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Un libro che ti rimane dentro. “Facciamo che ero morta” di Jen Beagin

Un libro che ti rimane dentro. “Facciamo che ero morta” di Jen BeaginFacciamo che ero morta di Jen Beagin (Einaudi, traduzione di Federica Aceto) è un libro che ti rimane dentro per due motivi: per il bellissimo personaggio di Mona, la protagonista del romanzo, e per l’ironia e la sottile vena comica che percorre tutta la narrazione anche lì dove non dovrebbe esserci.

«Facciamo che ero morta» era la frase che Mona diceva al padre prima di buttarsi in piscina fingendo di annegare affinché lui la salvasse. Ora Mona ha ventiquattro anni, fa la donna delle pulizie nelle case dei ricchi di Lowell in Massachusetts, un grande senso dell’humor e la consapevolezza della propria solitudine. Ha alle spalle un’infanzia dura e dolorosa e aspetta ancora di essere salvata. Tra una pulizia e l’altra, tra una macchia da togliere via e un pavimento da lucidare Mona mette tutta se stessa nel soddisfare i suoi clienti e rendersi indispensabile, perché conosce tutti i trucchi del mestiere e ogni angolo di quelle case per lei non ha segreti. Tutti i martedì presta servizio di volontariato distribuendo kit di siringhe pulite ai tossici. E proprio in uno di questi martedì incontra Mister Laido, come lei lo ha battezzato, un uomo strano, tossicodipendente, alto, con i lunghi capelli un po’ sporchi e un libro sempre in mano. Ed è proprio questo che attrae Mona, e sembra che lui sia attratto da lei.

 

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Comincia così una storia un po’ bizzarra nella quale entrambi si mettono in gioco in uno scambio reciproco di emozioni; una storia breve che finisce troppo presto per fa sì che Mona possa superare il dolore facilmente. Decide così di abbandonare tutto ciò che aveva costruito, poco in verità, e di cambiare vita così come un giorno le aveva suggerito Mister Laido. Si trasferisce in una casita de adobe a Taos, nel deserto del New Mexico, un rifugio di fricchettoni e nullafacenti, e qui comincia a reinventare la sua vita aiutata anche da una serie di strani personaggi. C'è la coppia new age anglo-giapponese formata da Nigel e Shiori che Mona soprannomina Yoko e Yoko non riuscendo a decidere quale dei due dovrebbe fare la parte di Lennon. C'è la sensitiva Betty, che colleziona inquietanti bambole e scatti rubati del suo ex marito. C'è anche un giovane gay non dichiarato, Gesú, lo zio del quale vorrebbe che si fidanzasse con Mona. Potrebbe esser un buon inizio per una nuova vita, ma il passato ritorna e ritorna nella forma che Mona avrebbe preferito non incontrare, quella del padre Mickey un uomo che le ha segnato l’infanzia e per il quale aveva inventato quel gioco «Facciamo che ero morta». Ora per lei è arrivato il momento di non fingersi più morta ma di ricominciare a vivere.

Un libro che ti rimane dentro. “Facciamo che ero morta” di Jen Beagin

Un romanzo originale e di forte impatto emotivo, Facciamo che ero morta è un viaggio affascinante attraverso la solitudine che porta alla riscoperta di sé. Perché come dice a un certo punto del romanzo Mister Laido:

‹‹Non pensare alla solitudine come ad una forma di assenza. Se ci fai caso, la solitudine la puoi sentire nel corpo, come la fame. Permettile di farti compagnia››.

 

Ed è proprio la solitudine la caratteristica di tutti i personaggi del romanzo, fragili e imperfetti, ma che non si arrendono di fronte alla vita che li ha provati. Ci aiutano a riflettere sul male di vivere, sulle sue difficoltà, sulla depressione, sui toni grigi della vita, ma anche sulla forza e sul coraggio del cambiamento.

Un libro che ti rimane dentro. “Facciamo che ero morta” di Jen Beagin

Su tutti spicca il personaggio bellissimo di Mona, una giovane donna dalla personalità complessa, con un senso dell’umorismo tagliente che tende all’autodistruzione e all’autocommiserazione; una donna che ama scattarsi fotografie in pose strane e inquietanti che rivelano la capacità di guardare oltre se stessa e oltre la realtà che la circonda. Perché siamo tutti imperfetti, ed è proprio questa imperfezione che ci rende umani. Lo sa bene Mona che ha a che fare ogni giorno con l’imperfezione delle case che pulisce e con quella dei suoi datori di lavoro che nascondono nei cassetti, negli armadi, sotto il letto le proprie fragilità. Mona non ha a che fare solo con polvere e macchie, con calcare e unto; ogni giorno tocca con mano le vite degli altri, la parte nascosta, i vizi da nascondere come si nasconde la polvere sotto il tappeto. E lei è brava a scovare la polvere.

 

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Con una scrittura che cattura pagina dopo pagina Jen Beagin ci accompagna in un viaggio affascinante alla scoperta di sentimenti e emozioni che empaticamente sentiamo e facciamo nostri. Mona è un po’ tutti noi che ogni tanto vorremmo far finta di essere morti per non vedere e non sentire, con gli occhi chiusi e il cuore al riparo dal dolore, ma con la speranza di essere salvati.


Per la prima foto, copyright: Aricka Lewis su Unsplash.

Per la terza foto di Beowulf Sheehan, la fonte è qui.

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