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Un libro giallo piacevolmente raffinato. “La notte, di là dai vetri” di Hans Tuzzi

Un libro giallo piacevolmente raffinato. “La notte, di là dai vetri” di Hans TuzziQuale ambientazione migliore, per commettere il crimine perfetto, della notte più profonda, quando tutti dormono e regna la sovranità del sonno e dell’oblio? E se, ne La notte, di là dai vetri, qualcuno lasciasse distrattamente dei minimi indizi che, però, non sfuggiranno al commissario Norberto Melis? Come ci mostra Hans Tuzzi, nessun reato è perfetto, perché il criminale si porta sempre dietro le tracce delle proprie motivazioni e della propria persona, tracce che corrispondono alle impronte digitali del suo cuore, per cui da esse sarà possibile, con arguzia e sensibilità, risalire poi per riportare la luce su ogni caso. In questo libro giallo piacevolmente raffinato, Hans Tuzzi ci stupisce con garbo, presentandoci tre storie differenti, che hanno in comune l’impossibilità di essere crimini ideali in quanto sempre smascherabili, sempre personalizzati dalla mano del criminale, che si distingue come un lieve marchio: solo l’occhio pacato e attento di Melis lo potrà individuare.

Siamo nella Milano del 1982, i Mondiali di calcio vengono vinti dall’Italia, e in quella stessa notte si verifica il primo caso per il nostro commissario: un capo ultras viene trovato ammazzato con un colpo di pistola alla schiena e uno in fronte. Ecco i primi indizi, che però hanno bisogno di essere contestualizzati, capiti, inseriti in un quadro più preciso. È la storia personale a contare. E per addentrarsi in questo mondo confuso di sentimenti dove nulla è linearmente chiaro, la sensibilità spiccata del nostro commissario può fornirgli le intuizioni adatte per ricomporre una storia il cui finale è lì a mostrarci quanto le apparenze ingannino. Il mondo malato del calcio politicizzato, la malavita e i tradimenti non sempre bastano a rivelare le verità più intime.

 

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Due anni dopo, il secondo caso comincia tenendoci immediatamente col fiato sospeso: due bambine milanesi sono scomparse da casa nel cuore della notte, e la disperazione dei genitori cresce assieme alla nostra apprensione. Eppure, di lì a poco, veniamo a scoprire che non sarà quello il caso in questione. Infatti, le due bambine vengono ritrovate poco dopo, spiegando come, per voler giocare, si erano perse. Sembra dunque che tutto sia ritornato a posto, ma non è così. Nei giorni successivi, i genitori allarmati si rivolgono di nuovo alla polizia per via di un dettaglio inquietante: le due bambine continuano a fare ripetutamente lo stesso incubo, causato da ciò che hanno visto durante quella notte. Starà a Melis chiarire la natura di questi incubi e dei racconti: è solo una storiella inventata dalle bambine per attirare l’attenzione, o c’è una base di verità nei fatti descritti? Come destreggiarsi al confine tra fantasie e realtà, come interpretare gli indizi, quando tutto ciò che si ha sono le parole di due bambine?

Un libro giallo piacevolmente raffinato. “La notte, di là dai vetri” di Hans Tuzzi

Infine, Hans Tuzzi delizia il lettore con un gioiellino finale, un caso del passato, che ci viene illustrato con una patina di racconto, facendoci vagare con l’immaginazione in un tempo che non è quello in cui si svolge la narrazione. Sembra quasi un romanzo nel romanzo, in cui al giallo s’intreccia la vicenda di una donna e dei suoi due spasimanti. Il narratore è questa volta Franco, marito di un’amica della compagna di Melis, il quale, con pathos, rivela come nella villa ligure da lui acquistata e in cui i due sono ospiti per la Pasqua del 1986 aleggi un mistero. Si narra che in quella villa, infatti, vaghino di notte gli spiriti dei due spasimanti, intrappolati per sempre nel luogo che li ha visti morire negli anni Trenta. È il come siano stati ritrovati i due cadaveri a incuriosire Melis, assieme alla sua instancabile indole da investigatore. In questa vicenda che potrebbe essere un romanzo a sé, solo l’aiuto di uno scrittore, Edgar Allan Poe, può diventare la chiave per dipanare ogni mistero insoluto e che, ancora una volta, rivela l’inaspettato.

Il filo conduttore che lega i tre racconti è la raffinatezza di un protagonista che non è altro che il riflesso della raffinatezza dello scrittore. Il commissario Melis diventa dunque la controfigura di Hans Tuzzi. Un giallo che si rende amabile anche a chi di solito non apprezza questo genere. Un libro che innanzitutto merita un elogio per la forma con cui è scritto, misurata e armonica, tripartita e alternata. Un crescendo intelligente che fa pensare a una sorta di tesi-antitesi-sintesi, chiudendosi con una storia del passato che si stacca dalle precedenti e le esalta, conferendo al libro intero una patina sognatrice e lasciandoci sospesi con delicatezza in un’aurea quasi onirica, la cui ambientazione ideale non poteva che essere la notte. Un colpo da maestro, che mostra come Tuzzi non voglia semplicemente puntare sulla tensione narrativa, ma voglia arricchire il tutto con una spolverata di sapienza formale, come un talentuoso direttore d’orchestra.

 

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La notte, di là dai vetri risulta dunque un romanzo posato e ragionato, privo di parabole mirabolanti e, forse proprio per questo, di gran qualità. Un romanzo sensibile ed elegante che ci mostra come il crimine abbia le sue regole, dettate sempre, nel profondo, dai moti dell’animo umano.


Per la prima foto, copyright: Todd Diemer su Unsplash.

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