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Un modo visionario di scrivere. “Fiore d’agave, fiore di scimmia” di Irene Chias

Un modo visionario di scrivere. “Fiore d’agave, fiore di scimmia” di Irene ChiasNarrazioni strutturate su più livelli, apparentemente slegati tra loro ma in realtà interconnessi, una Sicilia magica e arcaica contrapposta a quella odierna in cui abbandono, arretratezza e disoccupazione rappresentano il pane quotidiano. È di questo che parla Fiore d’agave, fiore di scimmia di Irene Chias, da poco uscito in libreria per Laurana Editore.

Il libro consta di due parti, la prima intitolata Romanzo femminile siciliano, a sua volta strutturato su due livelli, e la seconda contenente invece il racconto Fiore di scimmia.

La protagonista di ambedue i racconti è Adelaide Dattilo, scrittrice di origine siciliana trasferitasi a Milano, autrice di storie fantastiche e distopiche dallo scarso successo editoriale, che il fidanzato Simone trova raccapriccianti. Spinta da Max, il proprio agente letterario a scrivere «Un romanzo femminile siciliano», ovvero un romanzo rosa che possa riscuotere successo, e interrogandosi su cosa si intenda esattamente per romanzo femminile siciliano, Adelaide decide di recarsi nel paese siciliano natio della nonna, Sant’Angelo Muxaro, in modo da poter trovare lì la giusta ispirazione.

 

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Inizia così la stesura di un racconto di amori, passioni e antichi segreti familiari che ruotano intorno alla figura di Adelasia, un personaggio da lei inizialmente molto distante, ma che lentamente finirà sempre più per somigliarle. Non è una coincidenza infatti che Adelaide e Adelasia siano due varianti dello stesso nome. Mentre Adelasia, distrutta dal tradimento del fidanzato Marco con la sua migliore amica, riuscirà alla fine a ritrovare se stessa grazie alla magia che si respira in quell’antica terra, riuscendo persino a risolvere un segreto familiare, Adelaide si ritroverà a dover fare i conti con il proprio passato e la sua vita subirà un’evoluzione. L’incontro con i parenti Gueli e quello con una misteriosa vicina che si fa chiamare Genova le regaleranno infatti una nuova consapevolezza di sé e di ciò che la circonda. Genova è il nome che questa donna misteriosa ha deciso di portare in ricordo dei fatti del G8. Vive a Sant’Angelo da poco meno di dieci anni. Prima «faceva l’insegnante precaria, poi, quando la scuola è diventata un’azienda ha mandato tutto affanculo e ha preso la strada della precarietà vera». È attraverso la sua voce che nel romanzo vengono evidenziate le contraddizioni del presente, il fatto che viviamo immersi in un sistema centrato su un consumismo esagerato e su un surplus di produttività ai limiti della sostenibilità.

Un modo visionario di scrivere. “Fiore d’agave, fiore di scimmia” di Irene Chias

Il libro inizia con una storia sull’editoria, sul senso dei generi letterari e sulla scrittura, ma finisce col mettere l’accento sulla povertà del meridione italiano. Parecchio interessante è la riflessione espressa da Adelaide sulla condizione femminile e sui pregiudizi che da sempre la connotano, così come sul ruolo delle donne all’interno della società.

«L’idea che mi sono fatta è che la scelta dell’editore, del lettore e spesso anche del critico, e l’accoglienza da loro riservata al testo siano viziate dalla cognizione del sesso dell’autore. Quindi, essendo femmina, adesso scriverò di cose da femmina nel modo che ci si aspetta dalle femmine».

 

Basti solo rammentare che in passato le donne per poter scrivere ed essere pubblicate erano costrette a utilizzare pseudonimi maschili. Chias sembra quindi proporsi di far riscattare le donne, dando loro voce e spazio maggiore, dato che persino oggi il sessismo continua a dominare incontrastato e la società continua a essere per molti versi ancora maschilista.

Il romanzo è pieno di riferimenti alla storia d’Italia fatta di luci e ombre e alla Sicilia in un gioco di rimandi tra passato e presente, che lascia trapelare come poche cose siano in fondo cambiate. La Sicilia seppur bella, continua ad essere terra di arretratezza e disoccupazione: «A mà, avi deci anni ca sugnu senza travagghiu» afferma deluso uno dei personaggi. Una terra incapace di offrire lavoro ai propri abitanti che spesso per sopravvivere sono costretti a emigrare e dove persino la perdita di un parente anziano viene vissuta come un dramma economico, poiché con la sua morte viene a mancare la pensione e quindi al dolore per la scomparsa del caro subentra l’ansia di non arrivare economicamente a fine mese.

Un modo visionario di scrivere. “Fiore d’agave, fiore di scimmia” di Irene Chias

La seconda parte del libro, Io e la scimmia, è un racconto fantastico e disturbante, una sorta di spin off della prima storia, dato che in molti passi la richiama. Si tratta di una storia con sempre protagonista Adelaide e la sua passione per i bonobo, una specie appartenente alla scimmia antropomorfa: «Quella dei bonobo, l’ultima tra le grandi scimmie a essere individuata e studiata, è una società matriarcale egalitaria in cui le femmine formano forti alleanze mirate a inibire e controllare l’aggressività maschile e in cui i rapporti sessuali, in svariate combinazioni, a eccezione dell’incesto genitore figlio/a, svolgono molte funzioni sociali e sostituiscono la violenza». Chias individua in questa specie l’emblema dell’alleanza al femminile e dell’emancipazione.

 

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Con Fiore d’agave, fiore di scimmia Irene Chias propone un modo visionario di scrivere romanzi con uno stile che pagina dopo pagina incalza il lettore spinto dalla curiosità di scoprire a quali riflessioni condurrà il filo intrapreso dall’autrice.


Per la prima foto, copyright: Donald Giannatti su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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