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Un racconto di guerra e rinascita. “L’apicultore di Aleppo” di Christy Lefteri

Un racconto di guerra e rinascita. “L’apicultore di Aleppo” di Christy LefteriLe api sono un po’ come i personaggi di questo romanzo, resistono alle svariate difficoltà che incontrano durante la loro esistenza continuando a lavorare instancabilmente. Afra e Nuri, i protagonisti di questo splendido libro, sono proprio così: incredibilmente forti, coraggiosi e perseveranti. Non si sono lasciati abbattere dal mondo anche quando tutto intorno a loro stava crollando in pezzi ma hanno guardato avanti per uscire dal buio in cui la vita li aveva intrappolati.

L’apicultore di Aleppo (traduzione di Laura Prandino edito da Piemme) è un romanzo scritto da Christy Lefteri, la quale ebbe l’ispirazione per questo libro durante il periodo di volontariato trascorso in un campo di rifugiati ad Atene.

Il testo inizia quando Nuri e sua moglie Afra sono ormai arrivati in un B&B a Londra da Aleppo e stanno aspettando di ricevere asilo. Il tempo del racconto non è lineare. L’opera infatti è interrotta dai continui flashback di Nuri che ricorda tutto il viaggio che lo ha condotto fino a quel momento e la vita serena che svolgeva prima dell’inizio della guerra: era figlio di un venditore di stoffe di Aleppo in procinto di prendere in mano il lavoro del padre ma l’incontro con il cugino Mustafa e il mondo dell’apicoltura gli fanno cambiare idea intraprendendo così il lavoro di apicultore.

 

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Poco dopo, nella sua vita fa la comparsa Afra, una singolare pittrice, di cui s’innamora follemente e con la quale crea una famiglia insieme al loro figlio Sami.

«L’anima di Afra era grande quanto i campi e il deserto e il cielo e il mare e il fiume che dipingeva, e altrettanto misteriosa. C’era sempre qualcos’altro da sapere, da capire, e più ne sapevo più mi rendevo conto che non bastava, che ne volevo ancora. Ma in Siria abbiamo un detto: dentro la persona che conosci ce n’è una che non conosci.»

Un racconto di guerra e rinascita. “L’apicultore di Aleppo” di Christy Lefteri

Ben presto però le risa che si sentivano nella loro casa vennero sostituite dal suono assordante delle bombe. Una guerra sanguinosa stava espandendosi nella loro terra facendo diventare cenere tutto ciò che amavano.

Quando la morte infine si abbatte anche sulla sua famiglia, Nuri decide di lasciare la Siria insieme alla moglie e raggiungere Londra dove si trovava Mustafa che era precedentemente partito.

Il viaggio che intrapresero non fu certamente facile, dovettero imbarcarsi su un gommone insieme ad altri uomini donne e bambini per poter arrivare in Grecia, ad Atene. Lì furono ricondotti in campi recintati in attesa del permesso per poter continuare il loro viaggio. Infine costretti a rivolgersi a un contrabbandiere per poter prendere un aereo e raggiungere Londra.

Furono obbligati a commettere crimini, a subire violenze, a perdere una parte di se stessi per poter poi sopravvivere in posto a loro sconosciuto.

Afra e Nuri sono due anime perse che affrontano il dolore cercando rifugio l’uno nell’altra. Entrambi soffrono e reagiscono alla sofferenza in modo diverso: Afra a causa del trauma derivato dalla morte del figlio non riesce più a vedere, mentre Nuri in contrapposizione vede un bambino immaginario che rappresenta proprio quel figlio che entrambi hanno perso.

“Accanto a me un uomo disse: “quando appartieni a qualcuno che non c’è più, allora chi sei?”

Un racconto di guerra e rinascita. “L’apicultore di Aleppo” di Christy Lefteri

Alla fine del viaggio però quando tutto intorno a loro sembra non avere più senso, quando il dolore gli sembra insopportabile e pensano di non avere più niente da dare o da ricevere, la vita li sorprende facendogli nascere un sorriso e arrivano così alla comprensione che possiedono ancora i ricordi e che quelli nessuna bomba e nessuna guerra potrà portarglieli via.

«I ricordi mi balenano davanti agli occhi: la casa di mio padre sui monti, suo nonno che spalma il miele sul pane caldo, i sentieri che ci portavano nel bosco dove le api trovavano i fiori, il tempio a sua madre e quel sorriso scintillante, il modo in cui ce ne stavamo senza protezione negli apiari con le api attorno a noi, la faccia triste di mio padre […] tutto mi scorre davanti agli occhi come se stessi per esalare l’ultimo respiro.»

 

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Ciò che colpisce di L’apicultore di Aleppo è l’acume con cui si parla della guerra, il modo diretto e senza giri di parole con cui l’autrice ci mette di fronte una realtà innegabile. Non ci sono momenti di pausa o di riso. È una lettura che porterà alla commozione più di una volta.

Christy Lefteri ha saputo creare una storia e dei personaggi unici e indimenticabili.

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