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Un Sanremo senza storia

Un Sanremo senza storiaEcco, così si preannuncia il festival canoro più nazional popolare del mondo: senza storia. Senza particolari o scoppiettanti effetti speciali. Eppure, questo è un Sanremo storico, per la partecipazione diretta, interna, di colei che ormai governa il panorama musical-nazionale da quasi un decennio: Maria De Filippi.

Stiamo passando dai Sanremo di ratifica di quanto era deciso nelle trasmissioni messe su dalla De Filippi e dai suoi troppi imitatori, al Sanremo con lei, di piaggeria pura verso l’imperatrice del mediocre sistema televisivo italiano.

Nello stesso tempo, la sua presenza sancisce la dipendenza del mercato musicale da quello monopolistico della tivù. Molto grave, perché il mondo televisivo italiano non riesce più a stare al passo coi tempi, perde di credibilità, insegue le fiction americane (anche quando le produce in proprio), costruisce e brucia tipi umani piatti o coatti. Non c’è via di mezzo, né fiammate che elevino lo spettatore al di sopra della sottocultura televisiva. Si è avverata la dipendenza proclamata da Fellini in Amarcord e da Pasolini in più di un intervento. Si avvera con questo Sanremo senza storia, senza sugo, senza mordente.

 

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Un festival del quale si parlerà dei milioni di teledipendenti abbacinati dall’ostensione dei potenti della piccola tivù italiota. Un circolo vizioso che nulla ha a che vedere con la necessità avvertita in tutto il Paese di ridar fiato alla musica con investimenti, programmi, interventi finanziari che vadano oltre la lirica. Il costo umano, di musicisti che muoiono di fame, di Sanremo è sempre più elevato e intollerabile. Con questo Sanremo, però, si può forse celebrare l’ultimo atto di un mondo di zombie.

Un Sanremo senza storia

Del resto, la realtà mondiale non vuole lustrini, ma fatti, azioni, narrazioni epocali. Non sarà il Sanremo dei fatti e delle storie alla Tenco, ma delle canzonette tutte uguali e tutte ugualmente dimenticabili. Che faranno dimenticare se stesse e, per esempio ancora, la corruzione che da qualche anno attanaglia il festival e l’amministrazione sanremese (di cui mai si parla, ma c’è, e la magistratura la sta scovando da un po’).

 

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Il Sanremo dell’oblio, dunque, il cancellino sul cervello degli italiani, maneggiato con maestria dalla De Filippi, personaggio specchio di un pezzo davvero scontato di Paese. Cos’altro dire, se non buona visione. Una settimana di canzoncine e motivetti, dal palcoscenico senza storia di un festival che non racconta più nulla nemmeno a se stesso. Buon Sanremo.

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