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Un romanzo magico e inquietante. “La bambina che amava troppo i fiammiferi” di Gaétan Soucy

Un romanzo magico e inquietante. “La bambina che amava troppo i fiammiferi” di Gaétan SoucyMarcos y Marcos riporta in libreria una perla: La bambina che amava troppo i fiammiferi di Gaétan Soucy non può essere definito in altro modo.

Chi ama leggere deve leggere questo romanzo straziante e straniante. Chi ama le parole deve leggere questo romanzo così ben scritto, ottimamente tradotto (da Francesco Bruno) e in cui con le parole si gioca.

Da subito si capisce che la “famiglia” protagonista di questo romanzo è particolare. Ma l’abilità dell’autore è proprio quella di svelare solo piano piano tutti i retroscena, tutto l’orrore che c’è dietro alla vita di questi due bambini che sembrano vivere in un mondo di favole, o forse in un incubo. Un esempio? Il Giusto Castigo che viene nominato fin dalle prime pagine e che ci accompagnerà come un inquietante leitmotiv per tutto il romanzo. Solo nel finale capiremo davvero di cosa si tratta. E poi, quella casa, anzi, quella tenuta in cui vive la famiglia… Le abitudini, o forse è meglio parlare di riti, che dettano il ritmo delle giornate. Il rapporto tra i due fratelli, e questo padre di cui non si capisce all’inizio la professione, il grado sociale, la personalità. Tutto si disvela, inquietante, lentamente.

 

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Chi racconta la storia è uno dei due protagonisti, e lo fa in forma di diario, o testamento forse. Questi due bambini, di cui non sappiamo il nome perché nessuno lo ha mai usato con loro, ci appaiono indifesi, soli, chiusi… No, chiusi non è il termine giusto: perché «la mente di chi ci parla non è assolutamente chiusa, è solo imprigionata in quello che sembra un mondo costruito per sfuggire alla realtà.»

«Mio fratello e io abbiamo dovuto prendere l’universo in mano una mattina poco prima dell’alba perché papà era spirato all’improvviso.»

Un romanzo magico e inquietante. “La bambina che amava troppo i fiammiferi” di Gaétan Soucy

Eppure, nessuno può sfuggire al mondo, per quanto ci provi; nessuno può sfuggire alla realtà e al dolore. Nessuno. E questi fratelli ci insegnano come la profonda sofferenza può diventare malattia, psicosi, chiusura totale alla realtà.

La classe di Gaétan Soucy in questo suo La bambina che amava troppo i fiammiferi sta nel farci riscoprire il mondo e la verità assieme a questi bambini, che con la morte del padre sono costretti a confrontarsi con tutto ciò che lui aveva tentato di confinare oltre la pineta che separa la tenuta in cui vivono dal paese.

E con la morte è anche l’amore che apre gli occhi. L’amore fin lì vissuto solo nei libri (nei dizionari, come direbbe chi ci parla dalle pagine) irrompe nella vita e fa raggiungere una nuova consapevolezza di se stessi, attraverso il desiderio che smuove.

Un romanzo magico e inquietante. “La bambina che amava troppo i fiammiferi” di Gaétan Soucy

Quel padre, che è stato «bel giovane», si vende ai figli come una sorta di mago, di taumaturgo, di dio, tanto da far loro credere di averli creati dal fango. Per poi rivelarsi, invece, un uomo pieno di debolezze. Di rancori. E, ancora, di paura. Sì, perché la paura è il tema portante di questo libro. La paura del dolore, della realtà, dei sentimenti che creano emozioni, e la paura del diverso.

 

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Studioso di fisica e matematica, filosofo, Soucy sembra davvero uno di quegli autori che mette tutto se stesso nei suoi romanzi, tutto il suo mondo, le sue conoscenze, la sua mente ricca, e le parole. Quelle parole che chi compila il diario considera normali costellano il libro di termini verosimili ma assurdi, e con un grande potere evocativo. Parole inventate che sono più vere di quelle reali. Tra le pagine del suo diario, chi scrive prende gradualmente coscienza di tutto questo e lo fa confrontandosi proprio con il suo linguaggio, rendendosi conto che i termini che usa, forse, non sono quelli che usa il resto del mondo. Le parole come la verità.

«E allora, vi dirò, avrei voluto non rientrare mai, non tornare mai, restare per sempre nel sentiero della pineta, tra tenuta e paese, essere la divinità segreta della distanza che separa tutte le cose, la fatina dei sentieri che non portano a niente. Ma presi il coraggio a due gambe e proseguii per la mia strada.»

 

Finalista al prix Renaudot, vincitore del Grand Prix du roman de l’Académie des Lettres du Québec, tradotto in cinese, tedesco, finlandese, ebraico, spagnolo e inglese, La bambina che amava troppo i fiammiferi di Gaétan Soucy è un romanzo originale e magico. Da leggere.


Per la prima foto, copyright: Matt Jones su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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