questo quanto ci viene riferito da Manuel. È sempre attraverso lo sguardo di Manuel che al lettore viene raccontato il grande fermento religioso dell’epoca e quindi gli ultimi anni dell’Inquisizione spagnola, abolita negli anni Trenta dell’Ottocento.

Il susseguirsi di atroci assassini, invece, tiene con il fiato sospeso. A raccontarlo al lettore è un personaggio misterioso che, attraverso le sue emozioni, rende i passi, i movimenti, i rumori che fa sentire palpabili. Quasi si è assieme a lui a chiedersi se ce la farà a uscirne vivo, se potrà mai sapere il perché si trova lì, prigioniero di questo mostro spaventoso e spietato.

Un thriller tra arte e storia. “L’apprendista di Goya” di Sara Di Furia

Dettagli di questi crimini efferati si apprendono anche dal giornale madrileno, «El Diario de Madrid», il quale riporta bollettini aggiornati sullo stato dei ritrovamenti dei corpi assassinati con selvaggia inaudita.

La ripetuta citazione del giornale stimola i ricordi e le curiosità sulla nascita dei quotidiani, in generale, e di quelli spagnoli, in particolare. Diventa uno spunto per un’intrigante ricerca correlata in cui si scopre che«El Diario», per esempio, è stato il primo periodico spagnolo, costituito da due sezioni, una divulgativa contenente opinioni e traduzioni francesi, mentre una seconda contemplava aspetti di natura economica. Presso la redazione dello stesso «Diario» nasce anche il primo giornalista di professione spagnolo.

 

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Il passo del thriller è incalzante, le incursioni nell’arte sono altrettanto piacevoli, quello che appare distante è il lato storico. È come se non si riuscisse ad afferrare la patina gialla della pagina, non c’è il fruscio fragile del tempo trascorso, il naso non è solleticato dalla polvere della storia, della grande storia. Ma questa è una questione di gusti, di esigenze e nulla toglie al piacere di una buona lettura stimolata dal desiderio di comprendere il destino de L’apprendista di Goya, e non solo.

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