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Un thriller ad alta gradazione emozionale. “Il manoscritto” di Franck Thilliez

Un thriller ad altra gradazione emozionale. “Il manoscritto” di Franck ThilliezAllacciatevi le cintura prima di iniziare la lettura de Il manoscritto di Franck Thilliez (Fazi editore, traduzione di Federica Angelini), un thriller noir che prende per la gola il lettore dalla prima all’ultima delle 478 pagine di cui si compone il libro, in un ottovolante di emozioni e suspence che ne catalizzeranno sicuramente l’attenzione.

Il quarantaseienne scrittore francese, già autore, tra gli altri, di La stanza dei morti (2007) e Foresta nera (2008), ha dato fondo a tutta la sua maestria e verve immaginifica per mettere a punto un thriller ad altra gradazione emozionale, in cui ha probabilmente riversato parte del suo background professionale (è anche un ingegnere informatico).

Il manoscritto è un thriller “elegante” per l’abile costruzione della trama, per le ambientazioni(si svolge in parte nella Francia del nord-est e in parte in quella di sud-est nella zona di Grenoble e dintorni) e per i personaggi perfettamente delineati dallo scrittore.

 

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Gli eventi della scorrevole narrazione si succedono in settantanove capitoli che, per la quasi totalità, si concludono con un colpo di scena o un inizio di mistero, agendo da congegno perfetto di “volta pagina” per il lettore, a cui non resta altro che farsi assorbire dalla vorticosa spirale di emozioni, per la serie “tutto quello che avreste voluto da thriller e… non avete mai osato chiedere!”. Anzi, non si parla di un solo thriller ma di ben tre in un solo colpo, tutti con intrecci annodati e raccordati, meticolosamente strutturati da Thilliez.

La trama è complessa e molto intricata e non faremo spoiler in merito, per lasciare al lettore la curiosità di immergersi nella storia. L’avvertimento è però quello di stare attenti a ogni singolo elemento, anche quello di natura prettamente tipografica, della storia narrata per scoprire come andrà a finire. In questo senso, lo scrittore francese sembra ingaggiare una sorta di duello con chi avrà il libro in mano per portarlo fuori strada nella risoluzione dell’arcano e relativi risvolti causali, con l’utilizzo di abili giochi di parole e indizi fuorvianti disseminati nel corso del romanzo. Tutto questo susseguirsi di svelamenti condotti su più fronti della trama contribuisce a renderla più prolissa senza però che questo sia avvertito come un difetto.

Un thriller ad altra gradazione emozionale. “Il manoscritto” di Franck Thilliez

Il vero “protagonista” del thriller è un manoscritto (incompiuto) di un grande scrittore morto suicida, Caleb Traskman, che viene ritrovato dal figlio J.L. Traskman. Che fare, quindi, darlo alle stampe o no? Questo il rebus da risolvere, in simbiosi con la editor Evelyne Leconte cui non par vero di avere tra le mani un potenziale best seller, in considerazione della fama di Traskman padre. La decisione è positiva, con la prerogativa che le parti iniziali e finali siano affidate alla cura del figlio. La trama prende le mosse dalla scomparsa di Sarah, giovane figlia della famosa scrittrice Léanne Morgan, che scrive gialli sotto pseudonimo maschile. Da anni il marito Julien va alla ricerca della figlia scomparsa, che si presume sia stata uccisa da un serial killer, ma senza che il corpo sia stato mai trovato. Il “mostro” potrebbe essere lo stesso assassino seriale, colpevole di altri delitti simili, che è stato assicurato alle patrie galere ma che non fornisce alcuna informazione in merito. Nel frattempo, l’arcano continua nel presente e il caso vuole che in zona Grenoble sia ritrovato, in una macchina rubata e poi coinvolta in un incidente, il cadavere di una ragazza. Da questo punto l’intreccio comincia a costruirsi con la polizia francese impegnata nelle indagini e nella risoluzione dei casi. C’è un altro serial killer in giro? C’è un link recondito tra di essi? Inoltre, per le serie delle coincidenze che non finiscono mai, questo è proprio il plot di un precedente romanzo della stessa Léanne dal titolo Il manoscritto incompiuto. Colpi di scena ce ne saranno a iosa, e ribadiamo che la tensione narrativa sarà alta fino all’ultima frase, come in una sorta di calembour creato ad hoc da Thilliez.

Diversi sono i personaggi che popolano la storia, ognuno con proprie personalità (a volte anche “doppie”), connesse con le intime problematiche vissute da ognuno di loro, evidenziate dallo scrittore, senza tralasciare spazio per poter anche sviscerare le loro complesse psicologie. Per esempio, la protagonista femminile Léanne soffre di una forma di criptoamnesia, mentre un investigatore della polizia, Vic Altran, convive con l’ipermnesia, che rende la sua memoria visiva infallibile. Questi sono elementi che risultano poi funzionali alla trama, caratterizzando l’operato di questi caratteri.

Un thriller ad altra gradazione emozionale. “Il manoscritto” di Franck Thilliez

Thilliez fa altresì un uso sapiente della descrizione delle situazioni, anche di quelle più efferate che si ricorrono nel thriller, che possono lasciare al lettore un senso di sbigottimento e di angoscia.

Attraverso gli accadimenti, Thilliez vuole farci vivere in prima persona le angosce dei suoi personaggi, sia quelli “buoni” sia quelli “cattivi” (ma il confine di demarcazione tra bene e male è qui sempre in bilico) in una storia che pesca a piene mani dal torbido delle cronache della nostra realtà quotidiana, come, per esempio, ai richiami del cosiddetto “dark web” o a sordide pratiche estreme, in cui le vittime vengono coinvolte. Lo stratagemma di elevare al centro dell’attenzione un manoscritto è declinato in maniera originale nello sviluppo della trama, anche se, per taluni versi, mi ha riportato alla mente, per il soggetto utilizzato, Il libro degli specchi di E.O. Chirovici e Animali notturni di Amy Adams. Per le atmosfere thrilling non si può non fare un paragone con il nostro Donato Carrisi, per cui ci auguriamo che anche per Il manoscritto ci sia una trasposizione cinematografica, così come avvenuto per i lavori più recenti dello scrittore italiano.

 

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Da segnalare poi l’ottima traduzione dalla lingua francese di Federica Angelini, importante per far stare sul pezzo il lettore in aderenza alla trama dell’originale, coinvolgendolo nel risolvere il mistero de Il manoscritto, in cui la frase di inizio «Prima, solo una parola: xifoforo» (proposta anche in esergo) dà l’abbrivio, e una chiave di lettura, a un thriller che difficilmente si farà dimenticare.


Per la prima foto, copyright: Tim Trad su Unsplash.

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