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“Un terremoto a Borgo Propizio”, incontro con Loredana Limone

“Un terremoto a Borgo Propizio”, incontro con Loredana LimoneAbbiamo incontrato Loredana Limone per l'uscita del suo ultimo libro, Un terremoto a Borgo Propizio, l'ultimo della serie di avventure che coinvolgono gli abitanti dell'omonimo borgo. Questo romanzo, edito da Salani, pur mantenendo lo stile ironico e irriverente che ha contraddistinto i precedenti capitoli, si tingerà di giallo e sarà sconvolto (come riporta il titolo) da un terremoto che mischierà le carte in tavola.

Abbiamo posto qualche domanda all'autrice per capire meglio cosa aspettarci.

 

Che cos'è Borgo Propizio?

Borgo Propizio è il classico borgo medievale. È il posto da cui i giovani scappano per cercare la loro strada, dove ci sono campane rugginose che suonano e fontane che non funzionano più. È anche il posto dove una delle protagoniste decide, in controtendenza, di aprire una latteria. Abbiamo visto la città essere invasa da un festival letterario, indaffarata alla ricerca di un fantasma nel castello e ora la troviamo semidistrutta da un terremoto che diventa anche un terremoto sociale. In più si scopre l'omicidio di un membro del consiglio comunale dai molti segreti. Il sindaco, e altri personaggi, si ritroveranno a dover fare i conti con questa morte visto che i moventi dell’assassinio spuntano pagina dopo pagina.

 

Quanto c'è di lei nel libro?

Ogni personaggio porta dentro di sé un pezzo di me. Le sorelle Mariolina e Marietta le sento molto mie. Dentro a un personaggio femminile ho inserito il mio dolore di una persona che scappa dall'amore. Diciamo che in questo libro c’è quasi la mia essenza e in particolare in un passaggio in cui si racconta la prospettiva di una madre verso il figlio ormai cresciuto [l’autrice ha letto il suddetto passaggio che potete trovare a pagina 282, ve lo raccomando].

 

Come sceglie i particolari nomi dei protagonisti?

Qualcuno nasce da solo, sono gli stessi protagonisti a raccontarmi pezzi di storie e nomi di persone. Altri li scelgo per assonanza o perché mi ricordano un particolare. Come Ruggero, nome maschile molto rude, che mi sembrava rendesse bene il personaggio. Ho dato anche il nome di mia sorella alla donna che soffre, anche se le storie delle due non si assomigliano per niente.

 

Qualcuno si è riconosciuto in questi personaggi?

Non in maniera completa perché ognuno può riconoscersi in un fatto ben preciso più che in un protagonista nella sua interezza. Molti si riconoscono nelle storie d'amore andate male. Mi ricordo che incontrai una signora durante una presentazione di un libro e le chiesi di restare per assistervi. Lei rifiutò gentilmente dicendo che suo marito, che l'aspettava fuori, avrebbe dovuto assistere anche lui all'evento e che io ero troppo simpatica. Se avessero partecipato lei sarebbe diventata gelosa. Allora io le ho consigliato di prendere il libro comunque, perché poteva ritrovarvisi e perché nel libro si consigliava una bella vendetta coniugale da attuare. Alla fine non rimase, ma il libro lo portò via.

 

Anche qualcuno che conosce si è riconosciuto?

I miei personaggi si presentano da soli, compaiono all'improvviso e si raccontano, io non li vedo e non me li immagino. Sono loro stessi a descriversi. Mi ricordo che un giorno vidi in televisione Lucrezia Lante Della Lovere e mi accorsi che era esattamente come avevo descritto un mio soggetto senza che me ne rendessi conto.

“Un terremoto a Borgo Propizio”, incontro con Loredana Limone

Lei descrive molto bene le dinamiche sociali che avvengono all'interno di una comunità ristretta. Ha mai vissuto in questo contesto?

È la magia della scrittura. Io non ho mai vissuto in un borgo se non da turista. È come se avessi questa esperienza dentro di me e la raccontassi con naturalità. Visitai molti borghi per prendere spunto per il mio libro ma nessuno sembrava rispecchiare quello che volevo dire. Mi sembrava tutto finto. Così ho tirato fuori ciò che avevo dentro, il borgo che conservavo nel mia mente e che è maturato da chissà quali esperienze.

 

Le piacerebbe provare a vivere in una di queste realtà?

Assolutamente sì. Mi piacerebbe comprare una casa nella Lunigiana, da dove si può vedere il mare. Questo dipende molto da quanto vendono i miei libri (sorride).

 

Quali autori legge?

Sono una di quelle persone che punta molto in alto per quanto riguarda le letture. Non mi accontento di letture semplici o solo d'intrattenimento. Sono cresciuta da sola sia nella lettura sia nella scrittura. Se devo citare alcuni autori direi Pontiggia, Calvino o Giovannino Guareschi con Il marito in collegio,che sorprende per la sua vena ironica con cui racconta la storia. La grandezza si vede quando scopriamo che questo libro fu scritto all'interno di un campo di concentramento. Ultimamente ho letto Carofiglio e l'ho trovato molto maturato. Se dovessi trovare un filo conduttore direi che cerco un certo spessore dalle storie ma anche che mi facciano ridere.

 

Che ragioni avrebbe una persona per leggere Un terremoto a Borgo Propizio?

Prima di tutto perché è un libro che si legge con il sorriso sulle labbra e poi perché che vivo di questo (sorride).

