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Un padre violento e una mamma che non vuole vedere, crescere in una famiglia malata

Un padre violento e una mamma che non vuole vedere, crescere in una famiglia malataLa professione del padre (Keller, 2019 – traduzione di Silvia Turato) è stato il settimo romanzo di Sorj Chalandon, giornalista e scrittore molto noto in Francia, dove il libro è uscito nel 2015.

Nato a Tunisi, Chalandon è stato impegnato come inviato speciale per diversi anni nei luoghi caldi del mondo, dalla guerra civile in Irlanda del Nord degli anni Settanta-Ottanta a quella libanese, ricevendo diversi premi per i suoi reportage. A partire dal 2005 si è dedicato prevalentemente alla narrativa, trasferendo nei suoi romanzi parte delle esperienze vissute in precedenza, come nel pluripremiato La quarta parete (Keller, 2016 – traduzione di Silvia Turato) che è ambientato durante la guerra civile libanese.

 

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Nel caso de La professione del padre ci troviamo invece in una cittadina di provincia francese, dove Émile, un fragile tredicenne sofferente d'asma, vive con i genitori un'esistenza a dir poco sconcertante. Il padre infatti lo picchia con qualsiasi pretesto, la madre assiste passivamente e non fa alcun tentativo di difendere se stessa e il figlio dalle intemperanze del marito, in una cupa abitazione dove non può entrare nessuno: non ci sono parenti o amici da frequentare, non è possibile invitare i compagni di scuola a fare i compiti o a giocare insieme.

Un padre violento e una mamma che non vuole vedere, crescere in una famiglia malata

Émile non sa nemmeno che lavoro eserciti suo padre, André Choulans, che non ha orari regolari e che vanta un passato da cantante, campione di judo, eroe di guerra, spia e amico intimo del generale De Gaulle, tanto da non poter riempire la casella del formulario scolastico con la dicitura "professione del padre". Siamo però nel 1961, la Francia è alla prese con la questione algerina e André Choulans un giorno decide che De Gaulle ha tradito il Paese rinunciando all'Algeria, per cui deve essere assassinato. Émile, nonostante la mancanza assoluta di amore e i maltrattamenti che subisce, nutre quasi una forma di ammirazione per quel padre che crede coinvolto in un gigantesco complotto, fino a compiere delle mosse azzardate per assecondarlo.

A dispetto di quest’angosciante vissuto, il ragazzo riesce però a sottrarsi col tempo al clima di follia familiare, grazie anche a un talento naturale per il disegno che lo porterà a studiare Belle Arti e a intraprendere la professione di restauratore: suo figlio Clément potrà compilare senza problemi la casella del formulario scolastico.

Un padre violento e una mamma che non vuole vedere, crescere in una famiglia malata

La professione del padre è un romanzo veramente duro, che colpisce il lettore con la forza di un pugno nello stomaco. Si fa davvero fatica a immaginare che in una famiglia possa albergare tanta violenza, ma la sensazione peggiore viene dal pensiero che Chalandon ha scritto questo romanzo subito dopo la morte di suo padre, raccontandoci una vicenda che è purtroppo in larga parte autobiografica, come lo scrittore ha ammesso nelle interviste rilasciate in Francia nel 2015, anno della prima pubblicazione.

 

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Se la figura del padre appare fin dalle prime pagine come quella di una persona pesantemente disturbata, ciò che forse lascia l'impressione più negativa in assoluto è però il comportamento della madre, del tutto incapace di difendere non solo se stessa, ma anche e soprattutto il figlio, dalla violenza: una donna che subisce, che non protesta mai, che non fa il minimo tentativo di andarsene, rimanendo fino alla fine a fianco del marito. Risulta perciò ancora più eroica e commovente la disperata resistenza di Émile, la sua lotta quotidiana per non essere sopraffatto e poter aspirare a un'altra vita, quella in cui dichiarare a scuola La professione del padre possa non essere un problema per suo figlio.


Per la prima foto, copyright: Michel Labeaume su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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