Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

Come leggere un libro

Perché è importante leggere

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Un romanzo che si diverte con il lettore. “Palafox” di Éric Chevillard

Un romanzo che si diverte con il lettore. “Palafox” di Éric ChevillardPalafox, il nuovo romanzo di Éric Chevillard, tradotto da Gianmaria Finardi per Del Vecchio Editore, narra la nascita, la vita e la morte di un essere vivente multiforme e inclassificabile benché il tentativo di ingabbiare Palafox in una categoria regge buona parte della storia.

“Cos’è Palafox?” è la domanda che riecheggia per due terzi della narrazione. Si sa per certo che è nato da un uovo sulla tavola imbandita di Algernon Buffoon, di sua figlia Maureen e del suo futuro genero Chancelade; che è stato pescato da Sadarnac nell’alto mare dei Sargassi; che gli è stato dato il nome del duca di Saragozza del 1809, per una serie di casualità che vanno dall’apertura dell’Atlante storico a pagina 111, all’atto di nascita delle province unite del 1579. Un gran pastiche insomma e fin dalle prime righe si intuisce lo stile ludico del romanzo. Ma la premessa è d’obbligo: il lettore alla ricerca del romanzo classico con un intreccio travolgente va messo in guardia. Egli rischia di trovarsi quanto meno spiazzato ma non di certo deluso dalla penna virtuosa di Chevillard. Tornando all’insistente “cos’é Palafox?” infatti il lettore ne vedrà delle belle. Vengono scomodati addirittura quattro luminari: l’ematologo Pierpont, il celebre erpetologo Baruglio, l’ornitologo poliglotta Zeiger e l’ittiologo Cambrelin. Ognuno di loro espone la sua teoria. Palafox è un serpente o addirittura una stella marina o, perché no, una balena.

 

Vuoi conoscere potenzialità e debolezze del tuo romanzo? Ecco la nostra Valutazione d’Inedito

 

Il romanzo è ricco di contraddizioni perché Palafox non può essere classificato. Il lettore comprende ben presto che quest’essere multiforme può essere tutto! Morde un bambino al tallone ma ha anche il becco, eppure punge una donna al labbro, probabilmente con il suo pungiglione. Nuota nel mare con le pinne ma si accoppia con la femmina di un Martin pescatore cingendola con le ali. Ha due corte zampe palmate ma anche quattro mani o quattro zampe quando viene sottoposto al modello «standard della Toelettatura leoncino». «Esigiamo delle precisazioni», scrive l’autore prendendosi gioco di noi: «l’animale la cui taglia rasentava quella di una grossa vespa o di un piccolo ghepardo non era però né tigrato né maculato, per cui nessuna confusione possibile».

Un romanzo che si diverte con il lettore. “Palafox” di Éric Chevillard

Ma il quesito che conta davvero non è tanto “cos’è Palafox?” bensì “com’è Palafox?”, cioè, come l’autore costruisce la storia di quest’essere multiforme. È evidente fin da subito infatti che anche il “dove?” e il “quando?” risultano domande superflue. Intuiamo che il romanzo è ambientato in Francia e sappiamo per certo che i Buffoon possiedono una residenza nella capitale e una sulla costa atlantica chiamata La Gloriette. Ma la descrizione della tenuta estiva è affidata a Honoré de Balzac e di nuovo Chevillard si intrattiene divertito in un bel pastiche, prendendo citazioni da diverse opere dell’autore e fondendole insieme. Il “dove” viene annientato a regola d’arte e anche il “quando” ottiene una sorte simile, tutta giocata sulla parola. La guerra incombe, Chancelade è costretto al fronte, la capitale non è sicura, tutti gli ospedali sono pieni ma “che guerra è?”, “quando viene combattuta?”. Come la natura di Palafox anche la natura del conflitto non è chiara, creata ad arte dall’autore prendendo spunto da suggestioni momentanee. A volte potrebbe essere la Seconda guerra mondale con l’armistizio, i caccia bombardieri e le fantasiose immagini di amore e guerra da kolossal americano in bianco e nero; altre volte viene alla mente la campagna d’Egitto di Napoleone con la razzia dei sarcofagi e degli oggetti d’arte egizia ma il nemico dal canto suo fa razzia di quadri cubisti e post-impressionisti, ragion per cui tutto crolla sotto il peso dell’incongruenza storica. E ancora: l’autore fa riferimento all’epoca del muto come un periodo lontano però poi Olympie, la tata di Palafox, aiuta la signora Fontechevade nella vestizione tra ciprie e corsetti rimandando il romanzo a due secoli fa e difatti l’autore con il suo «Ma in quale secolo viviamo» riprende le fila di un racconto che è metanarrazione pura.

