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Un padre e la morte di sua figlia. “Tutti i bambini tranne uno” di Philippe Forest

Un padre e la morte di sua figlia. “Tutti i bambini tranne uno” di Philippe ForestPuntata n. 42 della rubrica La bellezza nascosta

 

«So che funziona così in tutte le famiglie dove c’è un bambino. Eppure penso che la coscienza della malattia non sia estranea alla correttezza con cui Pauline adopera i tempi grammaticali e manovra le concordanze. D’istinto, è precisa. Una bambina che sa di avere il tempo contato non confonde passato, presente e futuro. “Ciò che è” non è più “ciò che è stato”, e nessuno sa “ciò che sarà”. Conosce perfino i sottintesi del condizionale, il baratro discreto che separa “quel che sarà” da “quel che sarebbe”. È capace d’immaginare ciò che sarebbe stato.»

 

La natura ha delle leggi, o almeno questo è quello che la vita ci porta a credere; fa dei movimenti, sposta vite e decide della morte. Poi capita, nel bel mezzo di un viaggio, che un movimento contro natura ti invada, ti sommerga, ti costringa alla resa. E poi un giorno, tua figlia sorride e respira e gioca sul pavimento guardandoti e provando ad attirare la tua attenzione, il giorno dopo tua figlia è malata, ha un cancro, qualcosa la sta consumando, mangiando, spezzando, e magari è ancora sul quel pavimento e continua a guardarti sperando che tu possa fare qualcosa, ed è in quel punto lì che ti si sfalda qualcosa dentro, è per via di quell’impotenza lì e della maniera impossibile di spiegarla. Ci sono momenti che valgono una vita intera, che fanno da spartiacque e, quando questi momenti sono imbottiti di tenebra, ciò che resta è spesso un cumulo di macerie, un mucchio di qualcosa che non riconosci più e che sembra non esserti mai appartenuto. Diventi estraneo al mondo, al quotidiano, straniero al senso di una vita che senza avvertirti ti ha scarnificato a forza di dolore.

 

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Un padre e la morte di sua figlia. “Tutti i bambini tranne uno” di Philippe Forest

Philippe Forest è nato a Parigi nel 1962, il suo romanzo Tutti i bambini tranne uno è stato ripubblicato in Italia da Fandango libri, con la traduzione a cura di Gabriella Bosco.

Philippe Forest è un professore universitario, ha una moglie e una bellissima figlia di nome Pauline. La sua esistenza scorre serena fin quando la piccola Pauline non inizia ad avere dei problemi. Dopo alcuni accertamenti il responso è terribile, la piccola figlia di Forest ha un cancro. Inizia così questo viaggio, in cui lo scrittore ci confessa tutto quello che ha sofferto, vissuto e sentito, durante il calvario che ha portato sua figlia verso la morte, all’interno di pagine dense e piene e potenti che non lasciano scampo.

«Nella vita reale i bambini muoiono raramente. Nei libri il fatto è ancor più improbabile. Gli scrittori si ritraggono di fronte a ciò che parrebbe richiedere solo silenzio, mai che si sentano all’altezza di forzare i confini di quell’indicibile. È uno scandalo che fa tacere ogni metafisica. Al confronto, qualsiasi dramma assume movenze da abile minuetto. Fuffa, robetta, paccottiglia: lo spleen, l’angoscia fenomenologica, l’esperienza interiore, la pena d’amore, l’ambizione frustrata... Anche la donna più colta e sensibile farete fatica a commuovere, se è una madre colpita nella persona di suo figlio. Tutta la commedia umana appare come una messa in scena leziosa. E il serraglio romantico viene subissato di fischi. La posta aumenta. Ci vorrà una bella alzata d’ingegno per raggiungere quelle lettrici fino all’estremo di dolore dove talvolta le conduce la realtà.»

Un padre e la morte di sua figlia. “Tutti i bambini tranne uno” di Philippe Forest

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Forest prende sua figlia e la fa diventare di carta, come lui stesso ci dice; ci racconta, senza risparmiarci nulla, la malattia e la sofferenza, la sorpresa e il dolore che si prova nell’impossibilità di poter fare qualsiasi cosa. Lo fa con una lingua piena e forte e sapiente, e con delle pagine dove mischia la sua esperienza personale, con esperienze di altri scrittori famosi che si sono trovati davanti alla perdita di un figlio. Il titolo del libro Tutti i bambini tranne uno è una citazione del libro Peter Pan di Barrie, dove dice: tutti i bambini tranne uno crescono. E quello che risalta maggiormente è la lucidità con cui lo scrittore riesce a portarci in quel pezzo della sua vita, rendendoci partecipi e facendoci sentire tutto il terrore e la paura nello scoprire che la vita sta andando contro se stessa.

«Il girotondo è finito. I bambini si mettono in fila per due. Devono tornare in classe, prepararsi per il refettorio, la siesta, i giochi pomeridiani. Su invito della maestra dicono arrivederci a Pauline, le danno appuntamento a dopo le vacanze. Agitano la mano, poi si voltano e salgono insieme i gradini piastrellati della scala. Invidiosa, triste, rassegnata, lei contempla la loro partenza verso il precipizio chiassoso e colorato della vita, dove non li accompagnerà.»

Un padre e la morte di sua figlia. “Tutti i bambini tranne uno” di Philippe Forest

Un romanzo che non è un romanzo, un libro che è una confessione sulla vita e sulla morte e sull’ingiustizia che l’esistenza, alcune volte, ci costringe a sopportare. Non esistono vie di fuga, sono pagine che ti inchiodano alla lettura, che ti avvolgono e che ti tagliano, che ti sussurrano e che poi, improvvise, gridano, facendoti trasalire. Un libro forse non per tutti, ma di tutti e terribilmente necessario.

«Gli occhi si sono aperti ma non si può dire se quello che lasciano vedere sia ancora uno sguardo. Le pupille si arrestano tra le ciglia, poi si rovesciano verso l’interno del cranio. Quegli occhi parlano ancora…»

 

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Tutti i bambini tranne uno crescono, e chi non cresce, nel libro di Barrie, è Peter Pan, che resta bambino a vita e vola sull’isola che non c’è, ma qui, quando un bambino non cresce, muore e, quando muore, ciò che lo circonda diventa precipizio, desolazione, terrore. Alcuni eventi possono instillare nei sopravvissuti un senso di fine, la voglia di non proseguire; la morte può far impazzire, può destabilizzare e spezzare legami che sembrano solidi, perché mischia le coordinate, crea scompiglio e ciò che rompe non si può riparare. Un giorno vedi un sorriso che il giorno dopo diventa una smorfia sofferta, un giorno ti prepari a dire addio, e quello dopo ti accorgi che quell’addio si è portato via la parte più importante di te.


Per la prima foto, copyright: pan xiaozhen.

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