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Un mare che non conoscevo: “La frivolezza del cristallo liquido” di Irina Turcanu

UN MARE CHE NON CONOSCEVO: “LA FRIVOLEZZA DEL CRISTALLO LIQUIDO” di Irina TurcanuMentre leggo un libro vivo una strana sensazione, quando sono presa della mia lettura mi sento come un nuotatore con la testa sott’acqua, lì scorre tutto veloce, sono lì per seguire il filo e mentre gli occhi zigzagano tra le righe mi sento leggera e sono sicura di essere immersa nel mio elemento. Poi ad un tratto per poter andare avanti mi tocca prendere aria, e allora piego leggermente la pagina dell’apnea, guardo il suo numero all’angolo sinistro in basso e giuro di tenermelo a mente. In quel momento insorgono mille domande e sono presa da desideri contrastanti.

Ho voglia di vita vera, ma poi torno alla vita che ho appena letto, questa volta zigzagando tra i pensieri e vorrei che lo scrittore di quella vita fosse accanto a me per darmi quell’aria che mi sono sentita mancare, per capire il perché voglio ricominciare a sentirmi in apnea.

Quando ho letto il secondo libro di Irina Turkanu, mi sono tuffata dentro un mare che non conoscevo.  “La frivolezza del cristallo liquido” è un thriller psicologico a tratti toccante, che incalza e poi si ferma come se stesse lì ad attendere di risponderti in una boccata d’ossigeno.

 

Perché il tuo secondo libro s'intitola "La frivolezza del cristallo liquido"?

Il titolo racchiude in sé il senso ultimo della narrazione. Partendo dal principio che bontà e cattiveria, nell’essere umano, non possiedono confini invarcabili, questi due estremi si mescolano proprio come gli elementi di un cristallo liquido, formando un equilibrio frivolo. Gli eventi, le circostanze, l’esistenza stessa, spezzando questo equilibrio, possono far scendere l’essere umano verso un estremo o l’altro. Aderisco, sicuramente, alla corrente di pensiero che reputa l’uomo essenzialmente cattivo e reso buono dalle pressioni esterne.

 

Marta la protagonista è una ragazza di soli 16 anni che vive in Moldavia una vita difficile. Perché hai scelto di far parlare una ragazza che è nata in Moldavia, poco lontano dalla terra dove sei nata?

La scelta è avvenuta in base a due motivazioni: la prima, il mio romanzo d’esordio ha come protagonista una ragazza romena, e questo fatto ha condotto molti verso il pensiero che fosse autobiografico. Non ne fui felice. La seconda ragione è il parco che funge da spettatore tacito nella storia che con il suo nome, La valle delle Rose, mi evocava la giusta immagine e un ottimo contrasto. E si trova a Chisinau. Moldavia, storicamente, era parte della Romania, quindi, nell’essenza, ho parlato ancora della mia terra.

 

Com'è nato il tuo secondo libro? Hai pensato prima alla vicenda o ai personaggi?

È nato scrivendolo. Né la vicenda, né i personaggi. Solitamente, quando scrivo un romanzo entro in uno stato di trance, chiamiamolo così, in cui i personaggi iniziano a muoversi attorno a me e a raccontarmi la loro storia, divenendo io un medium, un tramite. Io mi sento loro, sono loro. Inizialmente, quindi, non ho uno schema e nemmeno so cosa andrò a scrivere con precisione. A conclusione della prima stesura, però, ricostruisco tutti i passaggi, il messaggio ultimo, i personaggi, la struttura stessa, per verificare la compattezza e la coerenza. Poi inizio la seconda stesura. E la terza. O quante sono necessarie.

 

Uno scrittore prima di scrivere una storia deve conoscere molto approfonditamente i suoi personaggi, Marta, Florin, Vica sono solo alcuni dei nomi che popolano il tuo romanzo. Chi sono? Che ruolo hanno nella “Frivolezza del cristallo liquido”?

Marta, Florin, Vica, ma anche gli altri, li ho conosciuti strada facendo. Ho approfondito la loro esistenza scrivendo, ascoltandoli. E sono le figure chiave della storia. Marta, la protagonista, è quel tipo di ragazza – che, per me, popola anche il mondo Occidentale, solo che non se ne rende conto – alla ricerca spasmodica dell’altro, del completarsi dell’affetto, dell’amore stesso. Le mancano, però, gli strumenti per svolgere una giusta ricerca. Florin, il fratello di Marta, rappresenta, benché evidenziate con forza alcune caratteristiche, l’esemplare maschile di una società maschilista. Vica, la madre, è la donna castrata nell’anima dalla società che offre poco spazio al genere femminile. A Oriente, che si tratti d’Europa o di altri continenti, questa suddivisione di ruoli e generi, sulla scia del maschio che domina, è evidente e palese, ma, benché più subdola e sottile, non è estranea nemmeno nel resto del mondo, a mio avviso.