Chevillard narra la vicenda di Palafox costruendo e disfacendo l’intreccio davanti agli occhi del lettore:

«Visto che ci apprestiamo a gettare questo manoscritto in fondo a un cassetto, non senza amarezza, al  fine di non urtare la suscettibilità dei quattro professori, Maureen ci trattiene (l’ispirazione ha dunque quel piccolo viso pallido dagli occhi cangianti), richiude il cassetto, poi si sporge per aprire il secondo montante della porta-finestra, di colpo il nostro racconto s’indiavola, i nostri invitati si precipitano nella hall dove Olympie li attendeva, eccovi  finalmente, che consegna a ognuno di loro una fotocopia del capitolo precedente».

 

E come se non bastasse, chiama in causa proprio la multiforme bestiola per scusarsi qualora alcuni passi di questo scritto dovessero risultare poco piacevoli ma scrivere con Palafox che di volta in volta si posa sul quaderno, disturba con il suo ronzio snervante, cammina letteralmente tra le righe non è affatto impresa di poco conto.

L’autore usa tutti gli strumenti in suo possesso per giocare con la scrittura, ecco perché l’interrogativo che conta è il “come”. Impreziosisce il racconto di aneddoti «per ammazzare il tempo» mentre le figure di suono, di cui è ricco il romanzo fanno subito la comparsa insieme all’uovo che si «scavezza», «scapotta» e «scalotta». Vediamo la punteggiatura fluttuare sulle pagine in modo inusuale ma tuttavia usata con maestria. Così come la quasi totale assenza di discorsi diretti viene sostituita da un fluire della parola in totale libertà ed è in questo flusso che troviamo la grande ironia che contraddistingue la scrittura di Chevillard. L’umorismo sottile accompagna la vicenda. Si parte dai goffi tentativi degli esperti di catalogare Palafox. Si passa agli infruttuosi tentativi di addestrare la bestiola poiché dopo aver assistito agli spettacoli del circo l’idea è quella di creare «per Palafox un numero originale o rischioso, originale e rischioso, o grottesco, e grottesco. Bisogna vedere». Algernon che prende appunti durante lo spettacolo è descritto dal narratore con grande ironia. Questo difatti è uno dei passaggi più divertenti del romanzo. Si giunge infine al punto di iscrivere l’animale a un concorso per cani e anche qui la vis comica non manca.

Un romanzo che si diverte con il lettore. “Palafox” di Éric Chevillard

L’intera opera in realtà risulta un lungo esercizio di stile in cui Chevillard, giocando, mostra le sue doti di scrittore. Non a caso l’autore francese è considerato l’erede di Raymond Queneau autore di quegli Exercices de style che mascherati da un intento ludico svelano seriamente tutte le potenzialità della lingua. Inoltre l’assurdità dell’intreccio, la tragicità dell’epilogo di Palafox, l’incombere della guerra e di nuovo l’uso del linguaggio non possono che strizzare l’occhio al Teatro dell’assurdo da Beckett a Ionesco.

 

GRATIS il nostro manuale di scrittura creativa? Clicca qui!

 

Ovviamente quando si ha a che fare con esseri che mutano le proprie sembianze, è naturale pensare a Ovidio e alle sue Metamorfosi ed infatti, in diverse occasioni, il romanzo rimanda all’opera latina, chiamando in causa Filemone e Bauci, ad esempio, ma anche la teoria della metempsicosi. Il professor Pierpont, come un novello Pitagora, spiega ai suoi discepoli il motivo per cui Palafox non può essere mangiato in quanto reincarnazione di chissà chi. Ma è grazie a Ovidio che “Cos’è Palafox?”, il primo dei grandi quesiti che animano il racconto, trova una risposta, fantasiosa e di certo alquanto tirata per i capelli, per bocca del professor Baruglio:

«A meno, cara signora, che Palafox non sia lui stesso un dio disceso dall’Olimpo sotto forma di animale per sedurre e rapire Maureen, tanto è grande la bellezza di questa giovane mortale, nel qual caso i sospetti cadranno su Zeus di cui io riconosco bene il maneggio, questa nuova metamorfosi lo tradisce di sicuro tanto quanto il suo fulmine emblematico, se lo maneggiasse sotto i nostri occhi, essa viene dopo molte altre, il cigno di cui si invaghì Leda, l’aquila che rapì Ganimede, il toro bianco dalle corna d’oro che portò via Europa, il cuculo che si posò sulle ginocchia di Era, o ancora il serpente che si unì a Persefone, l’astuzia non attacca più, ho smascherato il Dio degli dèi!».

Palafox, il gran pastiche di Éric Chevilard, è formato da una lunga serie di interrogativi dove l’unica risposta certa è da rintracciare nel linguaggio.


Per la prima foto, copyright: Braydon Anderson su Unsplash.

Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (2 voti)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.