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Un San Francesco decisamente eterodosso. Intervista a Massimiliano Felli

Un San Francesco decisamente eterodosso. Intervista a Massimiliano FelliNelle Vite apocrife di Francesco D’Assisi (Fazi, 2020) (di cui trovate qui la recensione di Alessandra Piras) lo scrittore Massimiliano Felli ha ricostruito il periodo del tredicesimo secolo che ha visto da un lato il complesso sviluppo del movimento francescano dopo la morte del suo fondatore San Francesco, dall’altro quella che è stata la costruzione da parte della Chiesa di una biografia “ufficiale” del santo, la cui stesura era stata affidata a Bonaventura da Bagnoregio. La gerarchia ecclesiastica si era infatti impegnata ad occultare particolari poco edificanti o problematici della sua vita, soprattutto per evitare che potessero essere utilizzati nelle feroci controversie che per un lungo periodo avevano diviso i frati francescani nelle due correnti di pensiero degli Spirituali, fautori di una rigida osservanza dei principi di povertà assoluta e distacco dal mondo seguiti da Francesco e dai suoi primi seguaci, e dei Conventuali, che invece optavano per una regola meno rigida e più in linea con gli orientamenti generali della Chiesa.

 

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Per raccontarci tutto questo, Felli ha immaginato che fra’ Deodato, giovane segretario di Bonaventura incaricato di distruggere le svariate biografie di Francesco in circolazione, spesso molto discordanti tra loro, disubbidisca all’ordine ricevuto e si dedichi alla ricerca degli ultimi testimoni viventi della vita del santo, per conoscere da loro la verità, anche se il suo lungo viaggio nel tempo e nello spazio non servirà a dissipare i suoi dubbi.

Abbiamo chiesto a Massimiliano Felli, autore di diversi romanzi storici ambientati in epoche diverse, come mai abbia scelto di raccontarci proprio il personaggio di San Francesco.

Un San Francesco decisamente eterodosso. Intervista a Massimiliano Felli

Perché scrivere oggi un romanzo su Francesco d’Assisi?

Francesco è un personaggio assolutamente inattuale e attualissimo al tempo stesso. Già durante la sua vita, e soprattutto nei decenni successivi alla sua morte, i seguaci che tentarono di vivere secondo la Regola francescana sperimentarono l’impossibilità di imitarne fino in fondo la condotta; riscoprirlo oggi – e in particolare riscoprire il lato più “rivoluzionario” del suo messaggio, al di là della stucchevole oleografia tradizionale – significa restare allibiti, talvolta, di fronte al rigore estremo di certe sue posizioni, di certi atteggiamenti da “fondamentalista”. Egli resta tuttavia, forse proprio a motivo della sua irraggiungibilità, un simbolo intramontabile, imprescindibile, e tale è destinato a rimanere, almeno finché la nostra società continuerà a seguire il modello capitalistico. Che, non dimentichiamolo, è nato appunto nell’Italia comunale del Due-Trecento, ed ebbe in Francesco il suo primo, grande antagonista. 

 

Non teme di essere stato a volte un po’ irriverente nei confronti di quello che, al di là delle convinzioni religiose, resta comunque un grande personaggio storico?

In fondo il tema del romanzo non è Francesco in sé, ma la costruzione del mito del Santo Poverello. Analizzando questo caso di storytelling agiografico voglio mostrare come funzionino certi meccanismi di base, e come permangano immutati dal Medioevo fino a oggi. Ho costruito la narrazione di un Francesco totalmente diverso dal solito, ma plausibile e coerente con la tradizionale vulgata, per dimostrare quanto tutte le narrazioni stratificatesi tradiscano in modo più o meno grave (cioè a diversi livelli di onestà intellettuale) la realtà storica e umana di Francesco. La mia ricostruzione è limpida, in quanto dichiaratamente fictional, e ovviamente si basa su una prospettiva di verosimiglianza laica, contemporanea; al contrario, i personaggi del libro non possono che avere una visione teocentrica, provvidenzialistica, coerentemente con la loro epoca. Chi ha ragione? E chi può dire chi sia davvero questo Francesco “uno-nessuno-e-centomila”? Di sicuro l’intento non era calunniare un personaggio che amo molto e che ha abitato la mia fantasia per un paio d’anni; ma questa, si badi, non è una discolpa, perché non ci sarebbe comunque nulla di cui discolparsi nell’essere irriverenti.