 

Lei tiene anche dei laboratori di scrittura?

Si, tengo dei corsi. Do più che altro uno spazio dove esprimersi e scrivere. Sostanzialmente non insegno nulla. Abbiamo già pubblicato due antologie con i corsisti. La cosa più bella è che attraverso la scrittura si conosce veramente una persona più che parlando per ore. Potrei leggere un testo delle persone che hanno frequentato i corsi e associarlo esattamente alla persona che lo ha scritto senza sapere chi sia.

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Quando ha capito che la scrittura era la sua vita?

Io ero una bambina incompresa. Sono stata cresciuta da una famiglia molto pratica. Mia madre ha, per tutta la vita, desiderato tante cose, così ha sposato un uomo che faceva il costruttore, quasi a volersi creare attraverso di lui tutte le cose che avrebbe voluto.

Era come se vivessi su un altro pianeta, vivevo sul piano teorico, e nessuno mi ascoltava o capiva. Così ho cominciato a scrivere, anche quando fui mandata in collegio durante un periodo di crisi dei miei genitori, e misi nero su bianco le mie sofferenze.

Poi cominciai a mandare i miei scritti alle case editrici, aspettando inevitabilmente le lettere di rifiuto. Quando ebbi un figlio, ebbi una scusa per inventare molte fiabe e ne inviai persino una a un concorso promosso dalla collana per ragazzi Il battello a vapore. Si chiamava Il trenino arlecchino. Ovviamente non vinsi. In più con le mie fiabe ottenni soltanto di eccitare ulteriormente mio figlio che voleva che gli raccontassi ancora storie, senza addormentarsi mai.

Arrivò comunque una prima proposta di pubblicazione per quella storia, anche se non vendette molto.

Da quel momento mi si aprì un mondo. Scrissi ancora di fiabe, di gastronomia e anche dei romanzi.

L'ispirazione di Borgo Propizio venne in un momento buio della mia vita, era un luogo dove scrivendoci riuscivo anche a perdermi e a dimenticare tutto il resto.

Quando mi accorsi che alla fine avevo scritto un libro vero e proprio contattai alcuni agenti letterari. Ho incontrato di tutto e di più, fino a che finalmente... (indicando la sua agente, presente all'incontro)

 

Come è avvenuta la creazione della storia?

Io mi dedico molto alla scrittura. A volte capitano dei problemi che bloccano il flusso narrativo che ho dentro di me. Quando scrissi il primo libro su Borgo Propizio scrissi pochissimo per molto tempo. Alcuni personaggi come il maresciallo Saltalamacchia mi raccontavano poco delle proprie vicende. Così chiesi aiuto a un vero poliziotto per farmi raccontare come potesse andare avanti la storia che volevo narrare. La mia agente si accorse subito che quel pezzo non era farina del mio sacco e mi chiese di riscriverlo con il mio sguardo. Il risultato fu ottimo.

A proposito di Saltalamacchia, interrogai durante la scrittura il maresciallo affinché mi raccontasse un particolare incontro che volevo far accadere a lui e a un suo vecchio amico. Mentre scrivevo veniva fuori tutt'altro, parlavo della moglie, delle figlie e di altre vecchie storie. Ma di quell'incontro non sono ancora riuscita a scrivere.

Il secondo libro non era previsto. Ma quando ripresi in mano Borgo Propizio mi resi conto che i protagonisti volevano dirmi ancora qualcosa, volevano raccontarmi altri pezzi della loro vita e così mi resi conto che anche io volevo continuare.

“Un terremoto a Borgo Propizio”, incontro con Loredana Limone

Chi ha scelto chi doveva morire nell'ultimo libro?

È stata una mia scelta spontanea, non ho avuto nessuna forzatura.

 

L'idea del terremoto da dove arriva?

C'è stato un periodo del nostro paese, non troppo lontano, caratterizzato da terremoti e ciò mi sconvolse a tal punto che mi chiesi cosa sarebbe successo a Borgo Propizio se fosse successo un avvenimento del genere. L'ho inserito all'interno come forza motrice di eventi che avevo già pensato in precedenza.

 

Ha dei riti di scrittura?

Ho mantenuto le stesse abitudini di quando lavoravo: scrivo a letto una prima bozza e poi riscrivo il tutto con il pc il giorno dopo, rivedendo e correggendo. Sono una scrittrice lenta (sorride).

 

Si ricorda il primo riscontro positivo del pubblico?

Onestamente no. Mi ricordo tanti commenti positivi all'inizio, ma il primo direi di no.

 

Chi legge i suoi libri prima della pubblicazione?

Figlio e marito, non se ne parla. Agli inizi facevo leggere mia sorella, ma ora la prima è la mia agente.

 

Come si è trovata a scrivere un giallo?

Voglio essere chiara: non ho scritto un giallo. È soltanto successo che nel mio borgo è accaduto un omicidio. È una cosa che può succedere. I miei personaggi mi hanno raccontato questo. Il processo magico della scrittura non me lo spiego, non riesco a concepire gli autori che scrivono uno schema prima. L'esempio del personaggio di Francesco: è ispirato a mio figlio, ma non avevo pensato di inserire quella persona prima che non mi comparisse da solo all'interno delle mie storie.

 

Dopo l'intervista, un dolce e una limonata (non poteva essere altrimenti) ci congediamo con il sorriso da Loredana Limone, dalla sua solarità e dal suo Terremoto a Borgo Propizio.


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