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Un romanzo e un gioco di specchi. “Cuore di furia” di Romana Petri

Un romanzo e un gioco di specchi. “Cuore di furia” di Romana PetriTorna in libreria Romana Petri, fra le autrici italiane contemporanee più apprezzate dal pubblico specialista e non, con Cuore di furia (Marsilio, 2020) dopo il precedente lavoro, sempre di quest’anno, dedicato a Jack London. All’anagrafe Romana Pezzetta, è anche critica letteraria e traduttrice dal francese, dallo spagnolo e dal portoghese, figlia dell’attore e basso-baritono Mario Petri.

L’ambientazione è quella di una Spagna nel periodo della dittatura, senza datazioni specifiche e protagonista è “il padre di Norama Tripe”, ovvero Jorge Tripe.

Appena diciottenne prende un colpo in testa sferratogli dai falangisti con il calcio di un fucile o, forse, è il troppo sole a rimettergli in moto «quell’ematoma antico», comunque sia, scappa da Barcellona a Siviglia su di un trattore che non era nemmeno suo e che non sapeva guidare, abbandonando una moglie e una figlia piccola. Nella città andalusa trova lavoro come magazziniere «in un antro buio e lungo, invaso dall’odore forte di granaglie». Un odore che gli piace talmente tanto da chiedere al padrone di poterci vivere. Quel luogo angusto diventa così la sua casa dove:

«gli venne una gran voglia di lettura. Sistemò la branda e un fornelletto proprio giù nel fondo, dietro la minuta scrivania di legno tarlato che ogni giorno lasciava sul pavimento liso un mucchietto di polvere a forma di raggrinzito termitaio, e laggiù, come all’interno di un immenso ventre che navigava nei fondali universali, conobbe i mondi della fantasia, la sconnessione degli umori, l’abilità di nuocere e di purificare».

 

Insomma, per i corsi e i ricorsi della vita, Jorge diventa anno dopo anno, pagina dopo pagina un erudito come pochi e non pago della conoscenza inizia a scrivere.

Diventa così uno scrittore, e non uno qualunque, tanto che con il suo primo libro, anzi «molti in uno», parla di un argomento particolare e non proprio semplice: «la tragedia ilare del vivere».

 

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Di contro c’è una ragazza che intanto cresce senza il padre e che un giorno, casualmente, vede un articolo di giornale che parla di colui che l’ha generata come di un autore talentuoso nel panorama narrativo spagnolo. Parte, nonostante il parere contrario della madre, per conoscerlo; si ripropone il viaggio fra le due città iberiche. Ma Jorge non è il classico padre, non lo è mai stato e non ha intenzione di cominciare in quel momento. Non l’accoglie bene, non cede ai sentimenti, né tantomeno al sentimentalismo, non abbraccia, non consola. Non ha sensi di colpa, almeno apparenti. Il suo essere in fieri lo riversa nelle opere che scrive, decisamente fuori dal comune com’è lui d’altronde, e in cui parla di temi giudicati bizzarri dallo stesso editore che lo pubblica, il signor Arroldez, che lo considera un genio mezzo matto.

D’altro canto «il modo in cui si scrive un libro non si sceglie», dirà Jorge a Norama in una delle (poche e frettolose) occasioni in cui s’incontrano. Così come la vita, che non sempre ci scegliamo.

Un romanzo e un gioco di specchi. “Cuore di furia” di Romana Petri

E c’è una figura femminile che non ribalta gli scenari ma anzi li mantiene fermi dall’inizio alla fine, e la sua importanza e la sua incisività stanno proprio in questo, ed è quella di Dolores Mendez.

Si conoscono da quando lui stava in quel magazzino e rappresenta l’amore senza tornaconto. Non c’è alcun contratto che li lega. Il rapporto è saltuario e tale rimarrà a lungo, per volontà di lui.

Lo ama senza riserve, e si affezionerà a Norama pur non essendo sua figlia. Lo aspetta nonostante la faccia attendere e nonostante sia un po’ troppo suscettibile al fascino femminile.

Lo aspetta nonostante lui preferisca vivere ancora in quel luogo angusto anziché con lei. In una parola, lo accetta per quello che è.

