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Un libro per raccontare la violenza domestica ai ragazzi

Un libro per raccontare la violenza domestica ai ragazziDa qualche parte in Polonia, in una zona residenziale di nuova costruzione dove le strade portano nomi allegri, una bambina trascorre il suo tempo in un nascondiglio fra gli alberi. Spinto dalla curiosità, un ragazzino poco più grande la sorprende e pian piano viene coinvolto nel mondo spaventoso e magico di lei.

Una bambina in fuga dalla realtà troppo difficile per lei da sopportare e un bambino coraggioso e leale affrontano una ordinaria storia di violenza domestica trasformata in un'avventura stregata.

Un tema, quello della violenza domestica, che i libri destinati ai lettori della fascia d'età fra i 10 e i 14 anni di solito non trattano, privilegiando trame fantasiose impiantate sull'intrattenimento che possono anche sconfinare nella violenza, ma evitano quel tipo di violenza che esiste nella vita reale.

 

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La casa di un altro mondodi Małgorzata Strękowska-Zaremba (Mondadori, traduzione di Raffaella Belletti e illustrazioni di Daniel de Latour) è infatti un libro per ragazzi fuori dal comune, sia per il soggetto molto attuale che affronta con molto coraggio, sia per l'approccio che consiste in una trama forte, una miscela sapiente di elementi magici e di altri perfettamente concreti, e nell'elevato livello lessicale e concettuale della narrazione che invece di volersi adeguare forzatamente all'età dei lettori vuole loro insegnare i canoni della buona letteratura.

Partendo dall'affermazione ormai universalmente accreditata, ossia che i traduttori sono anche i lettori più attenti e meglio documentati dei testi che traducono, per saperne di più ho rivolto alcune domande a Raffaella Belletti, la traduttrice di La casa di un altro mondo e di una vasta gamma di altri titoli da più lingue all'italiano.

Un libro per raccontare la violenza domestica ai ragazzi

Finora La casa di un altro mondo non è stato recensito in italiano, o per lo meno non sono riuscita a trovare nulla che lo riguardasse. Di conseguenza non ho potuto trovare notizie della sua autrice tranne quelle indicate da Mondadori sulla scheda del libro. Sfortunatamente non conosco il polacco che mi permetterebbe l'accesso alle fonti originali, quindi chiedo a lei di presentarla meglio.

La letteratura per l’infanzia polacca è poco conosciuta in Italia[1], dove da qualche tempo comincia però a fare timidamente capolino. A questo proposito mi fa piacere ricordare due bellissimi libri che ho tradotto e che sono usciti di recente: L’anima smarrita del premio Nobel Olga Tokarczuk (Topipittori 2018) e L’incredibile avventura dei 10 calzini fuggiti (4 destri e 6 sinistri) di Justyna Bednarek (Salani 2019). Speriamo che a poco a poco gli autori polacchi (non solo quelli per ragazzi), che non hanno mai goduto di grande popolarità nel nostro paese, diventino più familiari al pubblico italiano.

Małgorzata Strękowska-Zaremba (1960), finora sconosciuta in Italia, è una bravissima scrittrice di libri per bambini e ragazzi molto amata in Polonia, dove tra i piccoli lettori sono popolarissimi i volumi che hanno per protagonisti il Terribile Maciuś e il piccolo Filipek. Autrice prolifica (per rendersene conto basta dare un’occhiata al suo sito, dove anche chi non conosce il polacco può scorrere l’interminabile lista delle sue opere), ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Dotata di una fantasia inesauribile, scrive libri nei quali la realtà quotidiana diventa teatro di storie fantastiche, che divertono e fanno riflettere al tempo stesso.

 

So che ha amato questo romanzo, che cosa in particolare l’ha convinta, avvicinata di più?

