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Un romanzo che è vero esercizio di letteratura. “Madrigale senza suono” di Andrea Tarabbia

Un romanzo che è vero esercizio di letteratura. “Madrigale senza suono” di Andrea TarabbiaLibro antico. Si potrebbe definirlo “ricettario” dei tormenti dell'arte. La prosa del romanzo Madrigale senza suono di Andrea Tarabbia (Bollati Boringhieri) nel simulare stilemi antichi è talmente fitta di artifici e iperboli da farsi esemplificativa delle tenebre psichiche che alimentano e turbano l'artista. In questo caso il musicista.

Il male come rappresentazione del bello artistico: sembra essere questa la tensione da cui iniziare a parlare di questo libro particolare.

Tutto il romanzo è pervaso da una sorta di ipersensibilità creativa che nella morte ha la sua ispirazione e sensualità. Libro dello “scandalo”: solo chi soffre intensamente può esprimere la verità dell'arte.

Protagonisti sono il Principe Carlo Gesualdo da Venosa, autore di famosi madrigali tardo-cinquecenteschi, e Igor Stravinskij, il maggiore compositore novecentesco. Il romanzo si articola lungo due libri: uno che tratta della vita di Gesualdo e delle criminose vicende storiche che lo videro protagonista, scritto da un suo servitore deforme la cui esistenza è posta in dubbio dal lettore Stravinskij; l'altro libro nella finzione narrante è di pugno di Stravinskij, che commenta i passi letti, impegnato ad ammirare ed elaborare i madrigali di Gesualdo. La parte predominante del romanzo spetta alla cronaca (questo il termine usato da Stravinskij) che tratta di Gesualdo e dei suoi tormenti e deliri di uomo e artista. Se la musica costituisce il denominatore che unisce a distanza di secoli i due compositori, le figure dei due uomini divergono nettamente. Il Principe è un marito tradito e vendicativo, dal cui dolore si svilupperà la cronaca delle sue efferate azioni; Stravinskij, ormai ottantenne, è un colto uomo borghese dal solido rapporto con la moglie, forte del sodalizio con l’assiduo collaboratore Bob Craft, insieme al quale è entrato in possesso durante un soggiorno italiano della cronaca della vita di Gesualdo scritta dal «Signor Giocachino Ardytti, servitore fedele. In Gesualdo – MDCXIII».Questo sta scritto nel frontespizio. La Parte prima è intitolata In principio era il verme. Nelle prime righe apprendiamo che... «il verme era presso Dio, e il verme ero io. O forse no: in principio era qualcos'altro che non ricordo, e questa è la fine.»

 

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Il redattore della cronaca si presenta. In maniera pomposa ma autodenigratoria. O forse no. Chi è in realtà Gioachino Ardytti? Non si sa. Precise sono le notizie storiche su Carlo Gesualdo a cui il lettore può ricorrere prima di iniziare la lettura della Cronaca dell’Ardytti.

Carlo Gesualdo è nato a Venosa l’8 marzo 1566 da Fabrizio II e Geronima Borromeo, sorella di Carlo Borromeo. A 19 anni Carlo pubblica il suo primo mottetto Ne reminiscaris Domine delicta nostra. Muore nel 1613. L'anno della stesura della cronaca.

Ed ora la parola al servitore fedele: «In Gesualdo, il dì 22 agosto dell'anno 1613, giovedì.»

Gioachino e Carlo si conoscono nel convento in cui entrambi soggiornano, il primo a causa della deformità impossibilitato alla carriera ecclesiastica; il secondo costretto da tradizioni nobiliari alla veste talare. Di passaggio nei paraggi della cella del Principe, Gioachino non può fare a meno di rimanere colpito dalla musica che Gesualdo suona quasi di nascosto. Da qui nasce quel sodalizio di cui si è parlato che vede Gioachino farsi man mano ombra del Principe. I due lasciato il convento vivranno nella residenza del Principe a Napoli e nel feudo di Venosa.

Un romanzo che è vero esercizio di letteratura. “Madrigale senza suono” di Andrea Tarabbia

