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Un romanzo familiare travestito da thriller psicologico. “L’ombra della paura” di Dirk Kurbjuweit

Un romanzo familiare travestito da thriller psicologico. “L’ombra della paura” di Dirk KurbjuweitRandolph e Rebecca, i protagonisti dell’Ombra della paura, il nuovo romanzo di Dirk Kurbjuweit (Bollati Boringhieri, traduzione di Carla Palmieri), vivono la loro tranquilla vita borghese a Berlino. Lui, architetto di successo, si sente arrivato quando con la moglie e i due figli, Paul e Fay, si trasferisce finalmente nell’esclusivo quartiere di Lichterfelde-West andando a occupare il piano nobile di una palazzina per il resto abitata da persone anziane; quello che non sa ancora, però, è che l’ossessione può nascere anche nei quartieri e nei palazzi migliori… Quando noi lettori incontriamo Randolph, in realtà, ormai ha imparato la lezione e per questo inizia la sua storia dalla fine, quando suo padre è già in galera per aver fatto quello che andava fatto per proteggere la famiglia e Randolph può solo andare a trovarlo e ripercorrere gli ultimi avvenimenti per fare un po’ d’ordine.

 

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Il signor Tiberius è il vicino del piano di sotto, abita nel seminterrato e i Tiefenthaler possono sentire i programmi che guarda alla televisione stando comodamente seduti sul divano, sanno anche quando va in bagno dal rumore dello sciacquone; succede un po’ in tutti i palazzi, d’altronde, di imparare a conoscere i propri vicini origliando i loro rumori. Niente di strano allora che anche il signor Tiberius sappia quando i Tiefenthaler sono in casa e quando Rebecca stende i panni di tutta la famiglia, pian piano però quelle attenzioni che all’inizio sembravano semplici gentilezze tra vicini di casa diventano troppo precise, troppo puntuali e ben presto si trasformano nel chiaro sintomo di un disagio, ma cosa vuole il signor Tiberius da Rebecca?

Un romanzo familiare travestito da thriller psicologico. “L’ombra della paura” di Dirk Kurbjuweit

Inizia tutto con dei dolci lasciati davanti alla porta per i bambini, poi una lettera in cui dichiara il suo amore per Rebecca fino a pesanti accuse di molestie: «Siete dei molestatori di bambini, vi ho sentito». Un’accusa pesante che ufficializzata con una denuncia diventa un macigno da sostenere, e allora l’ossessione del signor Tiberius per la famiglia Tiefenthaler come una malattia contagiosa inizia a infettare i pensieri di Randolph e ogni tentativo di liberarsene lo fa sprofondare ancora di più nella spirale di mania:

«“Noi non abusiamo dei nostri figli” dissi io, rendendomi conto all’istante che era una frase impronunciabile. Èuna frase che fa sembrare profondamente colpevoli, perché è talmente ovvia che nessuno la dice. Chi la pronuncia deve avere un motivo, e il fatto stesso di pronunciarlalo rende subito sospetto».

 

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Un romanzo familiare travestito da thriller psicologico. “L’ombra della paura” di Dirk Kurbjuweit

Ma L’ombra della paura non è solo l’ossessione del signor Tiberius per la famiglia al piano di sopra, è anche l’ossessione del padre di Randolph per armi che non ha mai utilizzato e di cui non aveva mai avuto bisogno, prima, e, pure, l’ossessione di Randolph stesso per cene solitarie nei migliori ristorantidi Berlino. Addentrandoci nella tela di stalking che ha avvolto i Tiefenthaler, entriamo sempre più in profondità nella vita di Randolph che ci parla della sua infanzia normale eppure minata dalla costante paura delle armi: «Ma davvero si ha il diritto di guardarsiindietro e definire infelice un’infanzia durante la qualenon ci si è sentiti infelici, solo perché si è deciso che un’infanzia a contatto con le armi non può essere stata felice?» si chiede ripensando agli anni in cui suo padre lo portava tutte le domeniche al poligono di tiro. Eppure «[…]il mio cuore battevaall’impazzata, e mi prendeva la paura che potesse salire e spararmi un colpo», salvo poi capire che «Le armi gli servivano perproteggersi. Mio padre aveva paura. Di cosa, non lo sapevo: non mi sembrava che avesse nulla da temere», mettendo in evidenza una continua tensione tra la paura irrazionale per quelle armi e la consapevolezza che non c’era nulla di reale da temere. La tensione quindi sale, non solo per lo stalker che dal piano di sotto spia ogni movimento della famiglia, ma anche per le paure e le ossessioni di Randolph che dello stalker dovrebbe invece essere vittima. E, all’improvviso, il lettore smette di capire da chi esattamente dovrebbe proteggersi…

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