Un San Francesco decisamente eterodosso. Intervista a Massimiliano Felli

La Chiesa ha spesso operato delle pesanti censure sui testi, a partire dai Vangeli che sono stati ridotti a quattro, scartandone molti classificati come apocrifi, e così sembra sia avvenuto nel caso di Francesco, di cui si è voluto tramandare solo una biografia “ufficiale”. Questo rispondeva a una semplice esigenza di chiarezza o al timore di diffondere idee pericolose, dati anche i forti contrasti sorti tra i francescani dopo la morte del loro fondatore?

Nel 1266 il ministro generale dei Francescani, san Bonaventura da Bagnoregio, ordinò la distruzione di tutti i documenti sulla vita di san Francesco e approntò una nuova biografia ufficiale a cui tutti dovevano attenersi; si trattava di un’immagine del Poverello d’Assisi manipolata, “addomesticata” in base alla situazione dell’Ordine al tempo in cui fu redatta, quando i Francescani si erano già molto allontanati dall’ortodossia della Regola ed erano divisi in due fazioni: gli Spirituali (la minoranza rigorista) e i Conventuali (la maggioranza, più incline all’interpretazione “morbida” e più vicina all’establishment della Chiesa). Ovviamente bisogna tener conto della necessità di mantenere unito l’Ordine, di scongiurare “fronde” ereticali, di mantenere in equilibrio il rapporto col papato. Dunque Bonaventura non agì per semplice esigenza di chiarezza (tutt’altro!), ma certamente, se si contestualizza il suo operato e lo si considera dal suo punto di vista, è stato politicamente molto avveduto. Solo che immaginare la terribile perdita di documenti preziosi causata dalla sua bücherverbrennungen (roghi di libri, ndr) oggi ci fa rabbrividire, ci indigna.

 

Da uomo del ventunesimo secolo, cosa la colpisce di più della figura di Francesco e cosa la convince di meno?

Non possiamo non ammirare, e rimpiangere, il rigore morale, la coerenza, la fermezza dei Francescani della prima ora. Non soltanto di Francesco, intendo, ma anche di tanti suoi seguaci che in certi casi riuscirono a emulare quasi perfettamente l’inimitabile, sovrumana spiritualità di un santo. Tuttavia queste virtù, oggi affievolite, si basavano su una visione del mondo dominata dalla Fede, cioè dalla convinzione che le proprie idee siano giuste in assoluto e che ogni altro credo sia fallace: dovremmo avere nostalgia dell’epoca delle Crociate, del massacro degli Albigesi? Eppure a quel tempo due personaggi, Francesco e Federico II (si vedano i loro rapporti col mondo islamico), seppero incarnare un equilibrio tra la fede nei propri valori identitari e l’apertura verso le idee altrui che neppure oggi, disincantati e democratici come siamo o professiamo d’essere, riusciamo a ritrovare. Ma loro erano il più grande santo e il più grande monarca del XIII secolo! Nel romanzo li troverete accostati in modo inedito ma, ne sono certo, molto stimolante.

 

Lei ha scritto romanzi storici ambientati in epoche diverse. Qual è per lei la difficoltà maggiore che si può incontrare scegliendo di ambientare una storia nel passato?

La difficoltà principale non è tanto la ricostruzione d’ambiente, come si potrebbe pensare, ma la ricerca, anzi la “creazione” di una lingua consona alla storia che intendiamo ricostruire. Per una profonda identificazione del lettore con la vicenda storica non potranno mai bastare la precisa descrizione di luoghi, abiti, oggetti, o l’inserzione, qua e là, di parole tratte da lessici dell’epoca (l’abuso di “Messeri” e “Madonne”!), se questi espedienti galleggiano sulla superficie di un normalissimo italiano standard. Sono fondamentali la plausibilità della sintassi adottata, lo scavo etimologico, la ricerca di un “suono” che si accordi con la lingua riscontrata nella documentazione coeva.

 

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C’è un personaggio storico che le interessa in modo particolare e attorno a cui le piacerebbe costruire un romanzo in futuro?

Non so se sia possibile – e opportuno – ripetere un’operazione tanto ardita e, spero, tanto pregnante quanto questo stravolgimento della biografia (arcinota) di un santo. Altri personaggi interessanti? Amo molto Giuliano l’Apostata, ma ci ha già pensato Gore Vidal scrivendo un romanzo meraviglioso, edito in Italia sempre da Fazi. Ci sono rimasto male quando l’ho scoperto, ma l’ho letto con gran gusto. Il già citato Federico II (che meraviglia di personaggio!) è ancora più gettonato, ma almeno ho potuto trattarlo “di striscio” in Vite apocrife… E se scrivessi le Memorie di Antinoo? Una voce che risale dal fondo del Nilo e racconta di sé… (Oh, si fa per dire: non oserei mai! Sono un po’ spericolato, ma non così pazzo).


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