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Un romanzo che sembra un incantesimo. “Mio padre era un uomo sulla terra e in acqua una balena”

Un romanzo che sembra un incantesimo. “Mio padre era un uomo sulla terra e in acqua una balena”Puntata n. 93 della rubrica La bellezza nascosta

 

«Sai, dice poi, su cosa rifletto qui, da solo, su quest’isola? I nostri pensieri non sono mai liberi, vengono continuamente definiti e distorti da abitudini e schemi cristallizzati. Prova a non pensare a niente! Le nostre teste sono piene di frammenti volanti di immondizia che non ci lasciano mai pensare con chiarezza. Se riuscissimo a fare piazza pulita, a soffiarli via e a liberarci da queste idee stereotipate, il nostro pensiero sarebbe diverso e di conseguenza lo sarebbero anche le nostre azioni.»

 

Spesso nella vita ci ostiniamo nella continua ricerca di qualcuno, di qualcosa; ci consumiamo nell’attesa che gli eventi mutino, che un affetto, che crediamo ci spetti, arrivi, si faccia reale, solido.

 

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Percorriamo interi labirinti della memoria, ci stanchiamo alla ricerca di un errore, di un dettaglio, di un segno che ci possa far comprendere dov’è l’errore, a chi appartiene l’errore e se quello sbaglio possa essere qualcosa di privato, che appartiene esclusivamente a noi.

Un romanzo che sembra un incantesimo. “Mio padre era un uomo sulla terra e in acqua una balena”

Ogni cosa è soggettiva, ognuno ha una sua realtà, un suo modo di codificare le emozioni, una sua maniera di vedere e per giungere a un compromesso con il mondo bisogna cercare almeno in parte di far combaciare la nostra visione del reale con quella degli altri; o, altrimenti, possiamo semplicemente lasciar perdere, restare dentro di noi, chiuderci nella nostra testa, e decidere da soli in cosa valga la pena credere veramente.

Michelle Steinbeck è nata Lenzburg (Svizzera) nel 1990, il suo romanzo Mio padre era un uomo sulla terra e in acqua una balena è stato pubblicato in Italia dalla casa editrice Tunuè, per la collana di narrativa straniera diretta da Giuseppe Girimonti Greco, con traduzione a cura di Hilary Basso.

Un romanzo che sembra un incantesimo. “Mio padre era un uomo sulla terra e in acqua una balena”

Loribeth è una giovane ragazza che vive come se i suoi piedi non toccassero mai terra, vive così da quando il padre è andato via, abbandonandola. Poi, un giorno, si vede costretta a tentare di mettere i piedi sul cemento e, con una valigia al seguito, deve assumersi le sue responsabilità, partendo alla ricerca del padre. Un viaggio onirico e potente, nel quale la realtà e la fantasia di uniscono diventando un solo corpo.

 

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Michelle Steinbeck con una penna leggerissima e decisa ci porta dentro una storia che ha il sapore dell’infanzia, una storia bagnata dai sogni, densa di magia e meraviglia. Ci ritroviamo al seguito di Loribeth mentre intraprende il viaggio per trovare suo padre e con lei entriamo in vecchi cimiteri, parliamo con megere e cani, passiamo da un luogo all’altro di un mondo immaginario, dove ciò che conta è quello che c’è dentro la nostra Loribeth e non quello che si vede fuori. Forse tutto quello che ci viene raccontato non è altro che una giostra che gira all’interno della sua testa. Un romanzo che sembra un incantesimo, nel quale si passa dal gotico al fantasy al reale, fino ad arrivare a pagine fortemente introspettive.

«Sussulto. Stanza buia, respiro pesante, ogni tanto il fruscio delle gomme di un’auto sull’asfalto bagnato. Fasci di luce si arrampicano su ed entrano passando per la finestra, strisciano sulla parete fino al soffitto. Questa stanza la conosco. Il respiro sono io. Io sono ancora qui. Tutto è ancora qui. La mia cameretta: gabbia per uccelli, pile di libri, il calorifero… Strizzo forte gli occhi sbarrati, subito si riaprono di scatto. Mi giro e mi rigiro, poso le mani sul corpo per calmarlo, per convincerlo ad addormentarsi, per fargli credere che ci sia qualcuno. E l’odore di qualcuno c’è, tra i cuscini, ma anche stavolta non posso che essere io. Sono sola, lo so, è una cosa buona, essere sola è una cosa buona, è quello che voglio, ho deciso. Alla fine mi alzo, vado in salotto senza accendere la luce, mi sdraio sul divano, tiro la coperta della tv fin sopra le spalle e guardo cartoni animati finché non mi addormento, senza rendermene conto.»

Un romanzo che sembra un incantesimo. “Mio padre era un uomo sulla terra e in acqua una balena”

Il ritmo, nella scrittura di Michelle Steinbeck, è serrato e avvolgente; la sua lingua a tratti può apparire disordinata, ma è proprio questo disordine che rende l’intero romanzo un’opera di spicco, un piccolo gioiello che rimanda a storie passate, a grandi classici della letteratura fantastica e ad alcuni film che hanno segnato la storia nel cinema fantastico degli anni Ottanta e Novanta.

Mio padre era un uomo sulla terra e in acqua una balena è senza dubbio un romanzo da leggere e rileggere, è una terra dove ognuno di noi può avere la possibilità di perdersi nel mondo allucinato di Loribeth, l’occasione di restare sospesi e galleggiare sopra qualcosa di indefinito e, proprio per questo, affascinante.

«Io mi alzo e chiudo gli occhi. Dal cielo pioviggina una musica, prima sommessa, poi sempre più forte. Melodia sintetica, battito lento, un glu glu come quando si annega. Roteo la testa così i capelli volano, scrollo le spalle e giro in tondo. A un certo punto vedo Mabel baciare la ragazza con la maschera sugli occhi e mi avvicino e la bacio anch’io. Ha la lingua morbida e usa molto burro di cacao. Non porta più la maschera e ora vedo che ha la pelle molto chiara e i capelli rosso chiaro e quegli occhi strabuzzati e cerchiati di rosso, come solo i rossi di capelli, sensibili come sono, possono avere.»

 

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Per la prima foto, copyright: Almos Bechtold su Unsplash.

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