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Un thriller di formazione. “Animali nel buio” di Camilla Grebe

Un thriller di formazione. “Animali nel buio” di Camilla GrebeSe state cercando il classico thriller, non leggete questo libro. Perché Animali nel buio (Einaudi, traduzione di S. Culeddu) è davvero molto di più.

Camilla Grebe è certamente un’autrice sofisticata, che già nelle collaborazioni con la sorella Åsa Träff (con la quale ha pubblicato i cinque romanzi della serie di Siri Bergman tra il 2009 e il 2015) e con Paul Leander-Engström (trilogia Moskva Noir tra il 2013 e il 2015) aveva dimostrato un grande talento. Ma è con il primo libro della serie Flickorna och mörkret (La sconosciuta, Einaudi 2017), scritto da sola, che mette in evidenza la sua particolare sensibilità nell’approfondimento dei personaggi. E con questo secondo romanzo della serie questa sua capacità di introspezione è ancora più palese. Non è certo un caso che abbia vinto nel 2018 il Glasnyckeln, prestigioso premio che ha nel suo palmares autori come Henning Mankell, Peter Høeg, Jo Nesbø, Håkan Nesser, Stieg Larsson e molti altri; la crème de la crème del giallo nordico.

 

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Ci troviamo a Ormberg, città svedese decadente, spersa tra i boschi e le montagne; siamo lontani dalle luci di Stoccolma, dalla vitalità della capitale svedese. Qui sembra che il tempo si sia fermato, che l’economia si sia fermata e, con essa, la vita degli abitanti di questo paese così chiuso e arrabbiato. Una squadra di poliziotti è chiamata a indagare su un caso di alcuni anni prima: il corpo di una bambina non identificata ritrovato nel bosco.

Il romanzo è narrato in prima persona da tre dei protagonisti: Jake, un ragazzino che ha perso la madre e si ritrova spaesato ad affrontare un’adolescenza non facile, Malin, poliziotta nata e vissuta a Ormberg, che cerca in ogni modo di scappare da lì anche se quella città sembra non volerla lasciar andare, e Hanne, famosa profiler con un grave problema di salute che tenta in ogni modo di non far trapelare. Un espediente che trovo geniale è quello di far parlare Hanne sia “in diretta” che attraverso le pagine del suo diario, ritrovato da Jake, che lo tiene per sé e lo legge ogni sera, un po’ per capire come si siano svolti realmente i fatti, un po’ perché si affeziona alla sua autrice attraverso i suoi pensieri, che lo aiutano anche a crescere. Ed ecco che arriviamo a spiegare il titolo di questo articolo: Animali nel buio è un romanzo di formazione, in primis proprio per Jake, che si sente deviato, diverso, solo, debole ma che riuscirà a trovare coraggio, forza, consapevolezza e fiducia in sé proprio nel corso di questa vicenda buia. È un romanzo di formazione anche per Malin, che vuole fuggire da tutto ciò che Ormberg rappresenta (la vecchiaia, la chiusura, il non poter fare) aggrappandosi a un amore costruito a tavolino; ma capirà che, a volte, lasciarsi andare, accettarsi e aprirsi davvero a qualcuno è l’unico modo per andare avanti.

Un thriller di formazione. “Animali nel buio” di Camilla Grebe

E Hanne. Cosa si può dire di Hanne se non che è uno dei personaggi più affascinanti di cui si possa leggere in un romanzo di questo genere?La mente annebbiata, la consapevolezza del buio che arriverà inesorabile, l’accettazione di ciò che è inevitabile. Un personaggio forte, che si vede decadere e si condanna per il dolore che ingenera in chi la ama. Ho simpatizzato molto con lei (simpatizzato nel suo senso più etimologico di “condividere sentimenti”) e devo dire che, da una parte, sono felice che la sua malattia le risparmierà il ricordo di ciò che le è accaduto.

Sono convinta che, vista la piega che ha preso la trama della serie in questo secondo capitolo, Malin e Andreas (altro poliziotto che lavora al caso) troveranno grande spazio, e sono davvero molto curiosa di scoprire come la Grebe ci racconterà l’evoluzione di questa giovane donna che sta cercando se stessa e i suoi veri sentimenti; ha una personalità ancora tutta da formare e che certamente verrà molto influenzata da quanto ha scoperto sulla sua vita.

Oltre alla trama gialla ben strutturata e ricca di suspense, oltre ai personaggi che sembrano uscire dalle pagine e oltre all’ambientazione, talmente ben descritta che a volte ho avuto bisogno di stringermi in una coperta per ripararmi dal freddo di quei luoghi, in Animali nel buio la Grebe affronta anche temi molto attuali, come il razzismo.

A Ormberg, infatti, una vecchia segheria dismessa (e che dava lavoro, anni prima, a metà della città) è stata trasformata in centro di accoglienza per richiedenti asilo. Chiaramente questa scelta non viene apprezzata dalla gente aggrappata al sogno di una realtà passata, e i rapporti tra i residenti e gli immigrati non sono certo dei migliori. Questo è uno dei temi portanti del libro, e proprio qui sta il talento di Camilla Grebe: attraverso la voce dei suoi protagonisti non ci racconta solo l’incomprensione tra due mondi così lontani, ma anche le motivazioni che spingono le persone ad assumere quello che è più un atteggiamento che un vero intento (cosa di cui loro stesse si rendono conto). Questo avviene soprattutto attraverso le parole e le riflessioni di Malin a cui, nonostante la giovane età che verrebbe naturale associare a una maggiore capacità di empatia, sentiamo dire: «Bisognerà pure pensare a casa propria prima di andare ad aiutare il resto del mondo, o no?»

Un thriller di formazione. “Animali nel buio” di Camilla Grebe

Questa visione gretta della vita potrebbe portare a chiudere in fretta il caso, ma la lungimiranza dei protagonisti e la volontà dell’autrice di mostrarci come le apparenze molto spesso ci ingannino, faranno sì che la verità, quella vera, venga a galla.

 

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Una riflessione sul titolo: quello originale, Husdjuret, significa letteralmente “animali domestici” ed è assolutamente azzeccato (lo capirete leggendo il finale) e di impatto. Quello italiano, forse, snatura un po’ il senso dell’originale, ma ci porta, comunque, a riflettere su chi siano, realmente, gli animali nel buio. Perché a volte, le nostre paure, il nostro cinismo, stanno lì nascosti, nel buio, appunto, pronti a travolgerci, se non troviamo la forza di accendere la luce.

Forse in certi tratti di questa recensione vi sarà sembrato che la mia vicinanza con i personaggi di questo libro fosse eccessiva, ma che ci volete fare? Mi sembrava di essere lì a Ormberg con loro, nel bosco, nelle case squallide, nelle cantine, dentro le pagine di Animali nel buio a lottare per ricostruire la verità e me stessa. Un libro imperdibile.


Per la prima foto, copyright: Jack Sharp.

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