Cuore di furia, che ricorda nel titolo il capolavoro di Conrad, esplora dunquegli enigmi della vita e il cuore degli individui come Cuore di tenebra che, pur affrontando tematiche diverse, esplora i luoghi sconosciuti del mondo e della natura umana.

Jorge e Dolores staranno comunque insieme fino alla vecchiaia e sarà lei a mettere ordine nella vastità di carte che egli le affida – dimostrandole così, a modo suo, l’amore e la fiducia – poco prima di morire. A questo scopo contatta l’unico editore di Jorge Tripe per la pubblicazione di un inedito che intitolano Palude, una parola inclusiva della vita di chi scriveva quei testi. Ma quella pubblicazione e altre seguenti non avranno un gran successo commerciale.

Quando la donna muore l’unica rimasta che può continuare il lavoro è Norama. Ella lo farà in tutt’altro modo e con intenti diversi, persa e divisa com’è tra l’amore e l’odio per quell’uomo che l’ha abbandonata da piccola:

«Un odio ammirativo, certo, ma nell’illusione che s’era costruita pur sempre odio grandissimo che le macerava dentro, molto spumoso e fermentato, capace di risalirle in acido quando troppo avidamente ne mangiava e tutto se lo risentiva nella bocca in una masticazione d’aria, e di orribile sapore».

Un romanzo e un gioco di specchi. “Cuore di furia” di Romana Petri

Sentimento che sublima con rapporti infelici verso l’altro sesso, in particolare nei confronti di Miguel, nipote di Dolores, un ragazzo rimasto orfano di padre da piccolo – più o meno quanto è accaduto a lei – e che scopre essere stato cresciuto dal suo:

«E nella gelosia che sottrae la vita, quasi lo amava anche lei di riflesso ora che Jorge Tripe era morto».

 

Quando si ritrova con il materiale a cui mettere mano chiuso «in una valigia che teneva sotto il letto» Norama è confusa, non sa come muoversi, di libri in vita sua non solo ne ha visti pochi ma ne ha letti altrettanto pochi e col padre non ha avuto niente a che fare per molto tempo.

Lo vede in sogno dove gli chiede consigli sulla questione e dove riesce a manifestargli il risentimento per averla dimenticata, per aver rivolto gli affetti e l’attenzione altrove.

Si aggiunge che quando va a parlare con il signor Arrondez l’accoglienza non è buona. È anziano, ha problemi di salute e poi non vuole più saperne di stampare altri libri di Jorge Tripe.

Fino a che si palesa in un altro sogno sua madre, con le fattezze di una donna vestita a lutto, che le consiglia di lasciar perdere; ma Norama delle idee in testa ce le ha e non solo non ascolta ma va avanti per la sua strada. Se il suo obiettivo sarà quello di dare un «tormento postumo al padre» non sa che inizierà una strada verso lo stravolgimento di se stessa.

Sarà l’ex editore, con una lettera pubblica, a dare un’opinione in merito all’arrangiamento svolto: «il primo articolo che il signor Arroldez scrisse e pubblicò in vita sua» dove le rivelazioni saranno clamorose.

Come si desume dall’abstract del libro, non essendo l’operazione facilmente identificabile, la storia si ispira alla vicenda umana e professionale di uno scrittore realmente esistito, non spagnolo, ma italiano. Si tratta di Giorgio Manganelli. Grande intellettuale del Novecento, narratore fine e acuto, avvolto dalle nebbie che l’unica figlia ha dissipato recuperando l’opera, edita e inedita, tramite una specifica fondazione. Petri ha realizzato in tal modo un vero gioco di specchi come la bella e picassiana copertina rappresenta, ove oltretutto si guardano e rivelano molte delle tematiche già affrontate dalla stessa autrice: la figura del padre, naturale e putativo, il ruolo dei figli, l’abbandono, i rapporti familiari sia di sangue che allargati.

 

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Norama Tripe come bell’anagramma di Romana Petri, inoltre, inizia e chiude il cerchio, sia dal punto di vista figurativo sia testualmente. Cuore di furia è molto di più di una semplice biografia romanzata. Un’opera immaginaria e immaginifica che mette a nudo l’arte del vivere e l’illusione dell’esistenza.


Per la prima foto, copyright: Fares Hamouche su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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