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Un mondo che non annoia. “Certe fortune” di Andrea Vitali

Un mondo che non annoia. “Certe fortune” di Andrea VitaliCerte fortune non capitano tutti i giorni. Così come quella di leggere un libro del genere. Andrea Vitali ci regala ancora le avventure del maresciallo Enrico Maccadò, un uomo tutto d’un pezzo, devoto al lavoro e alla famiglia. Il sottotitolo Allarme rosso a Bellano: un toro, noleggiato per ben altri scopi, a causa di una maliziosa imprudenza semina feriti come se piovesse ricorda tanto una novella di Boccaccio. Ed è proprio in questa maniera che si dipana la vicenda. Una rocambolesca avventura collettiva in un paesino di provincia, dove il pettegolezzo è moneta sonante.

 

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Siamo a Ombriaco, piccola frazione di Bellano, sul lago di Como, negli anni del debutto fascista. Mario e Marinata Piattola sono nella loro casa ad attendere tal Gustavo Morcamazza, bergamasco, proprietario di un toro da monta. Il piano della donna è di sfruttare la protuberanza elefantiaca dell’animale per ingravidare in poco meno di tre giorni un’esorbitante quantità di vacche. Così Benito viene messo nella stalla, mentre in casa si discute sugli ultimi dettagli. Una lunga lista di allevatori è nelle mani dei coniugi, già ricchi nella testa.

Ma ovviamente le cose non vanno come dovrebbero. Si mettono in mezzo le due sorelle Pecorelli, zitelle, pettegole come poche: la Marinata le ha avvisate proprio per spargere la voce dell’abominevole bestia e loro, spinte da una curiosità spropositata per il sesso opposto, complice il ricordo di una monta lontana e il digiuno continuo, decidono di avvicinarsi alla stalla del bove, punzecchiarlo, stimolarlo. Il toro, il quale non ha le corna, tocco di classe di Vitali, ovviamente si imbestia e riesce a rompere le catene e fuggire. Così decidono di raccontare che una delle due lo ha incontrato ed è rimasta ferita. Il racconto del postino quando arriva al negozio delle due cade a pennello.

Un mondo che non annoia. “Certe fortune” di Andrea Vitali

Intanto il Morcamazza se n’è andato a portare due maiali a un montanaro-erborista, tale Primo Smorto, e finisce per rimanerci tre giorni, rischiando pure di morire per un male al ginocchio: il poveretto non si fida a farsi curare dall’eremita ed ecco che si infila nei guai da solo. Intanto la moglie del Maccadò, Maristella, pesta la testa per aprire al postino e finisce in ospedale. Tale Fracacci, fattosi aiutare, andrà poi dal giornalista del paese, Fiorentino Crispini, che non perde la soffiata. Per fortuna che in ospedale c’è Suor Anastasia, che la accudisce in tutto e per tutto, mentre il primario Bombazza, un brav’uomo, è ossessionato da una particolare operazione alla testa e quindi tenta in ogni modo di trovare un paziente che possa esservi sottoposto. Non ci si riesce ad annoiare un attimo.

C’è poi un austriaco che arriva con il traghetto rinchiuso a chiave in bagno, non si capisce bene se in fuga o che altro. E il corpo della Milizia, il Partito, capitanato dal Tartina, o Bortolo Piazzacampo come preferisce lui, che cercano di farsi valere e sminuire l’Arma dei Carabinieri, mentre il suo secondo Memo Cagaia tenta di soffiargli il posto.

Un mondo che non annoia. “Certe fortune” di Andrea Vitali

Queste vicende che si susseguono una dietro l’altra nel meraviglioso paese lacustre vengono intrecciate minuziosamente. Vitali usa capitoli brevi, a volte anche di una sola pagina, per far sì che il lettore possa seguire ogni filo dell’opera. Un espediente che rende la lettura oltre che leggera, gustosa e divertente. Perché è davvero improbabile che qualcuno in questo mondo si annoi. Soprattutto grazie ai vari “spin off” che ci sono, come, tra le altre già citate, la vicenda del povero appuntato Misfatti che durante le ferie (siamo a luglio) continua a correre in caserma per poter evitare in ogni modo i lavori domestici che la moglie s’inventa. E così schizziamo da una parte all’altra del paese, tra i letti d’ospedale con Maristella fino alla vicenda amorosa della Biavetta innamorata del Breghi.

Del toro infatti non si racconta molto. È quasi come se fosse stata la vittima sacrificale per poter far evolvere tutte queste storie una dietro l’altra.

 

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Ernesto Maccadò non è protagonista soltanto di Certe fortune (Garzanti). L’autore lo ha già utilizzato in altri suoi lavori, come ad esempio in Nome d’arte Doris Brilli, del quale inserisce con l’aiuto di una cartolina, inviata appunto dalla suddetta Brilli, il motto che rispecchia tutto il libro: «Non c’è fortuna che non abbia un prezzo, ma spesso è un prezzo che conviene pagare.»


Per la prima foto, copyright: Hans Eiskonen su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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