 

In ogni thriller la violenza s'insinua tra le pagine lentamente, nel tuo romanzo si chiama Sandu, perché un uomo appartenente alle forze di polizia sconvolge la storia di Marta?

È un contrasto anche questo. Sandu, nella sua veste ufficiale, è colui che protegge, ma nella sua natura è ben lontano da questa funzione. Solitamente, le violenze sulle donne hanno come esecutore una figura vicina e allo stesso tempo “affidabile”. È il padre, il marito, lo zio, il fratello, per la maggior parte delle volte. E questa rappresenta una ragione per cui Sandu appartiene alle forze di polizia. La seconda, invece, è di denuncia, definiamola così. La denuncia della corruzione che esiste, in modo sì evidente nell’Est Europa, e dilaga in ogni strato della società, senza scrupoli o eccezioni.

 

La testa di una rana fasciata di cotone, le previsioni piene di paura di veggenti stregone, voci telefoniche rauche e allusive, sono solo alcuni dei presagi che lentamente s'insinuano nella vita di Sandu. Perché? A cosa servono gli indizi nella scrittura di un thriller?

Sinceramente e senza falsa modestia, non so scrivere thriller. E non li leggo per il piacere della lettura. Quello che cercavo era il ritmo. Un ritmo calzante. Gli indizi da te citati servivano per anticipare, giocare con il tempo della narrazione, raccontare il finale senza esplicitarlo. Più che la creazione del pathos, nella mia mente, si trattava di infrangere, in un certo senso, i limiti e le regole della storia, o meglio, proprio del tempo della storia.

 

Parlaci della vicenda, come hai pensato al tema del tuo romanzo?

Non mi definirei femminista, ma nutro un grande senso di ribellione nei confronti del maschilismo. La violenza fisica credo sia il gesto più emblematico della dominazione maschile. E se il maschilismo mi rende ribelle nell’animo, la violenza contro le donne (statisticamente parlando, le cifre sono davvero esponenziali) non trova una giusta terminologia per descrivere il sentimento che fa nascere dentro di me. Da qui l’esigenza di parlare di questo tema, del quale, a mio parere, si parla sempre troppo poco e anche se si parlasse tanto, non sarebbe mai abbastanza, a meno che questo fenomeno, la violenza, non venisse eliminato. Scivolo nell’utopia, però.

 

Hai ambientato la vicenda in uno spazio e in un tempo ben precisi facendo spesso uso del flashback, come se in un flusso di pensieri la protagonista volesse avvolgere con la sua storia il suo lettore. Che rapporto hai coi tuoi lettori? Chi è per te il lettore di un thriller?

C’è una siepe, per citare un’immagine nota, che mi separa dai miei lettori. Quando scrivo non li vedo, colpa della siepe. Alla pubblicazione, ho continuato a non vederli, causa ancora della siepe. E ciò, secondo me, avviene per una semplice ragione. Mentre scrivo, il romanzo mi appartiene, ma appena gli viene stampato un codice ISBN, appartiene a loro. Non nego, vorrei mi soccorresse Edward mani di forbice (è così che si chiama uno dei personaggi di Depp, giusto?) e liberasse l’orizzonte, per dar voce e volto a chi mi legge, così potrei rispondere in modo esaustivo anche alla tua seconda domanda, ossia chi è per me il lettore di un thriller. Fornisco loro la mia email, con immenso piacere.

 

Irina quali sono i tuoi progetti per il futuro? Se stai lavorando ad un nuovo libro ci dai qualche anticipazione?

Sono in fase di ultima stesura del quarto romanzo e, con esso, sono tornata nuovamente nella mia terra natale, la Romania, per parlare di un argomento molto noto all’Occidente, ossia Ceausescu. Anche in questo caso il ritmo è calzante, alcuni brividi, quindi non so se è un thriller. E nonostante l’ambientazione, rispecchia in modo evidente un denominatore comune sia dell’Italia sia della Romania, che non vi anticipo, ma vi invito a scoprirlo tra le pagine del romanzo. 

 

Grazie e buon lavoro Irina.


Irina Turcanu è nata il 24 giugno 1984 a Gura Humorului (provincia di Suceava, nel nord della Romania). Irina emigra nel 2001 in Italia, dove consegue la maturità a Piacenza e nel 2008 si laurea in Filosofia a Milano con una tesi sul grande filosofo romeno Emil Cioran. Oggi scrive per giornali e riviste italiani. “La frivolezza del cristallo liquido” è il suo secondo romanzo.

 

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