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Un romanzo che scava dentro di noi. "Il termine della notte" di John D. MacDonald

Un romanzo che scava dentro di noi. "Il termine della notte" di John D. MacDonaldPuntata n. 72 della rubrica La bellezza nascosta

 

Il dosaggio consisteva in un’assunzione precisa di potenti tranquillanti, oltre a dexedrina e barbiturici. Per usare le parole di Nanette: «Non avevo mai visto nulla di simile. Ti portava da un’altra parte. Tutto, ogni piccola cosa, come una pietra o una bottiglia, appariva luminoso e rilevante in modo strano, e si poteva ridere e capire cose che la gente sobria non capiva. Per me aveva studiato un dosaggio particolare, diverso dal suo…»

 

Da dove si parte per indagare il male? Questa è una domanda a cui qualsiasi persona che voglia comprendere la violenza gratuita dovrebbe rispondere. Ma il male, in senso assoluto, quel male che molti uomini tendono a credere possa essere irreale, è invece una cosa viva, che respira, che si muove. L’assoluto terrore che spesso provoca, questo male, è causa del suo poter nascere dal nulla, del suo poter venire fuori senza una reale motivazione.

 

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Nel mondo che ogni giorno osserviamo uscendo fuori dalla porta di casa, ci rendiamo conto di essere circondati da ragazzi che si annoiano e che tentano di debellare la noia spingendosi sempre più in là, con movimenti, azioni pericolose, sia per loro che per gli altri.

Un romanzo che scava dentro di noi. "Il termine della notte" di John D. MacDonald

È forse impossibile prevedere da dove nascerà il male, perché delle volte cresce dentro le nostre case e non siamo nemmeno capaci di accorgercene.

Ci si abitua al dolore? Ci si può abituare alla sofferenza? È davvero possibile che atti di violenza siano talmente consueti da diventare routine?

John D. MacDonald è nato in Pennsylvania nel 1916 ed è morto il 28 dicembre del 1986, è stato uno degli autori di crime-story tra i più prolifici della narrativa americana, Il termine della notte è stato pubblicato in Italia dalla casa editrice Mattioli 1885 nella traduzione di N. Manupelli.

Un romanzo che scava dentro di noi. "Il termine della notte" di John D. MacDonald

Tre uomini e una ragazza sono gli artefici di furti, rapimenti e omicidi. Il tutto viene narrato da un racconto a più voci: quella del secondino, quella di un avvocato e il diario di uno dei ragazzi, poi condannato a morte. La domanda che campeggia sui quotidiani è sempre la stessa: chi sono gli assassini di “Il branco dei lupi”?

 

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MacDonald ci porta dentro la follia, tra le pieghe del male assoluto, quello che non ha fonte e che non trova una fine, lo fa con questo romanzo, con pagine dense, corpose; lo fa raccontandoci le vite di persone che potrebbero essere il nostro vicino di casa, o il ragazzo che la mattina vediamo camminare in strada, diretto all’università. Lo scrittore americano, con questo libro, ci fa un regalo prezioso, riesce a raccontarci che cosa succede nella mente di un uomo che si lascia travolgere dagli eventi fino a diventare egli stesso un evento.

«In base a quello che ore potrebbe sembrare un ragionamento superficiale, ho pensato inizialmente che Kirby Stassen sarebbe stato quello con cui avrei potuto comunicare più facilmente. Ora capisco di essere stato fuorviato dal fatto di condividere alcune esperienze comuni. Apparteniamo più o meno alla stessa classe, sia da un punto di vita sociale che finanziario. Lui è un ragazzo equilibrato e dalle buone maniere e mi tratta con rispetto solo raramente contrassegnato da un singolare atteggiamento di derisione.»

Un romanzo che scava dentro di noi. "Il termine della notte" di John D. MacDonald

Il termine della notte è a tutti gli effetti un capolavoro. Un romanzo che scava fino all’osso di ciò che è maligno, distilla il dolore e lo fa con una potenza di stile e di linguaggio che rendono la lettura un’esperienza importante ed edificante.

Un libro, questo, quanto mai attuale, nonostante sia stato scritto nel 1960; perché quei temi che ossessionavano MacDonald e di cui sentiva il bisogno di parlare, sono gli stessi temi che ancora stanno consumano i giovani contemporanei, le stesse ossessioni a cui la nostra società sta soccombendo.

«Gli ho detto che ero d’accordo con lui, e che mi stavo dedicando alla mia anima immortale a modo mio, sperando di trovarla da qualche parte su queste pagine. Probabilmente avrei scoperto che si trattava di una presenza grigia, subdola, uno gnomo con tanto di cappello che mi sbirciava maliziosamente da dietro una parolaccia. Il reverendo se n’è andato, scuotendo il suo ecclesiastico testone.»

 

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C’è una sorta di giustizia che nasce con noi e che nessuno deve spiegarci. La sentiamo che ci scorre dentro, l’avvertiamo sulla lingua quando siamo costretti a parlarne. Quello stesso seme che viene alla luce con noi, però, può guastarsi, può morire, e di lì in avanti il nostro personale confine tra giusto e sbagliato rischia di confondersi, irrimediabilmente. John D. MacDonald ci dice in che maniera si possano confondere le nostre credenze, e quanto possa essere semplice diventare parte del male.


Per la prima foto, copyright: TETrebbien su Unsplash.

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