Il romanzo di Tarabbia si inserisce in una collaudata formula letteraria: il ritrovamento del “manoscritto”. Definita la struttura, libri che parlano di altri libri, viene da pensare a Borges. Il dubbio di Stravinskij – che quanto letto non corrisponda a una verità sia storica che umana – sembra giustificare, sebbene di passaggio, l'accostamento allo scrittore argentino inventore diverità letterarie. Il libro di Tarabbia abbonda di invenzioni. Il lettore che legge di Gesualdo e di Stravinskij non può desistere dall'accusare un eccesso di artificio, anche se, soprattutto da parte del compositore russo, oggettivi riporti storici correlano l'invenzione. Non è emozione secondaria apprendere per esempio che Dostoevskij era amico del padre di Stravinskij, con cui è ritratto in una fotografia di cui parla Igor, nato due anni dopo la morte del grande scrittore russo. Ma su tutto pende la preponderanza dell'artificio “gotico e macabro”. Parole dello stesso Stravinskij. Il personaggio che scrive del Principe è qualcosa di più di un servitore, una sorta di anima dello stesso Gesualdo, una sua occulta ombra che non si stacca mai da lui, nemmeno nei momenti più intimi quando il padrone è al bagno o a letto con la moglie o l'amante. Essere antropomorfico più che umano, invisibile più che visibile, cresciuto e sviluppatosi all'interno di una scatola. Forse nel tracciare la figura del servitore fedele, Tarabbia ha voluto rappresentare un doppio già sperimentato in letteratura: rappresentazione della coscienza del “padrone” e della sfaccettatura che frantuma il bene in male e il male in bene. L'artista Gesualdo si sdoppia nell’assassino. Gioachino, ombra dell'artista, sembra tirare i fili dell'equivoco che lega il bene al male assumendosi in prima persona il carico della deformità. Il dubbio già espresso da Stravinskij – che il vero autore della cronaca sia Gesualdo stesso – presume misure e stilemi allegorici. Cos'altro è la scatola se non l'asfissia del nascere e del vivere? Il Musico assassino vive in un castello in cui in ogni minuto angolo si plasma la figura minuscola del servitore, fedele scatola della coscienza. È una simbiosi maledetta e spirituale quella che unisce i due personaggi, capaci di aspirare a nobili sentimenti e capaci dei più efferati delitti. Ma non si uccide semplicemente, la morte avviene sempre per estremi fantastici, per elaborazioni e torture inimmaginabili. L'arte di uccidere, di arrecare e arrecarsi dolore. Solo dolore e morte portano all'arte. Gesualdo vuole superare ogni concepibile altezza espressiva, vuole l'impossibile dai suoi accordi musicali, solo gesti e pensieri estremi possono conferirgli il primato creativo. Tra i vari nomi storici di cui è costellato il romanzo di Tarabbia, figura Torquato Tasso, uomo notoriamente sfortunato e addolorato, invidiato con astio da Gesualdo, non tanto per i suoi risultati artistici quanto per il suo costante dolore, segno della verità dell'arte. Può un uomo che non soffre fare dell'arte? È questa la retorica che informa il romanzo.

Nota è la cronaca reale che fece di Carlo Gesualdo il Musico assassino. Nel 1586 sposa la cugina Maria d’Avalos, amata fin dalla infanzia, e sarà questo l’inizio del suo tormento, una volta che scoprirà la passione della moglie per il duca d’Andria Fabrizio Carafa. Nella notte tra il 16 e il 17 ottobre 1590 i due furono colti in palese adulterio e assassinati. Fin qui il testo segue i fatti storici.

Il titolo dato da Tarabbia Madrigale senza suono, e sottotitolato Morte di Carlo Gesualdo, Principe di Venosa, suona indicativo degli ossimori e dei paradossi in cui si dibatte l'arte: in questo caso la musica senza suono. L'arte sembra procedere per assenze più che per presenze. Gesualdo, contraddetto da Stravinskij, lamenta che la musica non offre suoni sufficienti per lui che vuole andare oltre ogni convenzionata quota espressiva. Ma come raggiungere l'impossibile? Con la Morte di cui parla il titolo: allusa oltre che effettiva, quasi una morte onoraria. In ogni pagina si espande la morte, reale e metaforica, onnipresente perché inventata, come si inventa parossisticamente il male, quando si tratta di rappresentarlo. Ecco l'esercizio retorico del romanzo: l'uomo e l'artista. L'incontro e lo scontro tra vita e arte. L'equilibrio e il contrasto violento. Tra uomo e artista si frappone il Mostro. La deformità regola il patto coll'arte. Lo stesso Stravinskij, artista ben inserito nel mercato dell'arte e nel cosmopolitismo delle tournée, dei teatri e degli applausi, in una sua nota di commento parla di “musica deforme”.

Un romanzo che è vero esercizio di letteratura. “Madrigale senza suono” di Andrea Tarabbia

È difficile sfuggire leggendo il romanzo di Tarabbia a un eccesso di artificio, a una funzionalità della finzione che si prefigge non tanto di disorientare il lettore quanto di ricordargli la circolarità tra inganno e letteratura. Che abbia scelto personaggi storici realmente esistiti, la cosa rivela l'espediente escogitato per dipanare la matassa e renderla esplicita al limite del possibile e dell'orrore. Un antesignano horror. Al turbine incontrollato della creazione degli “impossibili” madrigali composti, o voluti comporre, dal Principe Gesualdo, si contrappone la “metodologia dell'ordine” praticata dal compositore Stravinskij. Si tratta dell'intervento più lungo redatto dal grande musicista russo, ben cinque fitte pagine in cui si articola il benessere dell'arte. Stravinskij scrive che un suo conoscente l'ha definito prima che musicista calligrafo. Perché un tale titolo? Il tavolo di lavoro di Stravinskij offre la risposta:la fila delle boccette d’inchiostro che stavano perfettamente allineate sul lato lungo del mio tavolo da lavoro, insieme alle gomme di varie forme, ai righelli, ai raschietti e ai temperini. «È il tavolo di un chirurgo, amico mio, il tavolo di un chirurgo… dove l’ordine è una possibilità in più che il chirurgo si dà nella lotta contro la morte...

 

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Stravinskij è umano. Allinea penne e matite con non meno ordine con cui ci si appresta a disporre forchetta e coltello per cibarsi e mantenersi in vita. Gesualdo non sa che farsene dell'umanità, non sembra nemmeno che si nutra a tavola, e se lo fa è per mezzo di cibi conditi dal sangue delle mestruazioni della sua amante. È Mostro! Gesualdo non vuole lottare contro la morte, ma rappresentarla come esclusivo capolavoro.

Come si è detto il romanzo di Tarabbia si configura come esercizio di retorica. Esercizio: rito di letteratura.


Per la prima foto, copyright: Jixiao Huang su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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