Il libro mi ha affascinato fin dalla prima lettura. A colpirmi particolarmente è stata la capacità dell’autrice di trattare un tema difficile come quello delle violenze domestiche sui bambini con una grazia davvero rara,attraverso l'efficacissima metafora della casa vittima di una magia cattiva e la mescolanza di elementi di vari generi: la favola, l'horror e il libro di avventure. Se l'idea della casa animata sembra attingere al folklore slavo e alla casa sulle zampe di gallina della strega Baba Jaga, la visione della realtà in cui tutto (porte, orologi, campanelle e così via) vive di vita propria ricorda il "realismo magico" polacco, quel filone letterario nel quale ogni elemento della realtà, anche il più banale, si trasforma nel frammento di un universo più grande. A questo proposito sono significativi gli inizi di quasi tutti i capitoli, che descrivono oggetti e cose. Un esempio per tutti: «Ci sono ombre panciute, gobbe, dritte e curve. Ci sono ombre sghembe, tondeggianti e spigolose. Ombre con il naso all’insù, come quella di Daniel, e ombre con i capelli ricci, come quella di Marysia. Nelle giornate coperte si nascondono nell’ombra delle nuvole, mentre in quelle molto calde si sdraiano a terra come gatti pigri. A volte sono lunghe, a volte corte, ma ci sono sempre. Scompaiono soltanto all’Equatore, nel luogo in cui i raggi del sole compiono il viaggio più breve verso la Terra» (p. 63). Inoltre, mi sono piaciute molto le illustrazioni di Daniel de Latour, che commentano passo passo la storia usando solo tre colori (nero, bianco e giallo).

Un libro per raccontare la violenza domestica ai ragazzi

È un testo raffinato, con un lessico alto, ricercato; è stato difficile restituirlo in italiano?

Il lessico, come dice, è alto e ricercato, ma inserito in uno stile essenziale e scabro, funzionale a una storia in cui nulla è scontato o prevedibile, in cui ogni termine ha un valore preciso e non c'è niente di superfluo. La difficoltà maggiore è stata quella di rendere questo stile essenziale restituendo nella lingua d’arrivo la semplicità e al tempo stesso la complessità di ogni parola, senza banalizzare e senza cedere alla tentazione di “spiegare”, di “arricchire” il testo originale.

 

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So che traduce anche dal ceco e dall'inglese, l'elenco delle sue traduzioni occupa ormai diverse pagine, dunque ha di che scegliere: quali altri libri per l'infanzia e per l'adolescenza consiglierebbe fra quelli che ha tradotto, e perché?

Partiamo dal polacco. Oltre ai due libri che ho citato prima consiglierei senz’altro Le cronache del grande regno di Dorota Terakowska (Salani 2006), che si può definire un “fantasy di formazione” con un intreccio riuscitissimo e atmosfere assai suggestive.

Tra i cechi raccomando vivamente (ma credo che purtroppo sia esaurito, perciò i più volenterosi dovranno andare in biblioteca) Edudant e Franzimor di Karel Poláček (Mondadori 2000), scrittore morto ad Auschwitz, autore per adulti che di quando in quando sconfinava felicemente nella letteratura per ragazzi: il libro è una favola piena di fantasia i cui due protagonisti sono una sorta di Sussi e Biribissi boemi.

Tra gli inglesi consiglio i libri di Anne Fine (Qualcosa in comune, Salani 1999; Più si è meglio è, Salani 2005 e Quell’arpia di mia sorella, Salani 2009), di un’ironia graffiante, e la saga di Redwall di Brian Jacques, della quale ho tradotto sette libri e alla quale mi lega un profondo affetto (considero persone di famiglia gli animali che ne sono protagonisti).

Infine per quanto riguarda i russi (perché sì, traduco anche dal russo), consiglio La valigia delle carabattole di Ljudmila Petruševskaja (Orecchio Acerbo 2010), bislacco e originalissimo.

 

Quali sono le caratteristiche, secondo lei, che rendono un libro per l'infanzia di qualità?

Difficile trovare un criterio che si adatti ai tanti generi compresi nella definizione “letteratura per l’infanzia”. Comunque credo senz’altro che, oltre al saper fare presa sull’attenzione del piccolo lettore con una storia appassionante, una qualità fondamentale sia la capacità di mostrare la realtà come qualcosa di mai scontato o banale, di presentare il mondo (che si tratti di un’avventura nei Mari del Sud o di una storia ambientata in un monolocale) come se lo si vedesse la prima volta. Poi credo sia importante uno stile originale (ancorché semplice), una ricchezza lessicale che permetta di godere quasi “tangibilmente” ciò che si legge e riferimenti – anche non espliciti – alla letteratura del passato. Insomma, qualità formale e ricchezza di contenuto.


Per la prima foto, copyright: Lenin Estrada su Unsplash.


[1]Chi voglia farsene un’idea può leggere gli interessanti contributi di Monika Woźniak, professoressa associata alla  Sapienza ed esperta di letteratura per l’infanzia: file:///C:/Users/39331/Downloads/Favole_da_un_paese_lontano.pdfe http://www.lcm.unige.it/ricerca/pub/24/11WOZNIAK.pdf.

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